Il gruppo della Die Brücke: “un ponte verso il futuro”

Dresda, 1905: un gruppo di studenti di architettura dà vita al Gruppo della Die Brücke, un movimento che vuole prendere le distanze dalla tradizione accademica e vuole “gettare un ponte verso il futuro”.

di Laura Corchia

Germania, alba del nuovo secolo. Un gruppo di giovani studenti di architettura decide di rompere con i valori del passato e di dare vita ad un movimento teso a creare un Brücke (ponte) verso un nuovo modo di esprimersi, fatto di una pittura fortemente espressiva, di colori violenti, di linee spigolose e di temi che raccontano il mondo contemporaneo: scene di realtà metropolitana, nudi, ballerine, scene circensi.

Tra i fondatori della Die Brücke vi sono Ernst Ludwig Kirchner (1880-1938), Eric Heckel (1883-1970) e Karl Schmidt-Rotluff (1884-1976), ai quali si aggiunsero poi Max Pechstein (1881-1955), Emil Nolde  (1867-1956) e Otto Müller (1874-1930)Uno di loro, Heckel, suggerisce il nome per il gruppo, ispirandosi ad un passo di Così passò Zarathustra di Nietzsche, scritto filosofico che incita proprio alla ribellione contro la cultura e la morale dominanti.

Convinti che l’arte potesse giocare un ruolo importante nel ricondurre l’uomo moderno a valori incorrotti, Kirchner e gli altri stabiliscono il loro quartier generale in un ex negozio di calzolaio e li, tra morfina, nottate trascorse in giro per la città e incontri sessuali disinibiti, danno vita ad alcune delle loro opere più importanti. Visitano musei, si innamorano delle sezioni dedicate all’etnografia, si dedicano alla xilografia, pubblicano riviste con le quali Die Brücke cerca di parlare al grande pubblico.

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Le loro opere, così diverse da quelle dei colleghi francesi, si caratterizzano per le pennellate dense e pastose, dall’assenza di sfumature, da una nuova attribuzione di significato ai colori: perché un volto non può essere blu o verde? Chi ha stabilito che il brutto non è degno di comparire su una tela?

Ernst Ludwig Kirchner

Giovane talentuoso e fragile, Ernst Ludwig Kirchner è tra i principali protagonisti del movimento della Die Brücke. Appassionato, impetuoso, infaticabile, alterna momenti di grande entusiasmo ad altri in cui la depressione lo attanaglia. La sua parabola artistica è ben esemplificata da tre opere: Marcella (1910), Cinque donne nella strada (1913) e Autoritratto come soldato (1915).  

Marcella è una ragazzina che siede su un letto con le mani incrociate, una giovane prostituta che posa, mettendo in evidenza un corpo acerbo e un volto pesantemente truccato segnato dalla vita. Unico rimando alla purezza è quel fiocco bianco appuntato sui capelli. Anche le Cinque donne nella strada fanno il mestiere di Marcella, sono delle prostitute che attendono i loro clienti sugli squallidi marciapiedi di Berlino. Ma, a differenza della giovane ragazza, sfoggiano degli abiti impreziositi da pellicce di colore verdastro e i loro volti appuntiti sono simili a coltelli. L’ambiente del postribolo torna anche in Autoritratto come soldato, dove il corpo nudo di una donna fa da sfondo alla scena. Il pittore si presenta qui monco: non solo la mano è mozzata ma anche i suoi sentimenti.

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Erich Heckel

Erich Heckel, nelle sue opere abbandona progressivamente il colorismo e dà alle forme una rappresentazione quasi geometrica. La sua poetica è evidente in Giornata cristallina, opera del 1913. Vi è raffigurata una giovane donna dal corpo voluttuoso che fa il bagno immersa in una natura, per contrapposizione, spigolosa. Le nubi, come cristalli pungenti, si riflettono nelle acque azzurre che sono un tutt’uno col cielo.

Emil Nolde

Emil Nolde si unisce al gruppo della Die Brücke a quasi quarant’anni. Ama definirsi un “copista della propria immaginazione”, impegnato nella traduzione visiva di ciò che la sua mente fervidamente produce. Il colore violento, feroce e brutale da vita a composizioni che si rifanno al mondo delle leggende, della sfera religiosa e della natura. Opera emblematica di questo periodo è La ballerina, una figura istintiva e selvaggia che si esibisce animata da una furia cieca e scomposta: la testa reclinata, la bocca spalancata, la chioma nera agitata dalla turbinosa danza, la gonnellina a frange che lascia intravedere le parti intime.

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Con la loro pittura, Kirchner, Heckel, Nolde e gli altri lanciano un grido di allarme e di dolore al mondo che pare essersi addormentato. Un mondo cieco e incosciente, trascinato dalla brutalità degli eventi che in quegli anni stanno sconvolgendo l’Europa intera. I loro colori puri, le loro forme selvagge e primitive somigliano tanto ai disegni dei bambini che, senza malizia alcuna, stanno tentando di parlare al mondo dei grandi.

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