Il Consiglio di Stato a Palazzo Spada: tra arte e architettura

A cura di L’Asino d’Oro Associazione Culturale

Nel cuore di Roma, esattamente alle spalle di Campo de’ Fiori, vi è uno dei palazzi più curiosi della città, Palazzo Spada, noto ai più per lo straordinario gioco prospettico della Galleria realizzato da Francesco Borromini e per la preziosa Galleria, piena di importanti opere d’arte. Ma il palazzo ospita anche il Consiglio di Stato ed in queste sale che si potranno ammirare raffinati affreschi e stupefacenti decorazioni.

Piazza Capo di Ferro, ricorda nel nome il primo proprietario: è nel Cinquecento infatti che il cardinale Girolamo Capodiferro, fece edificare qui la propria residenza che volle fin da subito impreziosire nelle sue facciate – esterna ed interna – con un elaborato apparato decorativo in stucco, in cui si riconoscono statue di personaggi illustri dell’antica Roma, festoni di fiori e frutta, ghirlande sorrette da putti alati, efebi e arpie, statue delle divinità olimpiche, fregi con scene mitologiche oltre ovviamente all’immancabile stemma familiare. Nel 1632 il palazzo fu acquistato dal cardinale Bernardino Spada il quale fece apportare una serie di importanti modifiche all’intero palazzo. Tra gli interventi più significativi, vi è certamente la già menzionata Galleria Prospettica, ma è forse al piano nobile del palazzo, l’ala oggi occupata dal Consiglio di Stato, che si trovano le sorprese più grandi.

Le sale che si potranno attraversare durante la visita raccontano perfettamente tutto il gusto, le passioni, gli interessi ed in generale il mondo raffinato dei proprietari del palazzo durante il corso dei secoli. La maggior parte delle decorazioni ad affresco e stucco che si ammireranno nelle varie sale presentano, infatti, temi principalmente ispirati al mondo antico: alle Metamorfosi di Ovidio si legano le sale con le storie di Callisto e Perseo o di Amore e Psiche; ai poemi classici le stanze in cui sono narrate gli episodi della vita di Achille o di Enea; o ancora alla storia antica, come per esempio nella sala dei Fasti Romulei.

Una delle sale più interessanti è però la Galleria della Meridiana, così chiamata per la presenza della meridiana catottrica, basata cioè sulla riflessione della luce anziché dell’ombra, come avviene nei tradizionali strumenti di misurazione delle ore. Il risultato si ottiene attraverso un sistema di specchi posto dentro una piccola apertura praticata in alto al centro della parete che affaccia sul cortile, in grado di proiettare sulla volta un punto luce, di giorno con i raggi del sole e di notte con quelli della luna. Il progetto della sala si deve al matematico francese Padre Emmanuel Maignan, mentre l’apparato decorativo fu commissionato nel 1644 al pittore Giovan Battista Magni.

Che però la residenza fosse già particolarmente ricercata, lo conferma uno degli ambienti più sontuosi del Palazzo, la preziosissima Galleria degli Stucchi realizzata da Giulio Mazzoni, un vero e proprio piccolo gioiello della decorazione manierista. I soggetti e le scene raffigurate, eseguite ad olio su muro, illustrano allegorie e scene mitologiche tratte sempre dalle Metamorfosi di Ovidio. Saranno invece gli Spada a commissionare al pittore Michelangelo Ricciolini la decorazione del soffitto della Stanza dell’Aurora che affaccia sulla terrazza sovrastante la prospettiva del Borromini – con una tela in cui è raffigurato, quasi come fosse un arazzo, il Carro del Sole preceduto dall’Aurora che mette in fuga la notte. Una scena allegorica allusiva chiaramente al trascorrere del tempo attraverso l’avvicendarsi delle ore, e quindi del giorno e della notte. Nel ricco apparato decorativo le immagini si addensano morbide ai margini e si diradano al centro in un cielo arioso, in un movimento continuo che rimanda alla grandiosa decorazione con il Trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona nella volta del salone di Palazzo Barberini. Le ultime due sale inserite nel percorso di visita sono le più imponenti. La Sala delle Quattro Stagioni o Sala degli Elementi, realizzata da Giulio Mazzoni, presenta lungo le pareti una serie di rappresentazioni in cui si distinguono le quattro divinità prescelte per le stagioni: Saturno per l’Inverno, Cerere per l’Estate, Flora per la Primavera e Bacco per l’Autunno. Queste sono presentate due per lato, insieme alle quattro allegorie degli elementi: per la Terra le divinità Pluto e Proserpina ritratti insieme ad uomini dediti all’agricoltura e all’allevamento; per l’Aria due figure in lotta in cui sono stati riconosciuti Caino e Abele; per l’Acqua la nascita di Venere insieme a Nettuno e ai Venti; ed infine per il Fuoco le personificazioni femminili della religione ebraica e cristiana poste accanto ad un uomo anziano, Abramo.

Chiude la visita il Salone di Pompeo così chiamato per la presenza della statua donata da Giulio III al cardinale Capodiferro nel 1552, ritenuta l’effige di Pompeo, rinvenuta nei pressi di Palazzo della Cancelleria. Le pareti sono impreziosite da grandi quinte architettoniche in cui le figure sono inserite creando movimento e straordinari effetti illusionistici, sondando lo spazio in profondità e lontananza. Tra questi sono inseriti i riquadri con le principali raffigurazioni: la Donazione di Costantino; Carlo Magno che incontra Adriano I; la Contessa Matilde di Canossa paladina della Chiesa contro Enrico IV e il Cardinale Egidio di Albornoz che consegna a Urbano V di ritorno da Avignone un carro con le chiavi della città. Al di sopra di ogni scena, il protagonista è nuovamente raffigurato dentro una edicola con il proprio attributo di riconoscimento. La tematica delle decorazioni scelte per questa sala rispecchia la politica territoriale perseguita da Urbano VIII Barberini – le cui api araldiche sono disseminate ovunque – pontefice che aveva eletto cardinale proprio il nostro Bernardino Spada!

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Bibliografia

A cura del Segretariato Generale della Giustizia Amministrativa, Palazzo Spada. Gli Ambienti del Piano Nobile, 2016

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/wcm/idc/groups/public/documents/document/mday/ndu2/~edisp/nsiga_4339155.pdf

 
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