Henri de Toulouse-Lautrec: il manifesto d’autore

di Laura Corchia

“Umile forma d’arte che anche nella sua gloria effimera, poiché il sole lo scolora, la pioggia lo inzuppa e lo macula, il vento lo lacera, corrisponde mirabilmente all’intensità vorticosa delle nostre grandi città”.

(Vittorio Pica)

Considerato il più famoso maestro di manifesti e stampe a cavallo fra Otto e Novecento, Henri de Toulouse-Lautrec eseguì in tutta la sua carriera circa 30 manifesti, tra i quali sono famosi i manifesti pubblicitari di locali parigini (Divan Japonais, Moulin Rouge: Bal Tous les soirs, Aristide Bruant all’Ambassadeurs), che nel tempo hanno reso celebre la loro immagine.

Lo stile sintetico e lineare dell’artista ben si prestava allo stile grafico dei manifesti che, per ragioni tecniche, non consentivano l’uso di una vasta gamma di colori. Le litografie venivano realizzate su blocchi di pietra calcarea inchiostrata. Le immagini venivano poi impresse sulla carta attraverso un torchio manovrato a mano. Lautrec rifiniva le sue opere con la tecnica del “crachis” e con uno spazzolino da denti.

Toulouse-Lautrec: Molin Rouge - la Goulue
Toulouse-Lautrec: Molin Rouge – la Goulue

Il primo manifesto realizzato da Lautrec è Moulin Rouge: la Goulue, datato 1891. Il locale era stato aperto pochi anni prima da Charles Zidler. L’opera aveva la duplice finalità di promozione del locale e delle ballerine che vi lavoravano. Al centro è raffigurata la Goulue che rappresentava la stella del locale. Secondo Le Figaro del 1891, i Parigini, attratti dalla quadriglia che si ballava all’interno, “arrivarono proprio nel momento psicologico in cui la Goulue stava eseguendo un passo impossibile da descrivere: balzi da capra impazzita, rovesciamenti all’indietro da pensare che si sarebbe spezzata in due, voli di gonne”. 

Henri de Toulouse-Lautrec, "Ambassadeurs: Aristide Bruant", 1892, manifesto
Henri de Toulouse-Lautrec, “Ambassadeurs: Aristide Bruant”, 1892, manifesto

Un altro celebre manifesto è Ambassadeurs: Aristide Bruant. Il cantante, assunto come vedette a Les Ambassadeurs, uno dei caffè concerto più chic di Parigi, impose al direttore Ducarre l’affissione di questo manifesto, realizzato con pochi colori e linee sintetiche. Così lo descrive nel 1907 il critico Jules Pigasse: “Il manifesto: una sagoma, due o tre colori. Non c’è bisogno di altro per evocare la nullità ingombrante, volgare e presuntuosa di Bruant, che per qualche anno fu ammirato da pacifici borghesi a cui faceva pagare assai caro il piacere di essere insultati tutte le sere, con molteplici minacce, senza spirito, senza eloquenza e perfino senza convinzione da uno di questi falsi proletari con i castelli e i milioni, la cui razza, per nostra sfortuna, abbonda. Eccolo nella sua uniforme da falso operaio con la sciarpa rossa, che sottolinea con una nota insolente, l’orgoglio di questa maestà ampollosa”. Picasse fa riferimento al nuovo genere inaugurato da Bruant, fatto di canzoni in argot e di battute salaci, rivolte contro i clienti del suo locale, che venivano maltrattati con battute  strofette del tipo: “Oh la la! Che ceffo! Che muso! Oh la la! Che muso che ha!”. 

Henri de Toulouse-Lautrec, Divan Japonais, 1893
Henri de Toulouse-Lautrec, Divan Japonais, 1893

Ma l’opera più riuscita e più nota è Divan Japonais, eseguita nel 1893 per un locale ispirato all’Estremo Oriente, con sete dipinte, lacche e sedie di bambù. Sulla scena è raffigurata la cantante Yvette Guilbert, riconoscibile per i caratteristici guanti neri. Vera protagonista del manifesto è l’elegante figura di Jane Avril, interamente fasciata in un abito nero e accompagnata dal critico musicale Dujardin. La sua figura viene molto apprezzata dalla critica, che la descrive come “slanciata spettatrice dallo sguardo penetrante, le labbra provocanti, e l’alta figura snella, deliziosamente licenziosa. Che eleganza ha, quella squisita creatura nevrotica e nervosa”.

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