Leonardo e la pittura su tavola: indagini diagnostiche e tecnica esecutiva

di Laura Corchia

Accanto al Cenacolo, l’opera che viene immediatamente associata a Leonardo è la Gioconda, probabile ritratto di Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo.

Dipinta su una tavola in pioppo, appare in radiografia priva di incamottatura e con strati pittorici talmente sottili da lasciare sulla lastra solo una vaga impronta. Le recenti indagini diagnostiche hanno rivelato che l’imprimitura è applicata con una miscela di olio e colla, sulla quale l’artista avrebbe steso il cielo con un primo strato di biacca e azzurrite poi completato con velature di oltremare. Il paesaggio è dipinto con ocra gialla e terra verde miscelate a giallo di piombo-stagno, mentre l’abito sarebbe eseguito con verderame modulato con ocra gialla e giallo di piombo-stagno. Nel volto e nelle mani si registra l’impiego di cinabro, ocra gialla e biacca, mentre le ombre sono rese dalla terra d’ombra.

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Leonardo sfuma i profili degli oggetti e delle figure dal primo piano fino al fondo, dove si perdono totalmente nelle brume dei suoi paesaggi azzurrini, perché nella prospettiva de’ perdimenti tutto è costruito seguendo le norme ottiche della visione. Questa tecnica assegna al disegno una funzione di strutturare la composizione pittorica scandendone spazio ed equilibri cromatici. Tutto ciò è evidente in un’opera che Leonardo ha lasciato incompiuta e che, proprio grazie a questo fattore, ci permette di indagarne a fondo la tecnica: la Scapigliata conservata nella Pinacoteca di Parma. L’imprimitura trasparente lascia intravedere le venature del legno di pioppo. Il disegno a pennello riprende la traccia trasferita dal cartone. Il disegno viene tracciato dipingendo e, nelle parti del volto condotte a compimento, il chiaroscuro è utilizzato per realizzare la volumetria del viso mediante la sovrapposizione di stesure trasparenti, sempre più schiarite con la biacca nelle mezzetinte e nelle luci finali, mentre le velature più scure tendono ad occultare il disegno.

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La Scapigliata
La Scapigliata

La sovrapposizione di velature trasparenti deriva dalla pittura fiamminga, ma Leonardo se ne discosta per la profonda rielaborazione condotta sui mezzi e le finalità della rappresentazione pittorica. Allo scopo di codificare un metodo per rappresentare in maniera mimetica la natura, Leonardo studia la fisiologia dell’occhio, servendosi sia dell’ispezione dei cadaveri, sia recuperando gli studi ottici della tradizione medievale. Scopre così che nel Duecento erano state formulate due diverse teorie della visione: la prima riteneva che dall’occhio umano partissero i raggi visivi che colpivano l’oggetto; la seconda riteneva invece che i raggi visivi partissero dagli oggetti colpiti dalla luce e che entrando nell’occhio umano erano in grado di far apparire gli oggetti sulla retina. In accordo con questa seconda teoria, Leonardo però non riusciva a spiegarsi come fosse possibile che tanti raggi visivi potessero entrare in un foro così piccolo come la pupilla e giunse alla conclusione che il raggio fosse in realtà scomposto in grandezze enormemente piccole dalla struttura puntiforme che venivano percepite dall’occhio umano mediante la proiezione sulla calotta sferica del bulbo oculare. La natura puntiforme di queste grandezze determinava una costruzione delle immagini sulla retina per punti, appunto. Alla luce di queste considerazioni, risulta comprensibile l’adozione di pennellate trasparenti, la negazione dei contorni, il modellato morbido e sfumato, dove il confine tra le forme e l’atmosfera è quasi impercettibile. Paesaggi e figure, nel tentativi di dipingere immagini puntiformi, sono realizzate tocco per tocco.

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Pertanto, al di là dei materiali, per comprendere la tecnica pittorica di Leonardo è utile far riferimento ai suoi interessi ottici e prospettici, senza i quali la tecnica dello sfumato ci risulta pressoché incomprensibile.

 

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