La vita che sboccia: il “Ramo di mandorlo fiorito” di Vincent van Gogh

Un ramo di mandorlo fiorito che si staglia sull’azzurro del cielo: il regalo speciale di Vincent van Gogh al nipotino venuto alla luce il 31 gennaio 1890.

di Laura Corchia

La vita che sboccia, sulla tela e nei giorni bui di Vincent van Gogh. Il 31 gennaio 1890, mentre l’artista lotta contro i suoi fantasmi interiori, giunge una splendida notizia: è nato il piccolo Vincent Willem, figlio dell’amato fratello Theo e della moglie Johanna Borger. Così, dall’ospedale psichiatrico di Saint-Rèmy dove è recluso, Vincent mette per un attimo da parte i suoi dolori e i quadri che ritraggono quel triste soggiorno e si dedica ad un’opera nuova, un dipinto da regalare al nuovo nato e ai suoi genitori: un Ramo di mandorlo in fiore

Non è difficile immaginarlo alle prese con tela e colori, mentre con dolcezza e speranza si getta a capofitto in quello che sarà, forse, il gesto d’amore più intimo e puro. In una delle sue lettere scrive: Ho iniziato subito una tela per il figlio di Theo da appendere nella loro camera da letto, una tela azzurro cielo, sulla quale si stagliano grandi fiori di mandorlo bianchi. Il ramo di mandorlo è, forse, il dipinto migliore che ho fatto, quello a cui ho lavorato con più pazienza e con più calma. 

Tanto amore può essere spiegato solo con la gratitudine che Vincent prova per quel caro fratello Theo, sempre così presente nella sua vita, porto sicuro nel quale approdare ogni volta che le tempeste lo trascinano alla deriva. Quel Ramo di mandorlo in fiore, simbolo di speranza e di nuova vita, è l’unico dono che van Gogh può fare per ricambiare lo spiraglio di luce che la nascita del piccolo Vincent gli ha fatto intravedere, un augurio per un avvenire felice e spensierato.

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Lo splendido ramo sembra fluttuare in un azzurro cielo di primavera, con i suoi petali bianchi così delicati ma, al tempo stesso, fatti di pennellate pastose, come se con il loro vigore volessero tenersi saldamente legati alla loro base: una sorta di filosofia che ci suggerisce di tenere la testa verso il cielo ma i piedi saldamente legati alla terra.

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