Anche nell’arte: cura e prevenzione. Il caso della Chiesa museo di San Martino a Caprino Veronese

Di Eleonora Cigognetti, Maurizio Tagliapietra

In Italia si conserva il 30% del patrimonio artistico mondiale, diffuso su tutto il territorio nazionale. Inoltre, il nostro Paese possiede una ricca storia sulla legislazione dei beni culturali (il 30% della legislazione artistica mondiale), che parte dal tempo dei romani ed arriva sino ai giorni nostri.
Nonostante questo, il dibattito sulla tutela e valorizzazione di tale patrimonio non ha quasi mai catturato la piena attenzione della società nel suo complesso. Solo eventi catastrofici o un forte degrado che comportano la perdita di opere d’arte riescono a catturare l’attenzione dei mass-media e della pubblica opinione.
Ma viene da chiedersi perché ci fasciamo la testa quando il danno è già successo? Perché non prevenire piuttosto che curare?
Quando l’avanzamento del degrado o eventi remoti danneggiano delle opere d’arte in modo irreversibile il giorno seguente leggiamo sulle testate dei giornali che è stato perso un patrimonio di inestimabile valore, ma perché da opera d’arte qualsiasi come era prima solo ora che è andata perduta o gravemente danneggiata è diventata un opera insostituibile e di immenso valore? Se anche prima le fosse stato attribuito il giusto valore di testimonianza che va conservata e protetta e fossero state attuate misure di salvaguardia e manutenzione, oggi potremmo leggere sul giornale che l’opera grazie alle adeguate misure protettive si è in perfetto stato di conservazione.

Ovviamente non sempre è così, e direi anche fortunatamente.
Un caso di notevole importanza in questo panorama è la Chiesa museo di San Martino, di Pazzon di Caprino Veronese: si tratta di una delle prime Chiese ad aver dismesso il compito principale di culto e che, invece di essere abbandonata, è diventata museo di se stessa e dei suoi contenuti, con un altissimo livello di attenzione per la manutenzione e la conservazione a lungo termine.

La Chiesa museo di San Martino

La Chiesa museo di San Martino, ha origini risalenti al XII sec. e presenta un impianto planimetrico ad unica aula rettangolare di modeste dimensioni con asse maggiore longitudinale, e presbiterio absidato semicircolare rialzato di un gradino. Sul fianco meridionale del presbiterio si addossa la torre campanaria, il cui vano al piano terra ospita una piccola sacrestia.
Tra il XIV sec. ed il 1512 l’interno e l’esterno della chiesa furono decorati ad affresco.
Le pitture che decorano la parete esterna meridionale raffigurano il “Santo patrono nell’atto di donare il mantello ad un povero”, eseguito da un autore ignoto tra la fine del secolo XIII ed il primo XIV, ed un “San Cristoforo”, del XIV secolo. Tali due riquadri sono i più antichi, eseguiti in tempi diversi, ma probabilmente dalla medesima mano o comunque secondo un unico canone stilistico.
Datato 1512 è l’affresco esterno raffigurante la “Madonna con Bambino in trono tra i SS. Sebastiano e Rocco”, che si sovrappone in parte con l’immagine di S. Cristoforo. Sulla trabeazione corre l’iscrizione “OMNIUM. OPIFICI MDXII”. Il dipinto fu eseguito probabilmente in seguito all’epidemia della peste che aveva colpito il territorio veronese nel 1511- 1512, a protezione della quale i santi Rocco e Sebastiano venivano invocati.
Le pareti interne presentano lacerti d’affresco databili al tardo XIV – inizio XV sec., localizzati in particolare in corrispondenza dell’arco trionfale e del catino absidale, di cui purtroppo il degrado subito in passato ne ha comportato una perdita estesa.
Sull’arcata trionfale troviamo in alto un Dio Padre ed al centro vi è la rappresentazione dell’Annunciazione: dell’angelo Gabriele sulla sinistra si è conservato solo un lacerto di sinopia, mentre sul lato destro si osserva una bellissima Vergine annunciata.
All’interno del catino absidale vi è un frammento che permette di riconoscere il Cristo Pantocratore ed i simboli dei quattro evangelisti, di cui si osservano solamente il leone di Marco e l’angelo per Matteo.
Lungo il fianco settentrionale dell’aula si apre una cappellina absidata a pianta semicircolare, che presenta frammentari segni di sinopia ed alcuni lacerti di dipinti murali, quali il motivo a candelabra che decora il pilastro orientale.
Opera settecentesca, attribuita a Giovanni Ghirlandini, è la figura di una orante, racchiusa in una cornice tonda ora posta sulla ex facciata della chiesa ossia sul lato ovest.
Internamente inoltre la Chiesa è un è un piccolo scrigno di tesori: nella cappellina laterale vi è un altare con la tavola lignea raffigurante SS. Antonio da Padova, Francesco d’Assisi e Agapito. L’opera, commissionata nel 1496 dal nobile Antonio Montagna, è il dipinto su tavola più antico della chiesetta.
In corrispondenza dell’altare maggiore si trova il paliotto con San Martino, Santa Caterina d’Alessandria e Santa Lucia, datato 1513, il quale celebra il matrimonio tra due famiglie nobili di Verona, i Brenzoni e Boldieri, i cui stemmi nobiliari appaiono sulle colonnine.
Infine, vi è una cornice lignea tripartita originariamente collocata presso l’altare maggiore e datata 1512, con nella parte superiore la Vergine con Bambino e presentava un trittico con San Sebastiano, San Martino e San Rocco, attualmente in una collezione privata.
http://www.oratoriosanmartino.it/
https://www.facebook.com/ChiesettaDiSanMartinoCaprinoVr/

I restauri ed il piano di cura e manutenzione a lungo termine
Le opere lignee della chiesa sono state restaurate nel 2001, mentre al 2002 risale il restauro delle decorazioni ad affresco esterne ed al biennio 2010-2011 risale invece il restauro delle decorazioni pittoriche interne, interventi tutti curati dal restauratore Maurizio Tagliapietra e dal suo gruppo di lavoro.
A partire dal 2011, Tagliapietra ha redatto ed attuato un piano di cura e manutenzione a lungo termine che ha come oggetto le opere lignee della Chiesa, e dal 2016 l’incarico è stato affidato alla restauratrice Cigognetti Eleonora.
Il piano di interventi di cura, manutenzione e monitoraggio è necessario in quanto dettato dalle probabilità di reiterazione del degrado in rapporto alla sensibilità delle materie ai parametri ambientali (umidità e temperatura), infatti trattandosi di opere lignee si ha quindi una notevole sensibilità al microclima ambientale.
L’attività di cura e manutenzione si svolge su due livelli: il primo, quello di monitoraggio costante, è affidato al custode Mauro Toesco e presidente del Comitato di San Martino, il quale è stato dotato di schede con le aree più sensibili delle opere lignee soggette al degrado ricorrente ed è stato formato in modo da riconoscere i primi segnali di allarme e passare al secondo livello, ovvero quello nel quale il restauratore viene subito informato ed interviene sulle prime fenomenologie di degrado prima che esse si aggravino, con minimi interventi mirati. Questi interventi di 2° livello solitamente vengono effettuati 2 volte all’anno, durante il passaggio dall’autunno all’inverno e dall’inverno alla primavera.
Ogni intervento di manutenzione viene documentato in schede preparate appositamente, per creare una sorta di “storia conservativa” accurata delle opere, e segnalato alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza.

Esempio delle aree più sensibili del paliotto con San Martino, Santa Caterina d’Alessandria e Santa Lucia e delle aree sensibili al degrado: il rettangolo giallo indica l’area di massima reazione all’assorbimento e desorbimento di umidità. Il livello d’allarme è sotto il 12%. Il cerchio giallo indica un’area con la testa di un chiodo passante che subisce variazioni quando il contenuto di umidità scende a 13%. Con umidità ambientale a 49%, il contenuto di umidità del legno è 13%, la policromia è stabile. Le linee verdi indicano i limiti dell’asse centrale dove si verificano i distacchi per variazione volumetrica.

Alla base di queste attività di cura e manutenzione costanti vi è il riconoscimento del valore delle opere, in quanto testimonianza insostituibile ed irriproducibile, e come fine di tutte le operazioni di conservazione e restauro vi è la trasmissione di tali opere come insegnamento e godimento per le presenti e future generazioni. Con questi minimi interventi si previene il degrado e viene quindi prolungata l’efficacia dei precedenti restauri e diminuiscono le necessità di futuri interventi diretti sulle singole opere.
Wilbur Faulk in una conferenza presso il Museo Guggenheim di Bilbao, affermava che dobbiamo essere preparati ai rischi perchè non è una questione di se, ma di quando. Non si tratterà, quindi, di azzerare il rischio bensì di gestirlo in modo appropriato; ad esempio se si esegue una fermatura con un collante adeguato, efficiente, compatibile e ritrattabile e dopo qualche tempo si verifica il cedimento di questa fermatura, non si deve dare la colpa ad un collante insufficiente (e ripetere magari il trattamento con un adesivo più forte) ma andare a vedere quali cambiamenti ambientali hanno portato a tale collasso.
Quindi chi attua la manutenzione deve possedere una conoscenza approfondita dell’oggetto e dei suoi materiali costitutivi, dell’ambiente in cui si trovava l’opera, dei trattamenti che sono stati fatti e le ragioni di tali trattamenti. Soprattutto perché si parte dal presupposto che praticamente ogni opera d’arte è stata soggetta a numerosi interventi di restauro, non si tratta quindi di opere in perfetto stato di conservazione, anzi, molte opere sono in uno stato precario tale da inibire qualsiasi trattamento di rimozione degli interventi precedenti o di intervento radicale.
La manutenzione e la conservazione preventiva a lungo termine sono quindi uno dei risultati dell’evoluzione della figura del restauratore: è di fondamentale importanza intervenire prima che si verifichino danni o degrado tali da richiedere un nuovo invasivo restauro.
Da quest’anno nel piano di cura e manutenzione sono stati inseriti anche tutti i dipinti murali della Chiesa: essi non presentavano situazioni allarmanti di degrado ma mostravano i primi segni di futuri degradi.
È stato effettuato nel settembre 2017 un restauro “manutentivo” dei dipinti murali interni ed esterni della Chiesa, ovvero un puntuale e minimo intervento mirato a sanare le prime fenomenologie di degrado, ancora di minima entità.
La fase successiva è quella del monitoraggio costante dei dipinti murali, con minimi interventi da eseguirsi in caso di necessità negli anni a seguire, garantendo l’ottimale futura conservazione dei dipinti ed allontanando sempre più la necessità di un invasivo e complessivo intervento di restauro.
È quindi importantissimo aver cura costante delle nostre opere d’arte, perché non dobbiamo dimenticarci delle complessità che hanno affrontato i nostri avi per realizzarle e conservarle nei secoli.
Deve diventare quindi per noi un obbligo conservare al meglio e tramandare alle future generazioni queste testimonianze preziose di arte e fede, proprio come avviene nella Chiesa di San Martino!

DEFINIZIONI:
• Prevenzione insieme delle attività di conservazione dell’oggetto nello stato attuale basate sulla conoscenza dell’opera e delle condizioni ambientali, che cercano di evitare ogni agente di deterioramento che può danneggiare l’opera. È preferibile evitare il degrado che contrastarlo.
• Manutenzione ovvero l’insieme di attività programmate che permettano il mantenimento delle condizioni di integrità e funzionalità, specie dopo interventi di conservazione/restauro.
• Conservazione consiste in attività attuate per aumentare la sopravvivenza di opere d’arte sia intatte che degradate.
• Restauro è un intervento a carattere eccezionale diretto sul bene danneggiato o degradato, che rispetti la sua integrità estetica, storica e fisica, per facilitarne la lettura, la conoscenza e, all’occorrenza, l’uso. Quando un’opera necessita di un intervento di restauro significa che le condizioni in cui si trovava non erano idonee per una conservazione priva di danni.

Dipinti murali esterni
Dettaglio del San Cristoforo
Veduta generale dell’interno
Dipinti murali dell’arco di trionfo
Dettaglio della Vergine annunciata
Tavola lignea raffigurante SS. Antonio da Padova, Francesco d’Assisi e Agapito
Paliotto con San Martino, Santa Caterina d’Alessandria e Santa Lucia
Cornice lignea tripartita con la Vergine con Bambino
Dettaglio della la Vergine con Bambino

RIPRODUZIONE RISERVATA

 
Precedente “Il rumore dei tuoi passi mi farà uscire dalla tana come una musica": una splendida citazione tratta da Il Piccolo Principe Successivo "Restare in silenzio": una poesia di Pablo Neruda

Lascia un commento