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Tesori di Napoli: La fontana del Belvedere a Capodimonte. Ritorno ad antichi splendori

Nel Bosco di Capodimonte a Napoli è situata la Fontana del Belvedere, tornata al suo antico splendore dopo il recente restauro.

di Fabio Strazzullo

Sul lato sud-ovest del Real Bosco di Capodimonte chiamato Belvedere proprio perché affaccia sul golfo di Napoli è collocata la Fontana che prende il suo nome.  È la fontana più monumentale che il parco ospita ed è costituita da una vasca circolare dalla quale si eleva un gruppo marmoreo di circa 5 metri formato da due figure allegoriche di divinità fluviale (maschile e femminile) che sorreggono una conchiglia sulla cui sommità è posta una grossa pigna marmorea dalla quale zampilla acqua proveniente dall’acquedotto del Serino, ultimato nel 1885 e due delfini dalle sembianze grottesche, con fauci spalancate e code intrecciate, addossati a uno scoglio formato da pietre laviche.

Il tutto accompagnato da vari elementi decorativi come animali, frutta e festoni vegetali. Nel suo assetto attuale, la fontana risale al 1882, anno in cui re Umberto I di Savoia promuove la risistemazione dell’area del Belvedere. In un primo momento, l’allora direttore della Real Pinacoteca di Capodimonte, Annibale Sacco, aveva progettato la realizzazione di un’opera completamente nuova da affidare a qualche valente scultore, ma il costo eccessivo e l’esecuzione del progetto fu abbandonato. Nel giugno del 1885, il direttore inviò al Ministero della Real Casa un secondo progetto, già approvato qualche anno prima dalla Direzione Tecnica, che consisteva nel costruire la fontana utilizzando il gruppo marmoreo appartenente ad una vasca situata presso la Real Frutteria del Giardino Torre situato nell’estremità nord-est del parco e il bordo in marmo che circondava un’altra fontana posta in prossimità della Vaccheria. Ottenuta l’autorizzazione dal Ministero e il plauso del re Umberto I e della consorte, la regina Margherita che durante una loro visita a Capodimonte si erano soffermati ad ammirare la fontana della Torre, il Sacco affidò i lavori al marmoraro napoletano Antonio Belliazzi, probabilmente legato da vincoli parentali col più noto scultore Filippo Belliazzi. Antonio Belliazzi era titolare di un “opificio di architettura in marmo”, ubicato a Napoli, in Piazza Cavour 41, come si evince dai due contratti di appalto redatti il 25 giugno 1885 e conservati presso l’Archivio di Stato di Napoli.

Il suo nome è citato anche nell’Annuario d’Italia, nel volume del 1894, dov’è indicato tra i marmisti attivi a Napoli in quel periodo. I lavori del trasferimento del gruppo scultoreo iniziarono nel luglio 1885 “per approfittare del collocamento della tubolatura” (da intendersi gli impianti di approvvigionamento d’acqua della reggia), da parte della Società Veneta per imprese e costruzioni pubbliche incaricata della realizzazione del nuovo Acquedotto di Napoli, nell’ambito delle opere di Risanamento.

La notizia dell’inizio dei lavori fu annunciata ai napoletani, in modo trionfalistico e con dovizia di particolare, dal giornale “Il Pungolo” (23-24 giugno 1885), mentre la conclusione risale al mese di gennaio 1886. Per il pagamento dei lavori, la Real Casa offrì al Belliazzi la somma di lire 10.000 per smontare il gruppo scultoreo dal Giardino Torre e trasportarlo e collocarlo nella sede attuale, insieme al bordo in marmo che circondava la vasca posta in sommità della Vaccheria. Il contratto stipulato tra il Belliazzi e Annibale Sacco prevedeva anche la completa ed esatta ripulitura di tutti i marmi, nonché l’esecuzione di tutti i restauri necessari. Un’ulteriore somma pari a lire 5.000 venne offerta a Belliazzi dalla Società Veneta del Serino per eseguire il lavoro delle fondamenta della fontana, a perfetta regola d’arte, secondo uno specifico computo metrico che è stato conservato. Dopo i lavori di restauro durati nove mesi, il 9 maggio 2019 Capodimonte restituisce la fontana in tutto il suo antico splendore, ritrovando la sua limpidezza e la piena funzionalità dei suoi giochi d’acqua.

Durante le operazioni è stato possibile recuperare informazioni preziose in merito alla sua storia e infatti molti storici dell’arte collocano la sua costruzione tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX, ma è stato grazie alle ricerche della dott.ssa Rossella Napoli, amica e collega, che si è potuto risalire alla data effettiva riconducibile al 1760. Si tratta quindi di marmi settecenteschi, opera di artisti impegnati nella decorazione delle residenze borboniche. Alcuni ritengono che la fontana sia attribuibile a Giuseppe Canart (1713-1791) artista fiammingo formatosi a Roma nella bottega di Camillo Rusconi e attivo presso la corte dei Borbone per eseguire lavori di restaurazione sulle opere provenienti dagli scavi archeologici. Canart fu, inoltre autore della Fontana delle Flora o delle Sirene (1762-1767) per il Giardino Grande della Reggia di Portici. Tuttavia lo stile del gruppo scultore di Capodimonte è assolutamente diverso dal suo e questo ci porta a pensare che le ricerche condotte finora sulla fontana del Belvedere segnano l’inizio e il continuo di un’attività di ricerca che mira ad ampliarsi e approfondirsi, includendo anche lo studio delle altre fontane presenti nel Real Bosco di Capodimonte.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonti consultate

Rossella Napoli, La fontana del Belvedere, atti del convegno 2019

Sito ufficiale del Museo e Real Bosco di Capodimonte

 

 

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