Villa Farnesina: gioiello rinascimentale nella Roma dei grandi artisti

A cura di L’Asino d’Oro Associazione Culturale

Tra le meraviglie della città di Roma, villa Farnesina alla Lungara è forse uno dei più alti esempi di residenza privata cinquecentesca. Vero e proprio capolavoro architettonico del primo Rinascimento, la sua realizzazione si deve al ricco e potente Agostino Chigi, banchiere senese, il quale desiderava possedere una residenza in cui trascorrere il tempo libero, dedicandosi alle arti ed ovviamente al piacere. I lavori per la sua costruzione furono affidati all’architetto toscano Baldassarre Peruzzi che iniziò l’edificazione nel 1505, terminando il tutto in brevissimo tempo. Si trattava in realtà di un progetto relativamente semplice: la villa è infatti assai modesta nelle dimensioni – un corpo centrale con loggiato sul quale si aprono due ali laterali, sviluppandosi poi su più piani – ma di immenso fascino, soprattutto per le importanti decorazioni interne.

La villa divenne fin da subito il simbolo dell’amore del Chigi per Francesca Ordeaschi – sua futura moglie – una fanciulla veneziana di bassa estrazione sociale. Alcuni degli ambienti della residenza onorano infatti proprio il legame con Francesca con temi ispirati all’amore. L’artista più acclamato dell’epoca era Raffaello che, insieme ad alcuni suoi più fidati collaboratori – tra cui Giulio Romano e Giovan Francesco Penni – iniziò i lavori di decorazione della villa, anche in nome della buona amicizia che lo legava al committente. La più riuscita progettazione della residenza, anche se rimasta incompiuta, si trova nella Loggia principale con i raffinati affreschi ispirati ad una delle più romantiche favole del mondo classico, Amore e Psiche, tratta dall’Asino d’Oro di Apuleio.

Gli affreschi furono progettati da Raffaello e realizzati dalla sua bottega nel 1518 e presentano nelle due scene principali sul soffitto il Concilio degli Dei – riuniti per decidere se accettare o meno Psiche tra di loro – e il Banchetto Nuziale tra i due innamorati, rispecchiando le vicende sentimentali del cardinale che stava preparando proprio in quegli anni il matrimonio con la sua amata. Ciò che Raffaello eseguì di sua mano, è la splendida Galatea che trionfa nella seconda Loggia al piano terreno: la leggiadra ninfa è colta tra gli abitatori del mare mentre si allontana, su un cocchio tirato da delfini, dal suo corteggiatore, il gigante Polifemo realizzato da Sebastiano del Piombo. Nella stessa sala è inoltre possibile ammirare il soffitto affrescato dal Peruzzi che si ispirò all’oroscopo di Agostino – una delle grandi passioni del banchiere – realizzando due grandi scene orizzontali con il mito di Perseo e di Callisto, trasformata nella costellazione dell’Orsa Maggiore. Tra gli altri ambienti particolarmente interessanti della villa vi è la Sala da Pranzo posta al piano superiore, che ospitò il fastoso banchetto di nozze di Agostino e Francesca, interamente decorata dal Peruzzi. L’ambiente è detto anche Sala delle Prospettive, poiché su tutte le pareti, intervallato con numerose divinità, è presente uno straordinario paesaggio in prospettiva, che presenta tutto l’antico splendore della tanto celebrata campagna romana. Una curiosità merita di essere menzionata: sulle pareti si possono notare i graffiti lasciati dai Lanzichenecchi durante il sacco di Roma! Da qui si accede alla Stanza delle Nozze, la camera da letto degli sposi, che il banchiere volle far decorare con gli episodi più importanti della vita di Alessandro Magno, tra i quali merita particolare menzione la scena della prima notte di nozze del grande condottiero e della moglie Roxane.

Oltre alla Villa, la proprietà comprendeva l’edificio delle scuderie, disegnato da Raffaello e demolito nel 1808 dopo un lungo periodo di abbandono, una loggia sull’argine del Tevere e un ricco insieme di giardini che davano al complesso l’aspetto di un magnifico “viridario”, paragonato da poeti encomiastici del tempo come Egidio Gallo e Blosio Palladio alle più celebri dimore dell’antichità. Ovunque, nelle sale della residenza di Trastevere, risuona l’eco melodiosa e possente del mondo antico, un mondo di immagini, di simboli e di miti con cui, per volere di un uomo deciso ad emulare i grandi mecenati dell’antichità, ingaggiano un serrato e avvincente confronto Peruzzi e Sebastiano del Piombo, Raffaello e il Sodoma. Il fascino e la particolare suggestione della Villa nascono proprio da questa inscindibile unità tra la prorompente personalità di Agostino Chigi e le magistrali prove architettoniche, pittoriche e decorative profuse da alcuni tra i più grandi ingegni del Rinascimento.

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Bibliografia

  • Christoph Luitpold Frommel, La villa Farnesina a Roma, Volumi 1-2, ed. Franco Cosimo Panini 2003
  • Alessandro Vincenzi, La Villa Farnesina a Roma, collezione “Mirabilia Italie Guide”, ed. Franco Cosimo Panini 2014
  • http://www.villafarnesina.it/
 
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