Vestire i panni di una divinità o di un eroe: il ‘cripto-ritratto’

di Laura Corchia

Sottocategoria alquanto raffinata e rara all’interno della ritrattistica è il cosiddetto cripto-ritratto, un genere che ha avuto larga fortuna e che attraversa senza soluzione di continuità l’arte europea da Cinquecento all’Ottocento. Si tratta della raffigurazione di una persona sotto le sembianze di una divinità, di un eroe della mitologia o della storia cristiana o di un’allegoria.

Lavinia Fontana, Isabella Ruini come Venere, 1592
Lavinia Fontana, Isabella Ruini come Venere, 1592

Questo filone era stato inaugurato nel Medioevo e nel primo Rinascimento, quando i committenti si facevano ritrarre nei dipinti religiosi vestendo i panni di santi all’interno di scene sacre. Sporadicamente, alcuni pittori hanno voluto autoraffigurarsi all’interno di alcune composizioni. Ne è un esempio il noto ritratto di Golia eseguito da Caravaggio che reca le fattezze del pittore.

Ritratto di Andrea Doria come Nettuno
Ritratto di Andrea Doria come Nettuno

Uno dei cripto-ritratti più noti è il Ritratto di Andrea Doria come Nettuno di Bronzino. Il dipinto si data tra il 1546 e il 1548 ed è ricordato da Vasari. Fu eseguito per Paolo Giovio, amico dei Medici. L’effigiato è riconoscibile dalla scritta posta in alto a sinistra. L’aspetto fortemente scultoreo della figura e l’anatomia sottolineata dalla luce ne mettono in evidenza la forza e la virilità. Il viso appare abbastanza idealizzato rispetto  al più realistico Ritratto di Andrea Doria, realizzato nel 1526 da Sebastiano del Piombo. La fonte di ispirazione viene generalmente indicata in una grande statua di Andrea Doria commissionata a Baccio Bandinelli nel 1528. Bronzino ha guardato anche a Michelangelo, in questo caso alla bellezza scultorea del David. Il ritratto nei panni di Nettuno è una chiara allusione al predominio navale che il Doria esercitò con le sue flotte.

Bronzino, Ritratto di Cosimo de' Medici come Orfeo (particolare).
Bronzino, Ritratto di Cosimo de’ Medici come Orfeo (particolare).

Il Bronzino fu autore di un altro cripto-ritratto: il Ritratto di Cosimo de’ Medici come Orfeo. Con tutta probabilità, è il primo ritratto del duca, eseguito da Bronzino, a destinazione privata. Questo piccolo olio su tavola si data tra il 1539 e il 1540. Il volto di Cosimo ventenne è riconoscibile e si caratterizza per la fisionomia giovanile e la mancanza di barba. La torsione del corpo ricorda il Torso del Belvedere del Vaticano. del giovane è messa in evidenza la muscolatura scultorea incorniciata da un mantello rosso. Il ruolo di Orfeo allude al carattere pacifico e amante delle arti del novello duca. Emerge una sottile sensualità nel ritratto, accentuata dagli oggetti presenti nell’opera: l’arco e il cavigliere della “lira da braccio” alludono rispettivamente agli organi maschili e femminili e il modo in cui il personaggio impugna l’arco evoca una posizione fallica. Ma a chi era diretto il messaggio erotico? Forse alla giovanissima Eleonora, arrivata a Napoli. Il dipinto, esposto negli appartamenti privati del duca, doveva essere forse ammirato dalla sposa. Meno probabile un’implicazione omosessuale del giovane Orfeo, come è stato proposto, poco adatta all’immagine di un duca.

Lavinia Fontana dipinge nel 1592 un bellissimo ritratto di isabella Ruini come Venere. L’effigiata, vedova del Duca Michele Borsellli, veste un abito sottile che lascia intravedere il corpo nudo. Ha nella mano destra la freccia, mentre con la sinistra cinge il capo di Amore.

In tempi più recenti, eseguirono bellissimi cripto-ritratti Gavin Hamilton, artista inglese della fine del Settecento, e il conterraneo Joshua Reynolds. Del primo ricordiamo il Ritratto di Lady Emma Hart Hamilton come Ebe e del secondo citiamo il Ritratto della signora Siddons come musa tragica. In quest’ultimo, l’altera l’aristocratica inglese, in trono come una delle Sibille di Michelangelo, è attorniata da due figure allegoriche poste in penombra, a simboleggiare l’allegoria dell’ispirazione poetica tragica.

 

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