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La farfalla nei dipinti: simbolo di nuova vita

Di Laura Corchia

Nell’antichità classica si credeva che, alla morte di un uomo, la sua anima uscisse dalla bocca. Sui sarcofagi tale credenza è simboleggiata da una farfalla che abbandona la crisalide.

L’uomo è stato sempre affascinato dalla trasformazione che subisce la farfalla. Nel passaggio da bruco a crisalide, egli ha voluto scorgere l’immagine della trasformazione spirituale. Il termine greco psyché designa l’anima, ma significa anche farfalla. Per questo motivo, la giovane Psiche narrata da Apuleio viene sovente raffigurata con ali di farfalla.

Nell’immaginario cristiano, questo insetto è emblema di resurrezione e di salvezza proprio in virtù del suo percorso. Infatti, nelle mani di Gesù Bambino e della Madonna allude proprio all’anima risorta.

La farfalla è spesso raffigurata nelle nature morte nordiche barocche. Tra meravigliose composizioni di fiori o tra le tavole imbandite, la farfalla simboleggia la lotta tra il bene e il male. La salvezza e la resurrezione si contrappongono al peccato, spesso simboleggiato dalle libellule o dalle mosche. Accanto a questi insetti, spesso è raffigurata una clessidra, che scandisce il passare del tempo e travolge inesorabilmente le cose materiali. Qualche volta, nelle nature morte compare anche un teschio, richiamo alla vanità e alla caducità della vita umana.

Un’opera celebre è Giove pittore di farfalle, eseguita da Dosso Dossi tra il 1522 e il 1524. La figura è accompagnata da Mercurio e da un’altra figura che sopraggiunge in maniera quasi improvvisa. La divinità compie una complessa torsione, portando il dito alla bocca per invocare il silenzio. Giove, ritratto con una brillante veste rossa, sembra quasi non accorgersi di ciò che accade dietro di lui.

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L’immagine della farfalla è presente anche in un’opera dipinta da Pisanello: il Ritratto di Principessa conservato al Louvre e datato 1435-40. L’identità della fanciulla è sconosciuta ma l’ipotesi più accreditata è che si tratti di Ginevra d’Este, sposa di Sigismondo Malatesta e assassinata in giovane età dallo stesso marito, innamorato di Isotta degli Atti. L’insetto è ancora una volta simbolo di resurrezione. Il ritratto fu probabilmente commissionato postumo da Niccolò o Lionello d’Este per commemorare la morte prematura della congiunta.

 

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