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Fillide e le altre. Le ‘Vergini’ del Caravaggio

Di Laura Corchia

Osterie in cui scorrevano fiumi di vino, bordelli carichi di cortigiane disposte a tutto pur di ricevere qualche quattrino, giovanotti lesti a colpir di spada, osti litigiosi, letti di cardinali riscaldati da nobildonne, garzoni con i cesti carichi di sedano e di frutta. Quando Michelangelo Merisi giunge a Roma, nel quartiere di Campo Marzio c’è di tutto. Il soggiorno romano del pittore ha inizio nel 1592 e si conclude con una drammatica fuga, mentre le guardie danno la caccia all’assassino di Rannuccio Tomassoni, colpito durante una partita di pallacorda.

Ma chi sono le donne che Caravaggio ritrae in moltissime opere? Prostitute. Di volta in volta, le vediamo spogliarsi dai loro sudici panni per vestire quelli della Vergine Maria o di una Santa. Prima fra tutte, Fillide Melandroni. Che nome strano per essere una romana. In effetti, le sue origini sono senesi. Trasferitasi a Roma nel 1593, Fillide affronta l’indigenza e l’emarginazione sociale con l’aiuto della cortigiana Anna Bianchini che, appena tredicenne, la introduce a esercitare l’attività di meretricio. Il nome di Anna Bianchini compare diverse volte nei documenti criminali dell’epoca. Si concede a sarti, macellai e osti.

E le altre due? C’ è Lena, Maddalena Antonietti, romana, nota alle cronache come “donna di Michelangelo”: compare negli ultimi quadri romani, del 1604-1605. Lena proviene da una famiglia di cortigiane e, grazie a Caravaggio, lascia per un istante lo squallore dei bordelli per assurgere agli altari: sarà la la modella per la Madonna dei pellegrini di Sant’ Agostino e per la Madonna dei Palafrenieri.

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La quarta cortigiana e’ Menicuccia, Domenica Calvi, che pero’ non e’ chiaramente rintracciabile nei quadri di Caravaggio. Un documento segnala il pittore intento a lanciar pietre sotto la sua finestra: Menicuccia aveva una casa sontuosa e frequentava personaggi altolocati come il cardinale d’ Este.

Ma cosa fa il Merisi oltre a dipingere? Si riunisce in banda con i giovani del quartiere, passando di osteria in osteria, di bisca in bisca. Tra di loro c’è un architetto e poeta lombardo: Onorio Longhi. Un personaggio di spicco nell’ambiente romano ma che, a giudicare delle risse e dalle zuffe in cui viene coinvolto, preferisce bordelli e osterie maleodoranti ai salotti cardinalizi. Merisi, Longhi e la loro brigata si aggirano nelle strade strette e buie della Roma barocca e ovunque raccolgono denunce. Un pasticcere li accusa di rubare ogni domenica i suoi “bianchi magnari” e una ragazza che vive ai Santi Apostoli dichiara di essere oggetto di canzonette volgari e di schitarrate sotto la sua finestre. Sul verbale si leggerà di un certo “ragazzetto sbarbato di nome Michelangelo, che si dice pittore”.

Proprio in un giorno di scorribande qualunque, Caravaggio vede Fillide per la prima volta. Con l’aria ammiccante, è intenta ad adescare i clienti sotto gli occhi vigili dei suoi protettori. Il pittore, invaghito dalla sua avvenente bellezza offerta a poco prezzo, comincia a frequentarla, talvolta anche come cliente. Spende le sue esigue finanze per godere dei suoi favori “come uno qualunque”. Nel 1957 la ritrae con un ramoscello fiorito tra le mani. In questo ritratto non c’è traccia della vita squallida condotta da quella che oggi potremmo considerare poco più di una bambina. Fillide ha chiome scure e uno sguardo profondo.

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Ma l’opera che viene considerata una vera e propria pietra dello scandalo è la Morte della Vergine dipinta nel 1604. Commissionato da Laerzio Cherubini per la sua cappella in Santa Maria della Scala, il dipinto fu rifiutato dai frati perché Michelangelo aveva “ritratto in persona di Nostra Donna una cortigiana da lui amata” o perché egli “aveva fatto con poco decoro la Madonna gonfia e con gambe scoperte”, “una meretrice sozza degli ortacci”. Si dice che Caravaggio abbia ritratto una prostituta trovata morta nel Tevere. E, in affetti, i segni della morte si leggono sul volto contratto da una smorfia di dolore e si intuiscono dal pallore dell’incarnato, dal ventre gonfio e dal braccio abbandonato.

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Con la sua abitudine a ritrarre le cortigiane in maniera riconoscibile, Caravaggio sceglie di provocare il pubblico e i suo mecenati. Anche nella scelta delle donne, il ‘discolo’ Caravaggio si distingue da altri grandi artisti italiani.

Ma intanto, per il giovane Merisi è giunto il momento di raccogliere in tutta fretta masserizie, tele e colori e di partire. Rannuccio è stato assassinato, in seguito ad un duello scoppiato forse proprio a causa di Fillide, Approfittando di un momento di disordine, Caravaggio aveva sguainato la spada e colpito il rivale.

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Ma, prima di lasciare per sempre l’Urbe, lo spavaldo pittore cercherà, almeno per l’ultima volta, di convincere Fillide a partire con lui.

 

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