L’astrologia nell’arte, dalle prime rappresentazioni alla corte dei Visconti

di Vanessa Paladini

Il legame fra l’arte e l’osservazione del cielo si stabilisce in epoca arcaica. Mito e scienza danno vita ad immagini che sembrano rimaste immutate sino al Rinascimento. Il mondo culturale pagano non riesce ad essere eliminato neanche dal cristianesimo, nonostante polemiche antiastrologiche condotte da Sant’Agostino o Pico della Mirandola.  L’iconografia astrologica, zodiaco, pianeti e varie costellazioni si trova tutt’ora nelle chiese, si comincia a vedere la figura di Cristo- Sole ed a partire dalla metà del IV secolo la sua nascita è fissata il 25 Dicembre, giorno che corrisponde all’inizio del nuovo anno solare nel calendario pagano.

Lo scudo di Achille è la prima opera d’arte a contenere un immagine delle costellazioni, si trova a Pompei, nella casa degli Urbani. Omero ne tramanda la descrizione nel XVIII libro dell’Iliade:

“(Efesto) fece per primo uno scudo grande e gravoso che in ogni parte adornò: e intorno gettò un orlo lucido, un triplice orlo splendente, e fuori una cinghia d’argento. Cinque strati aveva lo scudo: ma sopra di esso molte figure istoriava, con molta sapienza. E in esso fece la terra e la volta del cielo ed il mare. E il sole instancabile e un pieno di luna e tutti i segni di luce che il cielo cinge a corona, Pleiadi, Iadi e forza d’Orione e l’orsa, cui danno anche il nome di carro, che gira sopra se stessa e volge a Orione lo sguardo e sola fra tutte le stelle ignora le acque d’Oceano.”

Scudo di Achille
Scudo di Achille

L’immagine dello Zodiaco associato alle personificazioni dei mesi o  alle raffigurazioni con i lavori pertinenti raggiunge la massima diffusione con le decorazioni scultoree che spesso si trovano sulle facciate delle chiese. Vincenzo de Beauvais, un teologo medioevale, nella sua opera “Speculum doctrinale” elenca i lavori da compiere ogni mese come un dovere assegnato da Dio all’uomo. L’aggiunta delle immagini zodiacali è vista come un ulteriore completamento artistico. Questo tipo di decorazione è introdotta, in Italia, da Benedetto Antelami, un artista lombardo. Il ciclo che realizza nel Battistero di Parma  (tra il 1196 e 1215) è il primo in cui si presenta l’associazione mese-zodiaco, la sua particolarità è la collocazione all’interno del Battistero e le grandi dimensioni delle steli rettangolari scolpite ad altorilievo.

Benedetto Antelami, sculture per il Battistero di Parma
Benedetto Antelami, sculture per il Battistero di Parma

Anche Giotto realizza una serie di affreschi con soggetti astrologici nel Palazzo della Ragione di Padova, ma il 2 febbraio 1420 vengono distrutti da un incendio. Nel ventennio successivo poi la decorazione viene sostituita con gli affreschi di Niccolò Miretto e Stefano da Ferrara. Le immagini (restaurate nel 1756 da Zannoni)  si sviluppano su 333 scomparti, in cui viene svolta la dottrina degli influssi esercitati dai pianeti e segni zodiacali sulle attività dell’uomo, influssi negativi e positivi ed anche le occupazioni degli uomini nati sotto il pianeta. Le decorazioni realizzate prima dell’incendio sono rimaste nella zona inferiore e sono state eseguite da un seguace di Giotto, Giusto de’ Menabuoi e dal bolognese Jacopo D’ Avanzo. Sono raffigurate le Arti liberali, le Arti meccaniche, la Vergine, le Virtù, i protettori di Padova e gli animali rappresentanti varie specializzazioni giuridiche. Ideatore del programma è l’erudito Pietro d’Abano come indica, nel 1440, Savonarola nell’opera “Commentariolus de laudibus Pataviae”. D’ Abano riprende nella sua maggiore opera “Astrolabium Planum” (1293) l’arabo Albumasar che, in una sua opera, indica i segni che contraddistinguono i 360 giorni dell’anno. Il ciclo padovano rimanda ai codici miniati, anche se le immagini schematiche e frazionate saranno abbandonate nel corso del 400 a favore di immagini unitarie con influsso dei Pianeti. La sua peculiarità è quella di  seguire l’iconografia del Trecento, secondo cui ogni attività umana è controllata dal Pianeta guida del segno zodiacale: il dio planetario trasferisce sull’uomo il suo carattere,  determinandone anche l’aspetto fisico.

Affreschi del Palazzo della Ragione
Affreschi del Palazzo della Ragione
Pietro d'Abano
Pietro d’Abano

allegato 5

allegato 6

Giotto, nel campanile di Firenze,  ha esposto le corrispondenze tra pianeti e uomo con aspetti religiosi e profani, il suo progetto è realizzato intorno al 1334 da Andrea Pisano. Vi sono rilievi quadrangolari ed esagonali, nei primi si trovano le immagini delle sette Virtù, dei sette Sacramenti e delle sette Arti Liberali mentre negli altri è raffigurata l’umanità a lavoro ed illustri scienziati e artisti.

allegato 7

Lo stesso tema è ripreso da Andrea Bonaiuti (1365-1367),  all’interno del Cappellone degli Spagnoli di Santa Maria Novella, precisamente nella parete in cui vi è il “Trionfo di San Tommaso”. Nell’affresco, partendo dall’alto si hanno le sette virtù, suddivise nelle  tre teologali, Fede, Speranza, Carità, e nelle quattro cardinali, Prudenza, Temperanza, Giustizia e Fortezza, simboleggiate da angeli di vario colore. A destra e a sinistra di san Tommaso si trovano i quattro evangelisti con San Paolo, che espressamente dichiara di predicare un suo vangelo e a sinistra cinque personaggi dell’Antico Testamento, tra i quali si nota Mosè con Giobbe, David, Salomone e Isaia.

 

San Tommaso esibisce il testo : «Optavi et datus est mihi sensus, et invocavi et venit in me spiritus sapientiae, et preposui illam regnis et sedibus» ovvero «Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito della sapienza, la preferii a scettri e a troni». Nella sua opera  Summa contra Gentiles Tommaso d’Aquino prende in esame tutte le dottrine le cui conseguenze sono direttamente in contrasto con la dottrina cristiana. Per questa ragione sotto il trono si trovano accovacciate tre figure, gli eretici sconfitti: Ario, Averroè e Sabellio.  Nella fascia inferiore su due ordini il sistema del sapere medioevale secondo lo schema della Divisio scientiae con i suoi inventori, per un totale di 28 figure. Le figure sono in totale 49. L’ordine e la disposizione simmetrica delle figure suggeriscono che ci troviamo dinnanzi a quel sistema arcaico di comunicare informazioni temporali sulla Storia della salvezza.

allegato 9

Nel registro inferiore si trovano quattordici stalli decorati, nei quali siedono le personificazioni muliebri delle sacre scienze (a sinistra) e delle arti liberali (a destra), ai piedi di ciascuna delle quali si trova un illustre rappresentante. Ciascuna di esse è protetta da un pianeta, secondo una tradizione pitagorica ripresa nel medioevo da Michele Scoto, san Tommaso d’Aquino e Dante.

allegato 10

La decorazione astrologica diventa, con il tempo, complemento di immagini rappresentanti delle vicende legate a committenti che avevano interesse a consultare astrologi prima di intraprendere azioni belliche e diplomatiche.  Affreschi di questo tipo si trovano per la prima volta nella Rocca di Angera (Varese). Rocca venne definitivamente conquistata nel 1314 da  Matteo Visconti , dopo che l’arcivescovo Ottone ne era entrato in possesso nella metà del 13° secolo. Attualmente rimangono solo alcuni affreschi del ciclo astrologico eseguito dopo la conquista dei Visconti. Il ciclo, in stile bizantino, rappresentava i Pianeti affiancati dai segni zodiacali ed in basso erano rappresentate le gesta dell’antenato Ottone (fondatore della potenza viscontea). Gli dei planetari erano seduti in trono o in trionfo su carri, secondo un’ iconografia  che risale ad antichi manoscritti illustranti storie di dei pagani come “Nuptiae Philologiae” di Marziano Capella (1100). Oggi si può ammirare Saturno in trono, affiancato dal Capricorno e l’Acquario, Il Sole alla guida di una quadriga rossa che si dirige verso il Leone e la Luna che si trova su una biga, con alle spalle il Cancro. Il segno dello Scorpione invece è raffigurato affianco al frammento di un cavallo galoppante, alla guida del trionfo di Marte.

allegato 11

allegato 12

I Visconti furono i primi ad interessarsi all’astrologia e a commissionare numerose opere di questo tipo. Fecero commissionare un altro affresco, ora perduto, al  Castello di Pavia che era stato costruito tra il 1360 e 1365  da Galeazzo Visconti II –Signore anche di Pavia- . Esso però  venne ricoperto da nuovi affreschi nel 1467 in occasione delle nozze di Francesco Sforza.

RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 
Precedente "La felicità? Cos'é la felicità?": una bellissima poesia di José Antonio Muñoz Rojas Successivo "Danae" e "Bisce d'acqua": la sensualità femminile in Klimt