“La tenerezza nonostante tutto”, narrata in un intenso cortometraggio

Un nuovo emozionante cortometraggio del regista Michele Pastrello sul tema della tenerezza e della fragilità umana.

Un Colore sta là fuori, su campi solitari, che la scienza non può cogliere ma la natura umana avvertire.” Questa frase è da una poesia del 1865 di Emily Dickinson ed è la citazione di apertura del nuovo intenso microfilm emozionale di Michele Pastrello, che vi presentiamo. Il titolo è Teneritia, cioè  tenerezza, e racconta la brevissima storia di un uomo (l’attore è Paolo Bertoncello) diviso tra una vita di dipendenze e sudore ed una “intimità necessaria” che è alla costante ricerca di calore. Questo calore in Teneritia è espresso simbolicamente con un peluche rosa gigante ed è però vissuto come una specie di conflitto interiore che porta il protagonista ad una paradossale implosione esistenziale. L’ “intimità necessaria” che citavamo è la tenerezza, che la poetessa Chandra Livia Candiani definisce: “La tenerezza salva la vita, connette piccolo e grande, aperto e chiuso, appena nato e vecchio, mondi diversi, regni non solo umani. Guardi il cielo e senti quanto sei piccolo, ma sai anche che chiunque lo guarda è il centro dell’intero universo. Stella che guarda stella.”

Il racconto per immagini e senza dialoghi del regista veneto Michele Pastrello – musicato dalle emozionanti note compositore barese Giuseppe Tria (in arte Kisnou) – è tutto in bianco e nero, tranne alcune inquadrature in cui frammenti di colore – simbolicamente – entrano in scena. “Teneritia è la storia di un uomo al limite – spiega il regista – che sembra essere inerme di fronte alla propria vita allo sbando. E però, ogni sera, decide di addormentarsi nelle soffici braccia di un peluche gigante, una specie di regressione che gli permette di portarlo distante dai pensieri avversi, di sentirsi protetto. Con questo bisogno di tenerezza ha tuttavia un rapporto conflittuale, come incapace di rendersi conto dell’importanza che questo sentimento potrebbe avere per salvarlo. E lui, come tanti esseri umani, sceglie la via della negazione, quindi quella del pensiero. L’essere umano ha un dono importante che però spesso non sa governare: quello del pensiero, appunto. – continua Pastrello – Che è utile quando è un problem solving ad un qualcosa di tangibile, concreto, quindi è una elaborazione per una azione o per un atto creativo. Ma è dannoso quando il pensiero non è più attinente ad un qualcosa di ambientale, di reale quindi, ma attinge a deduzioni, stati di stress e, quindi, fondamentalmente a memoria traumatica. In quel caso il pensiero non dà più luogo ad una azione, ma a dilemmi e ipotesi immaginarie che, per le condizioni di cui è fatto il cervello, tendono ad autoalimentarsi e cortocircuitarsi. La legge dell’inerzia in sostanza, per cui un fenomeno si ripete in ugual modo all’infinito, provocando disagi interiori. Sempre se qualcosa non entra a modificare le cose. La tenerezza, vista come emozione a bassa intensità, può essere una possibilità di scoprirsi osservatori dei pensieri, non solo vittime.”

Ecco il cortometraggio, buona visione!

 
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