L’Arazzo di Bayeux: da manufatto tessile a prezioso documento storico

di Laura Corchia

Testimonianza artistica di eccezionale rarità e documento storico unico nel suo genere, l’arazzo di Bayeux illustra la conquista dell’Inghilterra da parte del duca Guglielmo di Normandia, noto poi come Guglielmo il Conquistatore, raffigurando i complessi antefatti che la determinarono, i preparativi della spedizione, la navigazione della flotta normanna attraverso la Manica, lo sbarco, l’invasione sino alla vittoriosa battaglia di Hastings (1066).

Arazzo di Bayeux (1066-77), ricamo in fili di lana su tela di lino, cm 50 x m 70, BBayeux, Musée de la Tapisserie
Arazzo di Bayeux (1066-77), ricamo in fili di lana su tela di lino, cm 50 x m 70, BBayeux, Musée de la Tapisserie

Erroneamente definito arazzo, si tratta in realtà di un ricamo di fili di lana su tela di lino. La lunghezza (m 70) doveva essere in origine maggiore, giacché il margine destro risulta strappato e il racconto bruscamente interrotto dopo la rotta inglese.

Viene menzionato per la prima volta nel 1472 in un inventario della cattedrale di Bayeux e il committente è da individuarsi nel vescovo Oddone di Bayeux, che nell’impresa ebbe un ruolo di primo piano e che compare come personaggio principale in quattro episodi. La datazione oscilla tra il 1066 e il 1077, periodo in cui il vescovo aveva intrapreso la ricostruzione della cattedrale. I fatti narrati hanno uno straordinario carattere di attualità e di cronaca, raccontando eventi ancora drammaticamente vivi nel ricordo dei protagonisti.

Secondo la tradizione, l’arazzo sarebbe stato eseguito da Matilde di Fiandra, sposa di Guglielmo e poi regina di Inghilterra. Ma l’ipotesi appare scarsamente verosimile, considerata la mole di lavoro. Più probabile è che il parato sia stato ricamato a Canterbury, dove esisteva una importante scuola di ricamo. A favore di tale ipotesi concorrono alcuni tratti linguistici individuati soprattutto nella grafia dei nomi propri e il confronto con precisi motivi della miniatura anglosassone dei secoli X e XI.

La striscia figurata si svolge senza soluzione di continuità per l’intera lunghezza del drappo fra un margine inferiore e uno superiore regolarmente suddivisi da sbarrette diagonali e popolati di motivi decorativi, come coppie di uccelli, di leoni, di cammelli e minuti episodi ispirati alla caccia, all’agricoltura e ad altre attività umane.

L’utilizzo di lane di otto colori diversi conferisce al manufatto un effetto cromatico vivido e vario. Alla base dell’opera d’ago, verosimilmente realizzata da mano femminili, va riconosciuto il disegno di un artista dotato di un singolare talento narrativo ed espressivo. Il dettagliato racconto è sostenuto da un ritmo epico e vi si alternano scene solenni ad altre concitate e violente, con centinaia di figure di uomini e cavalli, rappresentazioni di chiese, castelli, palazzi e imbarcazioni. Uno straordinario vertice di potenza espressiva e di partecipazione drammatica è raggiunto nella rappresentazione della battaglia di Hastings, con il discorso di Guglielmo, il tumultuoso scontro delle opposte cavallerie, l’affrontarsi dei cavalieri a colpi di ascia e di spada, il sostegno offerto dagli arcieri, l’esortazione di Oddone, la furiosa mischia con i cavalli rovesciati e imbizzarriti. Notevole è anche l’esattezza della descrizione degli armamenti, delle bardature dei cavalli, delle tecniche di combattimento. Nella rappresentazione della flotta vi è una forte attenzione ai dati realistici e questo rivela una precisa e minuziosa conoscenza dei fatti e delle consuetudini militari.

RIPRODUZIONE RISERVATA

 
Precedente Tiziano Vecellio: il pittore dal tratto divino Successivo Guernica: i drammi nel dramma. Modelli e analogie con altre opere