Chaïm Soutine: il pittore dei facchini e dei buoi squartati

Di Laura Corchia

Nato in una piccola cittadina della Lituania, Chaïm Soutine (1893-1943) apparteneva ad una famiglia molto povera. Il padre riusciva a portare avanti la numerosa famiglia rammendando vestiti e immaginava per il figlio un futuro da calzolaio.

Il ragazzo, tuttavia, dimostrò sin da fanciullo una naturale propensione al disegno e nel 1913 si stabilì a Parigi, conducendo una vita grama, in condizioni igieniche disastrose e nella miseria più assoluta. Amico di Modigliani, guadagnava qualche soldo facendo il facchino alla stazione.

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Come nelle più belle fiabe, la sua vita cambiò grazie all’incontro con Albert Barnes, un medico divenuto miliardario grazie alla scoperta di un antisettico. In seguito alle sue commissioni, Chaïm conobbe la ricchezza, iniziò a frequentare i migliori sarti di Parigi e affittò uno studio dove dipingere. Qui nacquero le sue opere più importanti. Durante la guerra, la Francia fu invasa dall’esercito nazista e Soutine, in quanto ebreo, fu costretto a lasciare la capitale francese e a nascondersi nelle campagne circostanti per evitare l’arresto da parte della Gestapo.
In questo periodo si mosse costantemente da un posto all’altro e talvolta fu costretto a rifugiarsi nei boschi, dormendo all’aperto.
Questo stile di vita gli procurò un forte attacco di ulcera allo stomaco che lo costrinse a tornare a Parigi per subire un’operazione chirurgica, che però non riuscì a salvargli la vita. Morì nella capitale francese nel 1943. La sua arte è difficile da etichettare. Egli frequentava musei e gallerie, dove copiava avidamente le opere esposte e si dichiarava interessato solo ai classici. Le sue nature morte sono quasi esclusivamente pesci, bestie da macello. selvaggine e animali. Attirato dai processi di decomposizione e dal graduale passaggio dalla vita alla morte, acquistava dai mattatoi buoi squartati, appendeva nel suo studio e realizzava dipinti dal vero. Alla carcassa, l’artista aggiungeva, di tanto in tanto, sangue fresco, mentre un assistente allontanava le mosche. Queste pratiche gli procurarono non pochi guai con i vicini.

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Si dedicò con estremo interesse anche ai ritratti. I suoi soggetti preferiti erano chierichetti, pasticceri, fattorini, tutti personaggi accomunati da un solo elemento: la divisa. I visi risultano deformati, guardati a fondo, scorticati come nel corso di un’autopsia. L’uniforme indossata dai suoi personaggi li rendeva anonimi, li classificava socialmente e forniva all’artista l’occasione per usare colori squillanti e vibranti.

 

Soutine compare nel racconto “Pelle” di Roald Dahl del 1961. In questa breve storia, caratterizzata dal tipico humour macabro e spiazzante dello scrittore gallese, Soutine tatua, sulla schiena di un amico (il signor Drioli), un ritratto della giovane moglie di lui. Molti anni dopo, caduto in disgrazia, Drioli si troverà in una galleria d’arte che espone opere di Soutine. Spinto dalla fame, esibirà il tatuaggio davanti allo sguardo attonito dei presenti, attirando (sciaguratamente) l’interesse di un mercante d’arte senza scrupoli. Nel racconto Soutine appare povero, dedito all’alcol, cupo e taciturno, cliché dell’artista bohémien.

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