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Galleria Sciarra: l’angolo Liberty di Roma

A cura di L’Asino d’Oro Associazione Culturale

Avete mai visitato la sontuosa Galleria Sciarra a Roma? In questo articolo, vi condurremo alla scoperta di un piccolo gioiello nascosto nel cuore della capitale. 

Passeggiando nel cuore di Roma, a pochi metri di distanza dalla celebre Fontana di Trevi, vi è un passaggio straordinario, inaspettato, una galleria ricavata nel cortile privato di Palazzo Sciarra, un gioiello liberty nascosto ai più, ma decisamente da non perdere! I lavori per la sua costruzione iniziarono nel 1886 per volere del principe Maffeo Sciarra, inserendosi attivamente in quella serie di nuove opere di urbanizzazione cittadina, realizzate  e volute dall’alta borghesia negli anni dell’Unità d’Italia, soprattutto in seguito allo spostamento della capitale da Firenze a Roma. Il principe nel 1883 aveva infatti stabilito all’interno del suo palazzo la redazione del quotidiano “La Tribuna”, al quale aveva affiancato la rivista letteraria “Cronache Bizantine” diretta da Gabriele D’Annunzio che qui trovò la sua più che giusta sede: grazie alla galleria si trovò la perfetta soluzione per unire l’ala delle redazioni a quella del palazzo privato.

La galleria fu interamente ideata dall’architetto Giulio De Angelis che progettò un cortile pedonale a pianta cruciforme, coperto da un’elegante volta a padiglione nervata in ferro e vetro; i due atri d’ingresso furono invece impreziositi da esili colonne in ghisa dipinta che, nonostante l’apparente leggerezza, costituiscono i veri elementi portanti. Le due ali della galleria hanno un’altezza di due piani e presentano un soffitto a cassettoni molto raffinato, sorretto dalla doppia struttura pilastro/colonna, finemente decorata, che si alterna alle porte finestre dagli infissi neri. Il vano centrale è invece a tutta altezza, tre volte più alto rispetto ai laterali, ed è sormontato da una luminosa cupola vetrata con struttura a vista in ferro. Materiale utilizzato anche per i dettagli dei parapetti, dei balconi e delle finestre. Al primo piano, impossibile è non notare l’imponente cornice su cui appare l’iscrizione a caratteri romani “MDCCCLXXXVIII” (1888), anno della conclusione dei lavori, a conferma della velocità esecutiva di questi grandi artisti del passato. La parte decorativa invece, compresi gli elementi in ferro battuto, venne realizzata dal pittore Gabriele Cellini, che seguì il progetto iconografico del letterato Giulio Salvatori. Ed è qui che la vera sorpresa ha inizio. Sì perché le decorazioni, realizzate in terracotta, mescolano differenti stili: motivi arcaici greci ed etruschi sapientemente accostati a disegni rinascimentali, accompagnati da curiose reminiscenze orientali ed egiziane.

Ma è lungo le pareti della galleria che le decorazioni del Cellini, eseguite con la tecnica dell’encausto, si rendono forse ancora più interessanti per il tema scelto dall’artista: la “Glorificazione della donna”. Nei livelli alti, la donna è ritratta nelle sue più nobili virtù, come indica infatti il cartiglio posto sotto ogni figura: “La Pudica”, “La Sobria”, “La Forte”, “L’Umile”, “La Prudente”, “La Paziente”, “La Benigna”, “La Signora”, “La Fedele”, “L’Amabile” e “La Misericordiosa”. Al piano inferiore sono invece proposte alcune scene tipiche della vita quotidiana borghese dell’epoca come “La cura del giardino”, “Il pranzo domestico” e “La conversazione galante”, scena in cui si può intravedere un ritratto dello stesso D’Annunzio! E’ quindi una galleria che parla al femminile, in cui il tema dominante è l’esaltazione della donna nelle funzioni di angelo del focolare, di sposa e madre. Desiderio era infatti esaltare attraverso le pitture la figura di Carolina Colonna Sciarra, donna per eccellenza perché madre del principe Maffeo, qui ricordata attraverso il ricorrente uso delle sigle “CCS”, acronimo del suo nome, posto negli scudi insieme allo stemma di famiglia, composto da quello Barberini e Colonna con il palo della chiesa al centro e l’iscrizione “MS”, cioè Maffeo Sciarra. Assai curioso e interessante è però vedere come la donna glorificata da queste pitture sia in realtà molto diversa da quella seduttrice e fatale esaltata e raccontata dalle opere di D’Annunzio: cosa avrà pensato lo scrittore affacciandosi qui tutti i giorni?

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