Egon Schiele, “La Famiglia”: l’ultima immagine di una famiglia distrutta dalla “spagnola”

Il pittore Egon Schiele dipinse “La famiglia” nel 1918. In quello stesso anno, pochi mesi più tardi, il sogno di quella famiglia appena costituita svanisce per sempre: lui, la moglie Edith e il bambino che aspettavano muoiono a causa dell’influenza spagnola. 

di Laura Corchia

Nel periodo più buio della pandemia si è sentito parlare molto spesso dell’influenza spagnola, un morbo che si diffuse a partire dal 1918 e che, nel giro di due anni, uccise milioni di persone nel mondo, soprattutto giovani. Tra le vittime ci furono anche Egon Schiele, sua moglie Edith e la creatura che la donna portava in grembo.

Egon ed Edith si conoscono nel 1914. Lei, dalla bellezza non convenzionale ma dal fascino ammaliante, è figlia di un fabbro ed è più grande dell’artista di cinque anni. Schiele se ne innamora subito, interrompe i rapporti con Wally e decide di sposarla l’anno successivo, facendone la sua musa ispiratrice. Anche le sue opere riflettono il felice stato d’animo che la vicinanza di Edith gli procura: smette di raffigurare corpi tormentati e sofferti per dedicarsi a temi più intimi e dalla forza più composta.

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L’opera, inizialmente intitolata Coppia accovacciata, raffigura quella famiglia felice che Egon Schiele sogna di costruire. Si tratta di un dipinto proiettato verso il futuro, con il bambino posto ai piedi della madre in un secondo momento, dato che quando l’opera è stata eseguita quando Edith era incinta. Mentre si dedica all’opera, l’artista è completamente ignaro del destino che l’attende ma riesce comunque a trasmettere una sensazione di malinconia e di sofferenza, come se un triste presagio aleggiasse nell’aria. I corpi sono inquieti, stanchi, carichi di tensione emotiva. I colori cupi mettono in evidenza le anatomie sofferte e gettano una luce inquietante su quegli sguardi così persi nel vuoto. Solo l’uomo guarda verso lo spettatore e gli comunica tutto il peso di un triste destino che sta per compiersi.

E difatti, di quella famiglia pochi mesi dopo non resta più nulla. Tre esistenze spazzate via dall’influenza spagnola che raggiunge Vienna e che colpisce prima Edith. 

Egon le resta accanto, prova a curarla e continua a raffigurarla nelle sue ultime opere. In una lettera indirizzata alla madre scrive: “Alla malattia di Edith si è aggiunta la polmonite […] è al sesto mese di gravidanza, la malattia si aggrava ed è in pericolo di vita. Mi sto ormai preparando al peggio”. E il peggio, inesorabile arriva. Edith muore dopo alcuni giorni di agonia e Schiele la raggiunge dopo soli 3 giorni. Aveva 28 anni.

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