Paul Gauguin e l’incontro con Van Gogh

Di Laura Corchia

Nel novembre 1886 Gauguin lasciò la Bretagna ed andò a vivere a Parigi, un in modesto alloggio in rue Lecourbe. In quella città che gli appariva “un deserto per chi è povero”, fece conoscenza con i fratelli Van Gogh: Theo, serio e posato, e Vincent, sempre pronto a sposare le cause più nobili. I due fratelli olandesi lavoravano presso uno dei negozi della casa Boussod, Valadon & C., specializzata in commercio di stampe, di oggetti d’arte e di pittura contemporanea. In realtà, Vincent era tutto assorbito dalla pittura impressionista e affascinato da quella giapponese e, quando vide i quadri dipinti da Gauguin a Pont-Aven, ne rimase profondamente colpito.

Tra i due nacque un rapporto alquanto bizzarro e, per certi versi, squilibrato. Paul possedeva una forte personalità e un carattere distante e selvatico che lo rendeva, talvolta, egoista e interessato quasi esclusivamente alla realizzazione dei propri oggetti. Di lui, Vincet dirà: “Istintivamente sento che Gauguin è un calcolatore, che vedendosi molto in basso nella scala sociale, vuole riguadagnare una posizione con dei mezzi che saranno certamente onesti, ma soprattutto molto politici.
Gauguin non sa che io sono in grado di valutare tutto ciò. E non sa forse che ha assolutamente bisogno di guadagnare tempo, e che con noi guadagna tempo, se non anche altre cose”. 

Van Gogh, invece, era fragile, modesto, con poca fiducia in se stesso e nelle sue possibilità. Estremamente premuroso verso Gauguin, gli riservò una stima profonda e un affetto che si rivelerà eccessivo e a tratti soffocante. Le differenze tra i due sono evidenti anche nello stile pittorico: così, Vincent, dipingendo solo dal vero, cercherà sempre la verità della natura; Paul avrà invece sempre una visione caratterizzata da forme irrazionali e da colori sintetici e simbolici.

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Tra i due c’era Theo, punto di riferimento di entrambi. L’ampia raccolta delle lettere intercorse tra Paul, Vincent e Theo rappresenta una testimonianza fondamentale di quel legame artistico e umano, evidenziando i più intimi dettagli della loro personalità, del loro carattere e i loro pensieri sull’arte, sulla pittura e sulla vita.

Dopo il 1887, Paul e Vincent partirono, separatamente, alla ricerca del “selvaggio”. Gauguin si recò in Bretagna e Vincent in Provenza, “il paese dei toni azzurri e dei colori allegri”. I due si scambiarono una fitta corrispondenza in cui emergono le preoccupazioni di Gauguin per la situazione economica e per il suo precario stato di salute, e i pressanti inviti di Vincent a raggiungerlo nella famosa “casa gialla” ad Arles. E poiché “vivendo soli, da una parte come dall’altra, si vive come dei malfattori, almeno in apparenza e un po’ anche realmente”, l’invito di Vincent diventerà quasi un’ossessione. Nel frattempo Theo provvedeva ai bisogni di entrambi, come un padre affettuoso, inviando loro denaro, vendendo le loro opere e procurando loro alcuni contatti con collezionisti e galleristi.

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Gauguin, lasciatosi convincere dall’amico, giunse ad Arles nel il 29 ottobre. Sceso dal treno, fece una sosta nel caffè di Ginoux. Si guardò attorno, ma Arles proprio non gli piaceva e addirittura la definì il più sporco buco del Sud. Il suo disagio si acuì nei giorni successivi, di fronte alla completa disorganizzazione di Vincent. Nella Casa Gialla compariranno a breve, infatti, due scatole. Una contenente i soldi per gli alimenti. L’altra per il tabacco, l’affitto e le loro “passeggiate notturne e igieniche”. Il loro distacco, già iniziato subito dopo l’arrivo di Gauguin ad Arles, culminò nel momento in cui Paul decise di ritrarre Vincent all’opera. Van Gogh fu quasi disgustato da questo quadro. Paul Gauguin lo ritrae mentre dipinge i girasoli ma, invece di mostrare il quadro del suo amico -e quindi mostrare e rendere omaggio alla sua arte-, raffigura solo i girasoli reali, nascondendo la tela di Van Gogh.

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Nel dicembre dello stesso anno, Gauguin decise di fare le valigie e di andare lontano. Van Gogh, troppo fragile per sopportare questo abbandono, si tagliò l’orecchio.

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Dopo la tanto attesa e burrascosa convivenza le due strade si separarono per sempre. Gauguin si recò prima a Parigi e poi in Bretagna, mentre per Vincent iniziò il lungo calvario in manicomio. Infine, nel pomeriggio del 27 luglio 1890, Vincent si sparò al petto, mettendo fine alla sua breve e dolorosa esistenza. Il fratello Theo morì sei mesi dopo.

In una lettera di Vincent si legge: “Il buon Gauguin e io in fondo in fondo ci capiamo e quand’anche fossimo un po’ matti, non siamo forse però anche abbastanza profondamente artisti per dissipare le preoccupazioni al riguardo con quel diciamo per mezzo del pennello?” Nonostante tutto, dunque, “sarà sempre amicizia tra di noi”. 

 

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