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La corrente Purista e la riscoperta degli affreschi di Giotto in Santa Croce

Di Laura Corchia

Nell’Ottocento si diffuse una corrente artistica denominata Purismo, che propugnava il ritorno a temi della tradizione del Quattrocento italiano. Nel restauro, i puristi tendevano a riscoprire la pittura del Medioevo e a rifare in stile le parti mancanti.

Il primo di questi restauratori fu  Antonio Marini, pittore specializzato nel restauro di pitture antiche. Egli intervenne sulle pitture di Agnolo Gaddi nella Cappella della Cintola nel Duomo di Prato, annerite dal fumo delle candele e integrate nelle parti mancanti. Successivamente, divenne noto a livello nazionale per la riscoperta degli affreschi di Giotto nella Cappella Peruzzi. Il suo intervento prevedeva la scopertura delle pitture di Giotto, che erano al di sotto dello scialbo, e la integrazione delle parti mancanti e delle moltissime che apparivano abrase e consunte. Intorno al 1950, Leonetto Tintori eliminò le aggiunte del Marini, mettendo in evidenza una pittura sgranata e povera ma, ovviamente, più autentica. Intorno al 1840, Marini venne chiamato ad effettuare alcuni saggi sugli intonaci della Cappella della Maddalena. Nel corso di questo intervento, egli recuperò quel ciclo di pitture murali che Vasari ricordava come una delle opere tarde di Giotto. È opera del Marini la riscoperta del ritratto di Dante.

Giotto, affreschi della Cappella Peruzzi
Giotto, affreschi della Cappella Peruzzi

In quegli stessi anni Quaranta, si decise di spostare i due celebri dipinti eseguiti nel Duomo fiorentino da Paolo Uccello e Andrea del Castagno e raffiguranti i capitani di ventura Giovanni Acuto e Niccolò da Tolentino. Lo stacco fu effettuato da Giovanni Rizzoli, mentre il ritocco pittorico spettò a Marini.

Se quest’ultimo poteva contare sulle sue doti di pittore, il personaggio più celebre fu Gaetano Bianchi, vero e proprio tecnico. Egli perfezionò la tecnica dello stacco ed introdusse molto miglioramenti nelle metodiche allora in uso. Inoltre, era un grande imitatore dello stile antico. Chiamato ad eseguire alcuni saggi di pulitura nella Cappella Bardi, egli riscoprì gli affreschi di Giotto e reintegrò le parti mancanti a buon fresco, secondo la tecnica adottata dal maestro fiorentino. Oltre alle integrazioni, Bianchi inventò totalmente una serie di figure, come il san Luigi d’Angiò che ingannò anche John Ruskin. In seguito, Leonetto Tintori eliminò le ridipinture attraverso lo stacco.

Giotto, affreschi della Capella Bardi
Giotto, affreschi della Capella Bardi

Gaetano Bianchi lavorò anche ad Arezzo: è lui a compiere il primo grande restauro storico conosciuto degli affreschi di Piero della Francesca in San Francesco, tra il 1858 e il 1861.

L’abilità degli artisti fiorentini, capaci di imitare alla perfezione la tecnica e lo stile dei pittori del passato, determinò un fenomeno nuovo: la produzione di falsi. A testimonianza di questa tendenza, si conserva un Ritratto di Gaetano Bianchi eseguito da Giovanni Bastianini: il costume quattrocentesco indossato dal Bianchi e lo stile indurrebbero ad attribuire l’opera ad artisti come Rossellino e Domenico da Settignano, ma l’iscrizione che corre alla base chiarisce ogni dubbio.

 

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