Tutti pazzi per Tintoretto: a Venezia la mostra che che fatto conoscere il grande pittore

A Venezia, una grande mostra celebra il Tintoretto a 500 anni dalla nascita. Qui ripercorriamo la sua carriera artistica.

A cura di Angela Stefani

500 anni dalla nascita di Jacopo Robusti detto il Tintoretto (1519-1594) e Venezia da avvio alle celebrazioni con la doppia mostra di Palazzo Ducale e delle Gallerie dell’Accademia (7 settembre 2018 – 6 gennaio 2019) per la curatela di Roberta Battaglia, Paola Marini e Vittoria Romani. Fiore all’occhiello, la collaborazione internazionale con la National Gallery di Washington per non parlare delle grandi tele presenti a Palazzo Ducale arrivate dal Prado di Madrid e dal Kunsthistorisches Museum di Vienna. Le grandi, grandissime tele sono esposte a Palazzo Ducale, ma la sede delle Gallerie dell’Accademia non è da meno con il tesoro tintorettiano de ”Lo schiavo liberato”. Questa seconda sezione è tutta incentrata sulla formazione e l’affermazione del Tintoretto. Ad essa ha certamente contribuito il convegno “La giovinezza di Tintoretto” del 2015 organizzato dalla Fondazione Giorgio Cini il cui titolo richiama le ricerche fondatrici di Rodolfo Pallucchini e a cui anche la mostra fa eco titolando l’esposizione “Il giovane Tintoretto”.

Proprio a Pallucchini si deve la riabilitazione delle opere del pittore veneziano e l’individuazione dei suoi lavori giovanili, operazione che ha salvato l’artista dalle mordaci critiche longhiane. La produzione del Tintoretto però non era nuova ai giudizi negativi basti ricordare il biasimo del Vasari che gli rimproverava «i colpi di penegli fatti dal caso e dalla fierezza piuttosto che dal disegno e dal giudizio». Non dimentichiamo poi la lode, ma con riserva, dell’Aretino, sagace opinionista ante litteram che accusava il Tintoretto di far troppo in fretta. Le figure “dipinte alla brava”, come erano dette allora, erano cioè giudicate poco rifinite e finite sia nella costruzione sia nell’accostamento dei colori. Ma forse la sua era un’opinione di parte dato che lo scrittore era amico, oltre che sostenitore, di Tiziano per cui l’entusiasmo doveva essere trattenuto; da lì in poi il fare troppo in fretta, ma anche il “fare troppo”, diventerà il leitmotiv della critica successiva.

Di fatto la grandezza del giovane Tintoretto sta proprio qui; intendiamoci non nella prestezza quanto piuttosto nell’aver fondato un nuovo modello tra rinascimento, manierismo e barocco e nell’esser stato alternativa alle armonie della pittura di Tiziano. La mostra delle Gallerie dell’Accademia mette in luce proprio questo percorso individuando, tra le opere certe del catalogo del giovane Tintoretto (ovvero nel decennio 1538-1548) un pittore che progressivamente abbandona il robusto naturalismo, la spazialità scandita su differenti piani di profondità, gli accostamenti cromatici della tradizione veneziana. Tutto ciò è sostituito da una pittura fatta di “effetti speciali”, impaginazioni affollate di personaggi con fughe ardite e imponenti diagonali, creazioni dalle particolari tensioni dinamiche, dai contrasti timbrici, dalle soprannaturali illuminazioni che conferiscono grande intensità drammatica. Una strada alternativa rispetto a quella dominante del cadorino Tiziano Vecellio a cui il giovane Robusti approda assimilando la lezione tosco romana data dagli esempi a Venezia e Padova di Bartolomeo Ammanati, Jacopo Sansovino, ma anche dallo stesso Vasari, dal Salviati e dal Pordenone. Notevole rilevanza ebbero anche le incisioni veicolate dai testi a stampa in primis quelli dell’Officina Libraria Marcolini o dai trattati del Serlio, senza contare che Tintoretto, così come i suoi committenti, attinse non solo alla tradizione iconografica, ma direttamente ai testi in volgare come quelli di Pietro Aretino, in piena antitesi al clima regolatore controriformistico.

Il successo di Tintoretto è conclamato con la decorazione per la Scuola Grande di San Marco: nell’ultima sala della mostra campeggia gloriosamente il grande telero con La liberazione dello schiavo che il pittore consegna ai confratelli della scuola giusto quando Tiziano è assente dalla scena veneziana essendo el pintor dell’imperador nel 1548 chiamato in Germania ad Augusta. E forse a Tintoretto dobbiamo anche riconoscere una capacità indispensabile alla sua riuscita dato che fu in grado di ritagliarsi una sua specifica committenza, quella del mondo associativo delle scuole, proponendo prezzi bassi e concorrenziali; affermazione artistica che non scontata e che non riuscì a Lorenzo Lotto che negli stessi anni lasciava Venezia in mano a Tiziano.

Non bisogna dimenticare poi che i luoghi della mostra non sono solo le due esposizioni, bensì tutta la città che fortunatamente è ancora costellata dalle immense tele tintorettiane conservate ed esposte nei luoghi per cui furono realizzate: la Scuola Grande di San Rocco in primis, ma anche la chiesa della Madonna dell’Orto, la chiesa di San Marziale, di San Rocco, della Madonna della Salute e Palazzo Ducale stesso, solo per citarne alcune. Tele che per l’occasione, con il fondamentale contributo di Save Venice, sono state restaurate per la gioia dei visitatori attenti e curiosi che visiteranno Tintoretto in città.

Così, in questo anniversario oltre alla doppia mostra, parafrasando Oscar Wilde ne Il ritratto di Dorian Gray, l’opera del pittore potrà essere colta nello scenario romantico della città per poter impazzire -come Basil- per Tintoretto.

Tutta Venezia era in questi due versi. Ricordò l’autunno che vi aveva passato e un amore meraviglioso che lo aveva spinto ad appassionate, deliziose follie. Lo spirito romantico si trova ovunque, ma Venezia, come Oxford, aveva conservato lo scenario, e per un romantico lo scenario è tutto, o quasi tutto. Basil era stato con lui per, un po’ di tempo ed era impazzito per il Tintoretto.( O. Wilde, Il ritratto di Dorian Gray)

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