Il volto inedito di Lucio Fontana nei suoi ambienti spaziali

di Roberta Gianvincenzi

Dal 21 settembre 2017 al 25 febbraio 2018 la fondazione Pirelli HangarBicocca di Milano ospita la mostra gratuita “Lucio Fontana. Ambienti/Environments”, realizzata in collaborazione con Fondazione Lucio Fontana e curata da Marina Pugliese, Barbara Ferriani e Vicente Todolì.

La mostra si svolge all’interno di un’ala della suggestiva fabbrica riadattata, cui si accede oltrepassando un altro spazio espositivo e uno scuro e solenne sipario. Qui sono state ricostruite singolari stanze e corridoi, che occuparono l’artista dalla fine degli anni ’40 fino alla sua morte. Parlo di “ricostruzione”, giacché non esistono gli originali di tali vani: Fontana, infatti, li abbatté al termine delle varie esposizioni per cui erano stati realizzati. Il ripristino è stato quindi preceduto da  un intenso e lungo studio delle fonti, che ha permesso di ridare vita a particolari ambienti in cui emergono «sfalsamento percettivo fisico e visivo dello spazio, riduzione dei colori alla monocromia, centralità della luce al neon o di Wood», contenuti fondamentali della ricerca di Fontana sullo Spazialismo.

A introdurre il percorso è la Struttura al neon, la stessa riprodotta anche al Museo del Novecento, realizzata in occasione della Triennale di Milano del 1951. Tutt’intorno, e attraverso un lungo corridoio avvolto nel buio, sono sparse le piccole casupole nere contenenti, appunto, gli “Ambienti spaziali”.

La mostra ci fa scoprire un volto inedito di una delle personalità più celebri dell’arte contemporanea italiana. Si viene letteralmente trascinati in una realtà ludica e, allo stesso tempo, onirica, claustrofobica, che ci rende  partecipi dell’opera in prima persona. La singolarità del percorso espositivo risiede proprio nella sua capacità di condurre anche il visitatore adulto e più integerrimo in uno stato di puerilità che lascia poco spazio a dotte elucubrazioni, almeno sul momento. Si tratta di luoghi/non-luoghi “interattivi”, al cui interno è possibile camminare su pavimenti di gomma nera molleggiati, “scalare” dune rivestite di moquette scivolosa in un corridoio illuminato da neon rossi, scontrarsi con un altro visitatore nell’Ambiente spaziale “Utopie” (realizzato per la XIII Triennale  di Milano del ’64) alla luce fioca proveniente da una serie di fori verdi sulla parete, o anche imbattersi in volti sconosciuti e imbarazzati in uno degli stretti e alienanti corridoi del labirintico Ambiente spaziale a luce rossa. Anche osservare la scultura in cartapesta e vernice fluorescente (1948-49), le cui forme sono distinguibili soltanto grazie a lampade di “luce nera”, può diventare un’esperienza assolutamente inaspettata, soprattutto se si pensa all’atmosfera inevitabilmente lontana dagli abituali musei, dove la luce predomina e si adatta alle più varie tipologie di opere.

Ambiente spaziale a luce nera, 1948-49

Il percorso, disposto in ordine cronologico, si chiude con un’imponente sala bianca il cui soffitto è costituito da una ragnatela di neon verdi e celesti accecanti, intervento ambientale cui si giunge attraverso una prospettiva a cannocchiale e  che diventa subito un locus amoenus, dopo il buio tagliente del tratto precedente.

Per chi conosce lo Spazialismo di Lucio Fontana solo attraverso i tagli e i buchi su tela, questa mostra, unica nel suo genere, invita lo spettatore a riflettere sul  genio artistico ancora innovativo del maestro e lascia altresì un senso di piacevole spensieratezza, quasi come alla fine di un percorso avventuroso in un lunapark per bambini.

Fonti di energia, soffitto al neon per “Italia 61”, Torino, 1961

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