Lo “Spinario”: svelata l’identità del giovane. Storia e fortuna di un capolavoro

di Laura Corchia

Custodito nelle sale dei Musei Capitolini, lo Spinario è un bronzo di età ellenistica risalente al III – I secolo a. C.

Rappresenta un giovane seduto con le gambe accavallate e intento a togliersi una spina dalla pianta del piede. L’opera testimonia la grazia e la naturalezza proprie dell’arte greca e, proprio per la sua bellezza, è stata replicata nel corso dei secoli. Il soggetto è infatti piuttosto diffuso e ad oggi si conoscono almeno sette copie più o meno fedeli. Perfino Brunelleschi e Rubens furono talmente affascinati dalla scultura da riproporla nelle loro opere. In età antica, il soggetto venne interpretato come dolore procurato dall’innamoramento, mentre nel Medio Evo simboleggiò il vizio e il peccato tipicamente pagani. Nel Rinascimento fu invece ribattezzato con il nome di Marzio. Tra le tante repliche, quella rinvenuta in Algeria è provvista di un bastone e di uno strumento a fiato (la siringa di Pan) ed è accompagnata da un cane del quale rimangono solo i piedi. Si conoscono anche scene dionisiache dello stesso genere, come nel cammeo con un satiro che toglie la spina ad un compagno.

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Secondo una nuova, rivoluzionaria interpretazione, il giovane sino ad ora anonimo, potrebbe rappresentare non un semplice pastore ma Ascanio-Iulio, figlio di Enea, capostipite della gens Iulia, di cui fecero parte Giulio Cesare e Ottaviano Augusto. In passato, era stato erroneamente identificato come Priapo.

Tuttavia, non è da escludere che lo Spinario sia nato come soggetto di genere e che Roma abbia poi conferito all’opera un’aura mitica e patriottica.

Alcuni ritengono che lo spinario capitolino sia un assemblaggio effettuato nel I secolo a.C. In particolare, il corpo risalirebbe all’epoca ellenistica mentre la testa sarebbe più tarda. Lo dimostrerebbero i capelli che, invece di cadere verso il basso, aderiscono alla testa, come se la figura fosse rappresentata in piedi. Proprio per tale ragione, alcuni artisti, come Rubens, raffigurarono lo Spinario cambiando la posizione della testa. A confermare l’ipotesi che si tratti di un pastiche, sono state condotte delle indagini diagnostiche che hanno rilevato che i pezzi sono stati fusi separatamente e assemblati con ricolata metallica. La lega metallica della testa è diversa da quella del corpo e l’analisi dei resti delle terre di fusione ha accertato che la sua realizzazione è avvenuta in ambito laziale.

Il giovinetto giunse in Campidoglio nel 1471, con la donazione dei bronzi lateranensi al Popolo Romano fatta da papa Sisto IV.

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