Dentro l’opera: La Santa Bibiana di Gian Lorenzo Bernini. Un esempio di virtuosismo barocco

di Fabio Strazzullo

Nel percorso di Bernini questa statua occupa un posto cruciale, perché si tratta della prima opera pubblica di soggetto sacro dell’artista. Nel 1624 Gian Lorenzo venne chiamato da papa Urbano VIII a ristrutturare l’antica chiesetta di Santa Bibiana a Roma, dove vennero ritrovati i suoi resti e per l’occasione ebbe anche l’incarico di scolpire, in un’edicola per l’altare maggiore, l’immagine a figura intera della Santa.

Bernini rinnovò radicalmente le regole del genere: un abisso separa l’esaltata eroina di Gian Lorenzo, che rivolge gli occhi verso l’alto in un momento di rapimento mistico di grandissimo impatto, da qualsiasi precedente che il pubblico potesse mai avere sotto agli occhi. La figura è rappresentata nell’attimo del rapimento mistico prima del martirio, dando maggior enfasi alla sua tensione psicologica. A differenza di altre statue religiose, però il turbamento interiore non è messo in risalto da alcun gesto dinamico. La Santa appare statica con la mano sinistra che regge la palma del martirio e la destra appoggiata su una colonna (altro simbolo del martirio). Mentre la testa è inclinata con lo sguardo verso l’alto e le labbra semiaperte. Dopo aver esplorato a fondo il tema del nudo, tanto maschile quanto femminile, nei gruppi borghesiani dove traspare un vigoroso sforzo fisico, ma anche nelle precedenti opere di soggetto sacro, a partire dal San Sebastiano, Gian Lorenzo si confrontava ora con quello della statua panneggiata. Le pieghe della veste di Bibiana, raccolte dalla cinta alta sulla vita, ricevono infatti la luce con straordinaria mobilità. Al pari dei capelli, che poco hanno da invidiare a quelli assai più celebrati della Dafne Borghese. La mano di Giuliano Finelli, collaboratore di Bernini in quegli anni, sarebbe individuabile nel brano di natura morta sotto i piedi della santa. Osservandola, lo spettatore sente di essere partecipe di quell’esperienza mistica e ne condivide l’emozione, perché a differenza di molte altre immagini di culto, la santa Bibbiana appare realistica e quasi umana. Probabilmente era questo l’obiettivo: la devozione e l’umiltà che si riscontrano in santa Bibiana erano gli stessi sentimenti religiosi che la Chiesa si aspettava dai fedeli e per questo motivo che l’opera fece da modello per altre figure religiose femminili fino alla seconda metà del XVIII secolo.

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BIBLIOGRAFIA

R. Wittkower, Bernini. Lo scultore del Barocco romano, Milano 1990, p. 56
T. Vitaliano, Gian Lorenzo Bernini, Pietro da Cortona, Agostino Ciampelli in Santa Bibiana a Roma. I restauri, Ediart 2000
A. Bacchi, Santa Bibiana in Bernini, catalogo della mostra a cura di A. Bacchi e A. Coliva, Roma 2017, pp. 184-189

 
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