Sandro Botticelli: il pittore della bellezza ideale

di Laura Corchia

“Fiori di velluto sono le sue donne dai lineamenti arcuati, dai lunghi occhi pallidi, le teste languenti sotto il peso di masse d’oro; sciami di farfalle le lineate luci del mare, le foglie minute che avvolgono senza quasi posarvisi gli arbusti abbrividenti ancora del gelo invernale… l’esotica malia dei volti irregolari. il ritmo febbrile e languido dei corpi destano impressioni di musica nell’animo dell’osservatore”.

Con queste bellissime parole, più simili ai versi di una poesia che alla descrizione dello stile di un artista, Adolfo Venturi parla di Sandro Botticelli, artista vissuto nella Firenze del Rinascimento, pittore capace di creare suggestive immagini fatte di “cieli pallidi, scoloriti e limpidi, acque di tenue verde, rose senza splendore, di velo rosa stinto, o di velluto bruno, carni olivigne… o grigie miste d’argento”.

botticelli-primavera

Nato nella città toscana nel 1445, Sandro fu, secondo Giorgio Vasari, allievo di Andrea del Verrocchio, nella bottega del quale si andava formando anche il più giovane Leonardo.

Considerato il più rappresentativo pittore del clima intellettuale dell’età laurenziana, alla metà degli anni settanta diede avvio ad una propria bottega, entrando ben presto nella cerchia dei pittori prediletti dai Medici, condividendone la loro politica culturale e diventano l’interprete di una serie di soggetti di diretta ispirazione letteraria e filosofica.

Le sue opere furono il risultato della progressiva ricerca di una forma il più possibile pura e ideale, resa con il ricorso al disegno e ad una bellezza ideale, di stampo neoplatonico. Le sue figure sono contornate da una linea flessuosa, leggiadra, agile ed elegante, capace di definirle morbidamente e di staccarle dal fondo.

Le delicate anatomie femminili, modulate da una linea dolce e sensuale, popolano i dipinti di Botticelli e danno vita a languide scene religiose o a festosi brani tratti dalla mitologia.

Madonna del Magnificat

Madonna del Magnificat

Appartengono al primo gruppo le numerose opere raffiguranti la Vergine con il Bambino.  Tra tutte, valga come esempio la Madonna del Magnificat, una tempera su tavola eseguita nel 1481. In primo piano la scena è dominata dalla Vergine, dal Bambino e da cinque figure angeliche. In secondo piano è possibile ammirare uno splendido brano di paesaggio, caratterizzato da un ruscello e da dolci colline verdeggianti. La Madre, incoronata da due angeli, porge una melagrana al Bambino, che con la sua manina paffuta l’afferra e rivolge lo sguardo in alto. Straordinaria è la resa dei tessuti e la trasparenza dei veli, illuminati dai bagliori dell’oro.

La Nascita di Venere

La Nascita di Venere

Tra le opere a soggetto mitologico, ricordiamo la celebre Nascita di Venere, eseguita attorno al 1485. Venere, appena nata dalla schiuma del mare, poggia su una conchiglia ed è spinta a riva da Zefiro e Aura. La delicata figura è atteggiata a Venus pudica e, alla parte sinistra del suo corpo, disegnata con una linea fluida e continua, si contrappone quella destra, dominata dalla bellissima capigliatura bionda. A destra una delle Ore accorre a coprire la dea, porgendo un manto decorato con un motivo floreale.

Poco prima dell’esecuzione di questo dipinto, Sandro era stato a Roma, chiamato per dipingere la Cappella Sistina.

Gli ultimi anni della sua vita si caratterizzarono per un profondo e inquieto sentimento religioso, che si riflesse anche nel suo stile, ulteriormente epurato dagli elementi decorativi ritenuti superflui.

Secondo Vasari, Botticelli “condottosi vecchio e dissutile… non potendo più far niente, infermo e decrepito, passò di questa vita”. Fu sepolto presso la chiesa di Ognissanti nel 1510.

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BIBLIOGRAFIA CONSULTATA PER LA REDAZIONE DI QUESTO ARTICOLO:

  1. Botticelli, in I classici dell’arte, collana a cura del Corriere della Sera, Rizzoli, Skira;
  2. G. Cricco, F. P. Di Teodoro, Itinerario nell’arte vol. 2 – da Giotto all’età barocca, Zanichelli Editore;
  3. F. Abbate, R. Casciaro, L. Di Mauro, A. Muzzi, Il Rinascimento, a cura di Rita Scrimieri, Minerva Italica.

 

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