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Venezia, la magica: le vedute di Canaletto

di Laura Corchia

… Quanto al Canaletto, la sua specialità è di dipingere le vedute di Venezia; in questo genere supera tutto ciò che è mai esistito. La sua maniera è luminosa, gaia, viva, trasparente e mirabilmente luminosa. Gli inglesi hanno a tal punto viziato questo artista, offrendogli per i suoi quadri tre volte di più di quanto ne chieda egli stesso, che non è più possibile comprar nulla da lui.

(Charles de Brosses, da Lettres familières, 1739).

Meta abituale del Grand Tour, Venezia rappresentava nel Settecento una tappa obbligata di moltissimi viaggiatori stranieri. A coloro che arrivavano la prima volta, la città lagunare si rivelava affascinante per la sua architettura unica e per la sua morfologia. I diversi scorci che offriva ad ogni angolo suscitavano uno spettacolo indimenticabile e spingevano molti artisti a cercare di fermarli nello loro opere.

Tra di essi ci fu Antonio Canal, veneziano di nascita, divenuto noto con il nome di Canaletto. Figlio di uno dei più grandi scenografi teatrali, nacque nel 1697.

Il giovane iniziò il suo percorso artistico accanto al padre, ma nel 1720 si iscrisse alla Fraglia di Venezia, la locale corporazione dei pittori, e diede avvio alla sua attività di vedutista. Il suo successo fu immediato e tutti i contemporanei lo celebrarono come uno dei massimi artisti del suo tempo.  I suoi esordi mostrano un gusto scenografico per le vedute e l’utilizzo di gamme cromatiche scure, applicate con un sapiente gioco di chiaroscuri. Queste opere sono caratterizzate da una preparazione di colore rosso cupo sulla quale il pittore dipingeva direttamente.

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Canaletto, Ponte di Rialto,1727

I quadri successivi invece presentano un secondo strato grigio che nel corso del tempo lascerà il posto ai toni del beige e del rosa pallido. La tavolozza si schiarisce e le scene appaiono immerse in un’atmosfera solare e cristallina. I particolari sono indagati con estrema minuzia e si ravvisa una costante attenzione per la rappresentazione dal vero.

L’entusiasmo per le vedute di Canaletto sono espresse da Alessandro Marchesini, il quale disse: “Antonio Canale, che fa in questo paese stordire universalmente ognuno che vede le sue opere, che consiste sul ordine del Carlevari ma si vede Lucer entro el Sole”. 

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Canaletto, Riva degli Schiavoni, 1730

Anche se il maestro non dipinse mai direttamente dal vero, eseguì numerosi disegni e schizzi preparatori ponendosi direttamente di fronte al soggetto. A seconda delle esigenze di rappresentazione, egli usava direttamente più punti focali e, oltre a raffigurare i luoghi più celebri della Serenissima, si soffermò a descrivere le zone più periferiche, con vivaci e piccole figurette che animano le piazze e i canali.

La fama del Canaletto si diffuse rapidamente in tutta Europa e molti si recarono a Venezia per accaparrarsi una veduta da esporre nelle proprie lussuose dimore. Ciò, ovviamente, portò alla nascita di una vera e propria industria, ma le opere del grande maestro si distinsero per la perizia nel raffigurare anche i più piccoli dettagli e per l’utilizzo di colori di alta qualità. La notorietà raggiunta portò il pittore a rialzare il prezzo delle sue opere, tanto che Owen Mc Swiney, nel 1727, scrisse al duca di Richmond che “il tipo è difficilissimo e non fa che cambiare i prezzi ogni giorno; e se si vuole avere un quadro, occorre stare bene attenti a non farglielo capire troppo perché si rischia di rimetterci, sia nel prezzo che nella qualità”. La stessa fonte ce lo descrive come “un uomo avido e ingordo”, capace di estorcere alla gente grosse somme di denaro per un suo quadro.

Canaletto, Canal Grande presso la Chiesa della Salute, 1742
Canaletto, Canal Grande presso la Chiesa della Salute, 1742

Il suo carattere truffaldino ed avaro si giustifica con la notorietà accordatagli dal successo delle sue opere e dalla consapevolezza di essere un artista capace di reinventarsi ogni volta che sul cavalletto una tela nuova prendeva il posto della precedente appena venduta.

Tra le tante opere che egli eseguì, vale la pena soffermarsi su Rio dei Mendicanti, uno dei luoghi più suggestivi di Venezia. Eseguito nel 1723, il quadro mostra un luogo raffigurato con estremo rigore: i suoi edifici pittoreschi, le caratteristiche case con le altane, le facciate macchiate dall’umidità e i panni stesi al sole ad asciugare. L’opera appare come la fotografia di un giorno qualsiasi, con le figure intente alle loro occupazioni di ogni giorno. L’aspetto dimesso e il taglio quotidiano conferiscono alla scena un senso di malinconia e di pacata dolcezza.

Canaletto, Rio dei Mendicanti, 1723
Canaletto, Rio dei Mendicanti, 1723

Nel 1746, Canaletto si trasferì in Inghilterra, dove ottenne importanti commissioni. Durante il suo soggiorno eseguì una serie di straordinarie vedute del Tamigi e di ville per ricchi committenti.

Tornato in patria, morì nel 1768 “dopo lungo compassionevole male”. Pittore celebrato in tutta Europa, lasciò un prezioso insegnamento e rese eterna una città che, ancor oggi, incanta e meraviglia.

 

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