“L’Amore Vincitore” di Caravaggio, tripudio di passione e committenza

di Vanessa Paladini

“Omnia vincit Amor” ossia Tutto vince Amore,  così scriveva il poeta latino Publio Virgilio Marone nelle “Bucoliche” (Egloga X).

Ispirato dalla bellezza di queste parole, sotto commissione del marchese Vincenzo Giustiniani (1564- 1637) , Caravaggio dipinse il famosissimo  quadro dal titolo “Amore Vincitore” . Un olio su tela, oggi conservato nello “Staatliche Museum”  di Berlino e  risalente al 1602 circa.

La datazione del  dipinto è da mettere in relazione ad un noto madrigale composto,  proprio nel  1602,  dal poeta Gaspare Murtola (1570- 1624) che , per primo, ne volle rendere indelebile memoria.  A conferma di questa cronologia, si ha  una deposizione di Orazio  Gentileschi  (1563-1639) -pittore ed amico di Michelangelo Merisi-  risalente al 1603. Il Gentileschi  parla di un amore terreno dipinto dal Caravaggio  in competizione con  il pittore Giovanni  Baglione  (Roma 1571 – 1644) a seguito di una disputa sull’ allegoria dell’ amore.

Il quadro era il più prezioso della collezione Giustiniani  ed era costato 300 scudi al marchese.  L’ opera rimase a Roma anche quando sia il cardinale di Savoia, sia un membro della famiglia Crescenzi offrirono 2000 ducati per averlo.

Nella tela del Caravaggio  vi è raffigurato a “statura naturale” un giovanissimo Cupido ignudo, quasi dodicenne,  ridente e sprezzante del mondo, con grandi ali brune di aquila e con attorno una natura morta complessa.   Modello di quest’ opera  è  “ Cecco di Caravaggio” identificato con  il pittore bergamasco Francesco Boneri, fedele seguace del  Merisi e suo garzone.

“Checco del Caravaggio lo chiamano fra i pittori, è il suo ragazzo, capelli scuri, due ali, raie, compasso, liuto, violino, armi e alloro. (…) Era il corpo e faccia del suo ragazzo o servitore che giaceva con lui”. Questo annota, a riguardo, l’artista inglese Richard Symonds che, intorno al 1650, andò a vedere a Roma la collezione.

Le ali raffigurate nel quadro  sono, probabilmente,  le stesse che nel 1605 vennero ritrovate nell’inventario dello studio dell’artista.

Il Cupido stringe nella mano destra le frecce e mostra  un atteggiamento che rimanda ad un codice simbolico ampiamente utilizzato nel senso di vittoria. Esso, con le gambe divaricate, siede per metà su un globo stellato e viene raffigurato nell’ atto dello scavalcamento.  Un telo bianco gli sottolinea  l’incavo degli arti inferiori.  L’immagine freme e pulsa di energia libidica.

Ai piedi del fanciullo spiccano una squadra ed un compasso  che alludono alla geometria.  Un violino ed un liuto sono appoggiati ad una partitura musicale . Un manoscritto, simbolo di ambizione letteraria, giace aperto ed abbandonato sul pavimento.  Una corona d’ alloro è stata lasciata cadere. Si notano una corazza vuota e pezzi d’armatura di scuro acciaio. A complemento di questi segni di passata gloria militare, vi sono la corona e lo scettro, seminascosti  fra le pieghe del  lenzuolo scompigliato vicino al polpaccio sollevato del Cupido.

Appresso le quali mezze figure colorì un Amore vincitore, che con la destra solleva lo strale, ed a’ suoi piedi giacciono in terra armi, libri ed altri stromenti  per trofeo” . (Giovanni Pietro Bellori, “ Le vite de’ pittori, scultori e architetti moderni”)

Da dietro la coscia  destra del ragazzo spunta l’orlo di un globo blu, punteggiato di stelle dorate. Anche l’ astronomia è stata sbaragliata da Amore.

Straordinaria è l’esattezza con cui Caravaggio riproduce le doppie corde del liuto ed il loro spessore, molto maggiore nelle due corde basse. Evidenzia anche la crepa del legno nella pancia del liuto  -che sottolinea come Caravaggio fosse consapevole della fragilità di questo strumento- e della precisione calligrafica nel riprodurre la lettera iniziale “V” del Terzo Madrigale (dal Primo libro dei Madrigali a quattro voci di Jacob Archadelt). Dopo la “V” si possono osservare anche la chiave di mezzosoprano e quattro pentagrammi con le note musicali.

A livello interpretativo, il filo conduttore del dipinto sembra essere  proprio  l’ unione che si stabilisce tra gli oggetti poggiati sul pavimento e la relazione che intercorre tra loro e la figura centrale. Tali oggetti sono sì delle entità autonome ma sono anche legate al tema centrale del dipinto: Amore vince su tutto. Il discorso si riferisce al committente che era fortemente interessato a tutte le attività i cui oggetti fanno riferimento. Squadra e compasso non sono solo rimandi alle conoscenze architettoniche di Vincenzo Giustiniani ma vi fanno riferimento anche per l’intreccio che realizzano con le iniziali del committente [V. G.].

Il Giustiniani potrebbe essere adombrato nella figura di Amore. Come  “omnia vincit amor” così il marchese è “maestro e signore di tutte le arti” , secondo l’ idea neoplatonica di Marsilio Ficino. La cultura ad indirizzo neoplatonico era propria di Giustiniani e divenne anche nota caratterizzante per l’epoca.

Il marchese non solo padroneggiò  molte arti -suonando il liuto e scrivendo un “Discorso sopra la musica”-  ma fu abile costruttore nel suo feudo di Bassano di Sutri ed erede di una famiglia di ricchi dominatori genovesi  sull’ isola Egea di Chio. Esso fu molto legato al quadro del Caravaggio, tanto da non nascondere mai di amarlo più di ogni altro.

Joachim Von Sandrart, pittore e biografo tedesco a servizio di Giustiniani, testimoniò che  “Amore   vincitore”  era coperto da una cortina di seta  di color verde  scuro  poiché era  così  bello che  avrebbe oscurato gli altri pregevoli pezzi  della collezione.  Infatti Sandrart scrive:

Questo lavoro che era conservato assieme ad altri centoventi dei più eccellenti artisti in un unico locale ed era visibile al pubblico , venne dietro mio consiglio coperto (…) per essere mostrato da ultimo, perché altrimenti toglieva pregio a tutte le altre rarità

L’ autenticità e la vitalità  presenti  nella figura del fanciullo sono infatti “tali da restare poco indietro rispetto alla vita”. Ma è Caravaggio il vero trionfatore  che, a colpi di delineate pennellate e  vivido colore, ha saputo ancora una volta trafiggere l’anima  ed  i sensi dell’ osservatore.

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BIBLIOGRAFIA CONSULTATA PER LA REDAZIONE DI QUESTO ARTICOLO:

  • “Caravaggio. Vita sacra e profana” di Andrew Graham-Dixon, Milano, Mondadori ;
  • Strumenti  in posa: novità sull’ “Amore Vincitore”  di Caravaggio”  di Vincenzo Pacelli;   (pp.156- 162)
  • “Caravaggio”  Grandi Monografie , Milano, Mondadori. (p.168)

 

 

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