Ernst Ludwig Kirchner e il gruppo Die Brücke: “una fune sopra un abisso”

di Laura Corchia

“Ed ecco urlare la disperazione: l’uomo chiede urlando la sua anima, un solo grido d’angoscia sale dal nostro tempo. Anche l’arte urla nelle tenebre, chiama al soccorso, invoca lo spirito: è l’Espressionismo”

Dresda, 1905. Un gruppo formato da quattro studenti tedeschi fonda Die Brücke (Il ponte). Per farne parte non bisogna essere necessariamente artisti. L’importante è condividerne l’ideologia e versare una piccola somma di denaro.

Gli ambiziosi progetti di Ernst Ludwig Kirchner e compagnia prevedono la nascita di un Movimento che vuol porsi come ponte tra vecchio e nuovo, contrapponendo all’Ottocento realista e impressionista un Novecento violentemente espressionista e antinaturalista: “L’uomo è una fune tesa tra la bestia e l’Uomo Nuovo – scriveva Nietzsche – una fune sopra un abisso […]. La grandezza dell’uomo sta nell’essere un ponte, non una fine”.

Die Brücke è un ponte tra vecchio e nuovo, tra accademia e antiaccademia, tra convenzioni e anticonvenzioni, tra rottura e riconciliazione. Nel Manifesto pubblicato nel 1906 si legge:

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“Animati dalla fede del progresso, in una nuova generazione di creatori e d’animatori d’arte, chiamiamo a raccolta la gioventù e, come giovani che recano in sé il futuro, vogliamo conquistarci libertà d’azione e di vita, dinanzi alle vecchie forze così difficili da estirpare”.

Dal punto di vista artistico, il gruppo dipinge soggetti abbastanza omogenei: scene di realtà metropolitane, nudi, interni, scene di circo e ballerine. Forme spigolose e colori violenti rappresentano la cifra stilistica, caratterizzata peraltro da un’ironia sottile e dolorosa, a tratti anche macabra.

Ernst Ludwig Kirchner, Cinque donne per la strada, 1913
Ernst Ludwig Kirchner, Cinque donne per la strada, 1913

Una delle opere più note è Cinque donne per la strada di Kirchner. Fu realizzata nel 1913 e rappresenta cinque donne agghindate che passeggiano in una squallida strada di Berlino. Sono donne di strada, prostitute in attesa dei loro clienti. I bagliori gialli dei lampioni a gas mettono in risalto i loto abiti neri, i volti verdastri e gli spettrali cappelli dalle alte piume.

ballerina

Tra gli appartenenti al gruppo figurano anche Erich Heckel e Emil Nolde, i cui soggetti religiosi si caratterizzano per una blasfema crudezza. Nella Ballerina, Nolde raffigura una ragazza colta in un atteggiamento di furia scomposta, quasi animalesca. La testa è reclinata all’indietro, la bocca è spalancata, il suo pube si intravede attraverso le frange del gonnellino. La ballerina di Nolde è un mostro impazzito, carico di fortissimi richiami alla sessualità.

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Del resto, il messaggio espressionista è fin troppo chiaro: si tratta di un urlo di dolore lanciato contro l’insofferenza della borghesia, un tentativo estremo di risvegliare le coscienze addormentate.

Il Movimento si sciolse nel 1913. Troppo forte il suo messaggio per essere recepito. Derisi dagli ambienti ufficiali e duramente perseguitati dal Regime Fascista, gli Espressionisti e le loro opere conservano ancora la purezza dell’animo dei bambini, quando piangono per richiamare l’attenzione degli adulti, quando si sentono soli e incompresi.

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