Gustav Klimt e il mondo femminile

Di Laura Corchia

“Gustav Klimt è affascinato dalla seduzione femminile, che esalta con il preziosismo delle vesti e degli ambienti in un inno alla bellezza. Quale interprete del fasto viennese è un artista stimato e vede riconosciuto il valore della sua pittura”.

(Federico Zeri)

Passato alla storia come il più grande pittore dell’universo femminile, Gustav Klimt ha immortalato nelle sue opere moltissime donne che, consapevoli della propria femminilità, si abbandonano spietatamente al piacere oppure mostrano un corpo dalle fattezze androgine.

Nei numerosi ritratti emerge un profondo scavo psicologico, un interesse verso due mondi apparentemente diversi e distanti: astrattismo e volumetria, realismo ed accentuato decorativismo.

Scrive Berta Zuckerkandl nel 1907: “Klimt dipinge la donna del suo tempo. La sua struttura fisica, l’immagine del suo corpo, la plasticità della sua carne, la meccanica dei suoi movimenti, tutto ciò klimt ha sempre indagato fin nella sua più segreta fibra imprimendolo nella sua memoria. Egli varia il tema femminile nei suoi diversi rapporti con il creato e con la natura, mantenendosi così su un terreno solido e sicuro.  Crudelmente voluttuose o serenamente sensuali, le donne che dipinge possiedono un inquietante fascino. Il tono cangiante dei loro corpi elastici, lo splendore fluorescente della pelle, il taglio angoloso della testa dalla fronte ampia e i capelli rossi e peccaminosi hanno una risonanza profondamente psicologica. Nei ritratti egli realizza figure di donne eleganti, nervose, assetate o sognanti la vita, ma tutte, nonostante le differenze, esistono solo grazie all’opera dell’artista. Klimt però risolve il corpo femminile in magnifiche linee ornamentali come fosse una figura ideale. Ogni accidente, ogni tratto individuale viene rimosso e quel che resta è solo la tipicità pura, la sublimazione della donna moderna”.

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Il Ritratto di Sonia Knips (1898), racchiuso in un insolito formato quadrato, fa emergere dal fondo scuro una figura evanescente e dallo sguardo posato sull’osservatore, come ad indagarlo. La protagonista impugna un piccolo libretto rosso e pare perdersi all’interno di un abito vaporoso, impalpabile, soffice. La pennellata sfilacciata e impressionistica contrasta il realismo del volto e della capigliatura. La donna conserva tuttavia ancora una tridimensionalità, una saldezza che verrà poi abbandonata nella produzione successiva.

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Il Ritratto di Adele Bloch-Bauer fu eseguito circa un decennio più tardi. Il volto della protagonista appare come incastonato come un gioiello prezioso all’interno di una decorazione che comprende lo sfondo e il vestito. I lineamenti sono ancora realistici e tridimensionali. Tutto attorno ogni oggetto diventa indistinguibile e si perle nello sfavillio della superficie dorata. Un sottile zoccolo a scacchi interviene a distinguere la parete del pavimento, ma le due superfici assumono in realtà l’aspetto di un continuum bidimensionale e il quadro tende a perdere il carattere di dipinto.

 

Una lunga gestazione ebbe invece il Ritratto di Margaret Stonborough-Wittgenstein, databile al 1905. Una fotografia fatta nello studio del pittore mostra un abito più ricco ed elaborato, con balze e ricami. Il pittore semplifica di molto la composizione, arrivando a tradurlo come una sorta di nuvola bianca che avvolge il corpo. Le parti lasciate scoperte dalla stoffa vengono messe in risalto dal decorativismo che, in questo caso, coinvolge solo la piccola porzione in alto del quadro. Il volto è di un realismo quasi pedissequo, accentuato dalla resa tangibile dei capelli.

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La cifra stilistica di Klimt cambia già attorno al primo decennio del Novecento, con volti che abbandonano la resa veridica per uniformarsi agli sfondi e agli abiti. Non più fattezze tridimensionali, ma lineamenti piatti, appena appena rilevati da un rossore sulle guance. Ne è un esempio il Ritratto di Eugenia Primavesi. Qui la superficie si anima di colori brillanti e inquadra un corpo posizionato frontalmente. Il movimento è appena accennato dalla posizione delle mani. Un disegno preparatorio lascia intendere come lo schermo azzurro fosse in realtà uno schienale, ma nel dipinto il suo significato perde di importanza. Lo sguardo dell’osservatore indugia sulle decorazioni sfavillanti, ma poi si posa su quel volto apparentemente così serio.

 

Se fino al 1896 il pittore si dedica anche ai ritratti maschili, a partire da quella data egli si concentra solo sulle sue belle dame. Ci troviamo di fronte ad una netta, quasi implicita, dichiarazione poetica.

L’universo femminile di Klimt è un universo che lascia straniati, annientati. Le sue donne hanno un forte richiamo, come il canto di una sirena. Tutto è verità e tutto è finzione, tutto si disperde nei colori.

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