La scultura di Pietro Guida tra amorevoli colloqui ed eterni silenzi

di Laura Corchia

Le sculture in cemento raccontate da Pietro Guida si muovono in uno spazio che appare sospeso nel tempo, tra mito e verità, tra confidenze sussurrate alla finestra e passi di danza, tra giochi di equilibri e storie che appartengono al mito.

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L’artista, discostatosi dall’astrattismo che ha caratterizzato la sua produzione passata, ha inteso cristallizzare frammenti di realtà e restituirli con colori vividi e gesti semplici, presi a prestito dal quotidiano. Dopo una parentesi geometrico-costruttivista, il ritorno all’umanità di Pietro Guida è fatto di donne che chiacchierano affacciate su un paesaggio immaginario, di ginnaste che volteggiano in precario equilibrio, di musiciste ritratte in un attimo di pausa, di nudi dalla fisicità armoniosa e voluttuosa, di folate di vento che fanno ondeggiare gli indumenti e le capigliature, di momenti di intimità e di fanciulli che si librano nell’aria e che ci ricordano la spensieratezza della tenera età. L’impressione è quella di trovarsi in una piazza affollata e di doversi fare spazio tra figure assorte nei loro pensieri e nelle loro attività.

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Si vorrebbe interagire con loro, rubare la loro attenzione, carpirne i dialoghi e sentirsi partecipe dei sentimenti di ciascuna. Scrive in catalogo Francesco Abbate: «Colloqui e silenzi sono i due poli entro i quali si muovono, a volte si “realizzano” i personaggi di Guida, ed a volte queste due condizioni si ritrovano in una stessa composizione». Questi momenti di verità convivono con storie dal sapore antico, come nella Salomè che si china sulla testa del Battista o in Orfeo ed Euridice ritratti con abiti moderni, a significare che il mito è sempre attuale.

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L’artista campano Pietro Guida è nato a Santa Maria Capua Venere nel 1921. Considerato uno dei maestri delle arti plastiche, la sua attività ha attraversato tutto il Novecento. Una vita passata a plasmare figure e a dare vita e forma a numerosi personaggi. Le sue sculture, realizzate in cemento, sembrano respirare e trasudare sensualità ed erotismo. Ogni opera è memore dell’arte classica, ma anche dei calchi di Pompei e delle realizzazioni di Arturo Martini (1889 – 1947). Si potrebbe azzardare altresì il parallelismo con i nudi di Pierre Bonnard (1867 – 1947): basti confrontare le opere di entrambi per cogliere la stessa carnalità e il medesimo interesse per l’intimità dei genti quotidiani compiuti dalle donne durante la “toilette du matin”.  L’attenzione rivolta ai numeri circensi e al sognante e malinconico mondo degli acrobati è, invece, memore della produzione picassiana. Ma, mentre il maestro spagnolo indaga la vita che si svolge dietro le quinte, quando il sipario è calato e gli arlecchini indossano ancora gli abiti di scena, Pietro Guida cattura l’instante in cui la giovane equilibrista compie il suo strabiliante esercizio. Sembra quasi di coglierne la difficoltà e, nello stesso tempo, la leggerezza di un corpo che sembra quasi non gravare sullo schienale della sedia.

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Oltre all’attività figurativa, l’artista si è fatto interprete, tra il 1960 e il 1970, del rapporto tra arte e industria, recuperando scarti di produzione dello stabilimento Italsider di Taranto per poi dare vita a mostre/performance che portano l’attenzione sui problemi dell’ambiente e dello sfruttamento del pianeta.

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Di seguito un video che mostra Pietro Guida al lavoro nel suo studio:

 

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