L’antica arte della Glittica: storie incise sulle pietre dure

Di Tiziana Vizzino

L’arte glittica di incidere le pietre preziose artisticamente ha origini antichissime. Fu praticata infatti dagli Egiziani, dagli Assiri e dai Persiani con intagli di varie forme, generalmente rotondeggianti, cilindriche oppure ovali e con incisioni varie raffiguranti principalmente divinità. Gli Egiziani furono famosi per la diffusione di gioielli, amuleti, sigilli, raffiguranti scarabei, per esse simbolo del percorso eterno dell’astro solare e la rinascita dopo la morte. Lo scarabeo divenne la forma di sigillo per eccellenza: inciso sulla parte piatta o sul retro di un oggetto, serviva a marcare i documenti ufficiali ma molto spesso era usato anche come amuleto e veniva posto sulle mummie. Gli intagliatori greci hanno rappresentato ogni tipo di soggetto, ma si sono distinti in particolar modo nell’arte del ritratto, il cui carattere convenzionale non impediva loro di esprimere la verità psicologica del personaggio.

Anche i Fenici, i Greci, gli Etruschi ed i Romani amarono quest’arte di cui hanno lasciato innumerevoli esempi di grande valore artistico. Nel mondo romano, la glittica fu conosciuta grazie all’apporto degli Etruschi che ne avevano appreso l’importanza direttamente dai Greci. Ma fu soprattutto in seguito alla conquista dell’Oriente ellenizzato e agli enormi bottini di guerra giunti a Roma che il gusto per quest’arte si sviluppò anche presso i Romani. Cesare e Pompeo, noti come grandi collezionisti di gemme, contribuirono a espandere la moda della glittica. A Roma stessa, gli intagliatori erano dei Greci come Dioscoride che fu l’autore del sigillo imperiale, recante l’effigie di Augusto, originale poi utilizzato per i numerosi ritratti su gemme dell’imperatore.

Il "Gran Cammeo di Parigi" di Dioscoride
Il “Gran Cammeo di Parigi” di Dioscoride

In seguito, durante il periodo rinascimentale, in Italia si andò affermando sempre di più l’incisione e l’intaglio di pietre dure specialmente in Toscana con Domenico Del Cammei. Nella scuola di intaglio di pietre dure di Firenze esiste, infatti, una ricchissima collezione di cammei, eseguiti in epoche diverse.

L’arte glittica è quindi giunta fino ai nostri giorni con innumerevoli opere d’arte e si esplica tuttora in due tipi diversi di lavorazione: quella ottenuta con l’intaglio cioè ad incavo, e quella a rilievo. Tecnicamente, sia in passato che attualmente, viene eseguita mediante scalpelli metallici o con punte di corindone, di forme varie che oggi vengono adattate a trapani ed il movimento di rotazione è impresso da torni azionati a mano, a piede o elettricamente; la punta in movimento viene bagnata con miscela di olio e povere di diamante impalpabile oppure di corindone. I tratti più minuti dell’incisione son o realizzati con punte di diamante; la lucidatura del lavoro viene poi ottenuta con polvere di Tripoli, pomice oppure ossido di stagno.  Famose sono le incisioni effettuate nel tempo su molte pietre preziose quali diamante, corindone, ametista, lapislazzuli, smeraldi, acquamarina, ecc. Notevoli sono anche i cammei realizzati su pietra lavica eseguiti nell’800 e ai primi del ‘900 dall’istituto d’Arte di Torre del Greco nonché quelli su conchiglia incisi nella stessa cittadina con grande maestria. Le conchiglie, dei molluschi marini, usate per questo scopo sono diverse e ben riconoscibili per le loro particolarità: mantello con un buon spessore, a due o più strati sovrapposti di vario colore. Una delle più adatte è la Cassis Madacascariensis comunemente detta “Sardonica” per il colore bruno di uno strato del suo mantello, somigliante a quello della pietra dura Sardonica. Un’altra conchiglia idonea per questi tipo di lavorazione è la Cassis Rufa comunemente chiamata “Corniola”. Per il colore rossiccio di uno strato del suo mantello somigliante alla pietra corniola.

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Sfruttando le possibilità cromatiche di diversi tipi di conchiglie si possono ottenere molte soluzione di arte cromo-glittica.

Bellissimi anche gli oggetti in corallo, di cui se ne hanno mirabili esempi fin dai tempi degli Etruschi, e dei quali la lavorazione nel tempo si andò sempre più affermando, sviluppandosi in Italia. Dal corallo si ottengono molti manufatti di grande valore artistico e commerciale quali statuette a tutto tondo, cammei, bellissimi gioielli di varie fogge. E’ da rilevare che questo materiale viene lavorato con la stessa tecnica “a bulino” utilizzata per i cammei. A lavorazione ultimata, particolari trattamenti di depurazione e di lucidatura, conferiscono poi alle superfici scolpite o lavorate la caratteristica lucentezza.

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Niente è più affascinante di questo mondo miniaturizzato: le parole usate per descrivere queste pietre cangianti, estratte dalla terra e trasformate dalla mano dell’uomo, non riescono a riprodurre il loro potere di seduzione al quale gli esteti non hanno mai saputo resistere. A causa delle loro piccolissime dimensioni, queste opere d’arte non possono essere comprese a colpo d’occhio: occorre chinarsi su di loro per osservarle con estrema attenzione e questo sforzo si trasforma nell’incommensurabile piacere della scoperta.

 

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