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Antonello da Messina: un siciliano dall’impronta europea

di Laura Corchia

“La più bella mano che io conosca dell’arte”

(Roberto Longhi)

Per lungo tempo la figura di Antonello da Messina, benché notissima, è stata avvolta da un alone di mistero.

Ignota resta la data di nascita esatta – ipotizzabile attorno al 1430 – e poco chiara risulta la sua formazione, che probabilmente avvenne nella bottega di Colantonio. Nato in una città estranea alle innovazioni artistiche del Quattrocento, divenne uno dei pittori più celebrati del Quattrocento, grazie alla straordinaria capacità di fondere la luce, l’atmosfera e l’attenzione al dettaglio della pittura fiamminga con la monumentalità e la spazialità razionale della scuola italiana. Innegabile è infatti una forte influenza nordica, in particolare della pittura di Petrus Christus, anche se non è certo che i due si siano effettivamente incontrati.

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Fondamentale per Antonello fu il soggiorno veneziano, avvenuto tra il 1475 e il 1476. Risale a questo periodo il celebre  San Girolamo nello studio. Marcantonio Michiel lo vide a Venezia nel 1529 e scrisse che “alcuni credono che el sii stato di mano de Antonello da Messina, ma li più, e più verisimilmente, l’attribuiscono a Gianes [Jan Van Eyck], ovvero al Memelin [Hans Memling] pittor antico ponentino: e cussì mostra quella maniera, benché il volto è finito all’italiana, sicché par de man de Jacometto”. Questo dipinto colpisce per lo straordinario impianto prospettico, scandito dalle arcate e dalle mattonelle del pavimento. Se la prospettiva denota un gusto italiano, la cura dei dettagli non può non derivare dalla pittura fiamminga.

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Un’altra opera in cui la prospettiva appare magistralmente eseguita è quella raffigurante l’Annunciazione, purtroppo devastata da numerose lacune che ne impediscono una corretta e completa lettura. la stanza in penombra che ospita l’evento sacro si apre in tutte le direzioni, lasciando scorgere anche un paesaggio animato da uomini e animali. Anche i personaggi paiono vivi, concentrati nel loro intimo dialogo.

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Un’altra opera degna di nota è l’Annunciata, dipinta tra il 1475 e il 1476. La sua è un’iconografia particolare, in cui manca uno dei personaggi principali: l’angelo. Ma avvertiamo la sua presenza dalle pagine del libro svolazzanti, come se un improvviso colpo di vento avesse interrotto la lettura della Vergine, il cui sguardo appare turbato e concentrato. Il movimento delle mani racchiude tutto il significato della scena che si sta compiendo: esprime sorpresa, trasalimento, consapevolezza, al punto che lo storico dell’arte Roberto Longhi l’aveva definita “la mano più bella che io conosca dell’arte”.

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I ritratti eseguiti da Antonello racchiudono espressioni enigmatiche e misteriose, pervase da un velo di fascino e di incanto.

Antonello da Messina ha rappresentato un ponte tra l’arte italiana e l’arte fiamminga, tra la razionalità e il descrittivismo, felice connubio tra luce, spazio e amore per i dettagli.

 

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