La scultura di Giorgio De Chirico : come i quadri diventano statue

di Valentina Grispo

A Barcellona presso il CaixaForum, dal 19 luglio al 22 ottobre 2017, si è tenuta la mostra “Il mondo di Giorgio De Chirico, Sogno o realtà” che ha riscosso un grandissimo successo totalizzando 88.000 visitatori.

Questa mostra è stata progettata per ricreare uno spazio espositivo in cui pittura e scultura dialogassero tra loro, immerse in un’atmosfera metafisica amplificata, come suggerisce lo stesso titolo: tra sogno e realtà .

Ad attirare l’attenzione durante la visita sono principalmente le statue, proprio quelle opere dell’artista spesso trascurate a favore dei dipinti ma che, questa volta, si impongono come protagoniste indiscusse della mostra. Sono, infatti, poste al centro delle stanze su piedistalli rotondi a scandire lo spazio espositivo; Il risultato è molto suggestivo dal momento che il visitatore si trova direttamente a contatto con questi manichini, alcuni molto piccoli ma altri quasi a grandezza naturale.

Tutte le statue esposte sono riferite esplicitamente alle omonime pitture: tra queste “Penelope e telemaco” in bronzo dorato, “Le muse inquietanti” in bronzo argentato, “Trovatore” in bronzo argentato, e la più grande dell’esposizione, alta 34 cm, “Gli archeologi” in bronzo.

Ma facciamo un passo indietro, chi era Giorgio De Chirico?

Considerato il maggior esponente non che fondatore della Metafisica, Giorgio De Chirico nasce in Grecia, a Volo, nel 1888 da genitori italiani, il padre un nobile di origine siciliana e la madre genovese; Svolge i primi studi di disegno nella sua città natale per poi trasferisi con la famiglia ad Atene e continuare la sua formazione presso il Politecnico.

Nei primi anni del ‘900, dopo la morte del padre, si trasferirà a Monaco dove completerà i suoi studi presso l’Accademia di Belle Arti, venendo a contatto con le opere di Böcklin e Klinger e con gli scritti di Nietzsche e Shopenauer, la cui filosofia diventerà il suo modello nell’arte figurativa. Egli stesso dirà :”Shopenauer e Nietzsche per primi insegnarono il profondo non-senso della vita e come tale non-senso potesse venir tramutato in arte.”

Nel 1910, trasferitosi a Milano, inizia la sua produzione artistica che preseguirà senza mai arrestarsi fino al 1978, anno della sua morte, all’età di 90 anni, a Roma.

La sua poetica coincide con i principali caratteri estetici della metafisica, che si concretizzano nella rappresentazione di una realtà che va al di là delle apparenze sensibili, caratterizzata da mistero, allucinazione e da una dimensione onirica, dove sono protagoniste immagini statiche al di fuori del tempo.

De Chirico è sicuramente celebre come pittore, ma è stato sempre affascinato dalla scultura, che assume un ruolo importante nei suoi quadri, spesso dominati da statue, ma che diventa anche per lui un campo di sperimentazione.

Negli anni 30, infatti, comincia a produrre sculture in terracotta, ispirate alle figure mitologiche presenti nei suoi quadri; Successivamente, negli anni 60, realizza le stesse staue in versioni di bronzo spesso con una finitura in oro e argento, alcune a grandezza naturale, altre alte pochi centimetri, per arrivare anche a dimensioni gigantesche come “Il grande metafisico”, che misura più di 3 metri.

Forse proprio per le sue origini, la passione per la mitologia greca caratterizza la maggior parte della produzione artistica di De Chirico, in cui spiccano come portagonisti gli eroi dei miti greci e i temi tratti dall’Iliade e dall’Odissea. Come Nietzche, infatti, sosteneva che la cultura greca fosse la culla dell’occidente e che, all’interno di questa, fossero stati già affrontati tutti i più grandi temi dell’umanità che egli stesso si propone di inserire all’interno delle sue opere.

Nelle sue pitture, come nelle sculture, la figura umana non compare se non sottoforma di manichino, immobile e privo di umanità, senza braccia, senza bocca, senza occhi: statue cieche come Omero, Tirsia ed Edipo, figure che derivano da una cultura in cui il non vedere era indice di saggezza e implicava una capacità di vedere oltre. È, infatti, l’occhio metafisico, secondo De Chirico, l’unico elemento che trasforma l’inumanità dei manichini nella super umanità nietzschiana.

Le statue che realizza sono come delle materializzazioni dei soggetti delle pitture che, da contesti irreali e metafisici, vengono trasportati e decontestualizzati nella realtà. Una realtà che però diventa essa stessa più recitata che reale, che può esistere ed essere compresa soltanto nello spazio di una rappresentazione mentale.

Per tutte le informazioni approfondite relative al più famoso artista metafisico si può consultare il sito http://www.fondazionedechirico.org/ , in cui è presente, non solo l’intero catalogo delle opere, ma anche tutte le informazioni sugli eventi e le mostre come quella che si è svolta a Barcellona.

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Bibliografia :

Gioia Mori, De Chirico metafisico, in “Art Dossier”, Giunti, Milano 2007

 
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