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Musei ideali e gallerie poetiche

Di Laura Corchia

Nel Rinascimento fiorirono una serie di trattati di carattere utopistico che, sul modello della Repubblica di Platone, disegnano l’immagine di una città ideale.

La Città del Sole di Tommaso Campanella proponeva una struttura organizzativa fondata su principi di uguaglianza e comunità dei beni dove il cittadino era libero da ogni pressione ideologica e dai condizionamenti della politica. La città del sole a pianta circolare era divisa in sei gironi concentrici sulle cui mura erano dipinte figure geometriche, pietre preziose e minerali, piante e uccelli, animali e gli inventori delle leggi, delle scienze e delle armi.

I sei gironi possono configurarsi anche come una sorta di “museo ideale” rivolto essenzialmente a fini pedagogici e didattici.

Le proposte del Campanella non furono comprese dai contemporanei e, mentre tramonta il mito della città ideale, nacque quello del “museo ideale”, dovuto al fecondo rapporto che si istaura in età barocca tra arti figurative e letteratura.

Una sorta di museo immaginario è infatti la Galeria del Marino, una raccolta poetica che mira a meravigliare il lettore proponendo un parallelo tra arte e natura.

L’autore divide le sue composizioni poetiche per temi, le pitture per soggetto (favole, historie, ritratti e capricci), le sculture per tecnica (statue, rilievi, modelli e medaglie).

I componimenti poetici, che costituiscono solo una piccola parte della raccolta del Marino, avido collezionista, prendono spunto da contenuti tematici dell’opera d’arte che diventa così occasione di metafora.

Ludovico Cigoli compone un madrigale sulla Leda, opera perduta, proponendo una metafora sull’immortalità dell’arte.

Lo scudo con la testa di Medusa del Caravaggio, una delle poche opere identificabili nella raccolta del Marino, viene usato come spunto per esaltare il valore e la virtù del Granduca Ferdinando dè Medici.

Le rime sul ritratto dell’amata dipinto dal Figino mentre esaltano le qualità pittorica dell’opera, divengono occasione per un confronto fra poesia e pittura, capace quest’ultima di esprimere aspetti e moti intraducibili sulla carta.

Un diverso tipo di museo ideale è quello descritto da Marco Boschini, nella sua Carta del navegar pittoresco, guida in rima sulle bellezze pittoriche di Venezia dedicata ad un grande collezionista del 600, l’arciduca Leopoldo Guglielmo.

Dalla guida si evincono precise indicazioni per l’allestimento e per una fastosa e scenografica disposizione delle opere. L’autore suggerisce infatti di rivestire le pareti di velluti verdi o cremisi, raccordando le pitture e gli ambienti con cornici, cordoni e frange d’oro.

Da allora numerose sono state le riflessioni sul museo ideale, alcune si sono poi concretizzate in collezioni di taglio particolare: il Libro dei disegni del Vasari, il Museum Chartaceum di Cassiano dal Pozzo e le incisioni che corredano l’Histoire del l’Art par les Monuments del Seroux d’Agincourt ne sono un esempio.

Ai numerosi musei ideali possono aggiungersi anche le innumerevoli composizioni poetiche che celebrano, illustrano, interpretano e descrivono le opere d’arte.

Il rapporto fra pittura e poesia è chiaramente espresso nel famosissimo sonetto del Petrarca sul ritratto di Laura dipinto da Simone Martini. Esso celebrava le virtù pittoriche dell’artista, considerato uno dei pochi artisti moderni superiori agli antichi, poiché capace di tradurre in un ritratto spirante di vita, la bellezza spirituale e ultraterrena di Laura.

Più modesto letterariamente e di intento chiaramente celebrativo, si presenta invece il sonetto di Antonio Pucci sul ritratto di Dante dipinto da Giotto.

L’importanza del ritratto come strumento di celebrazione è ben evidente nel sonetto del poeta Ulisse Aleotti che ricorda la gara bandita nel 1441 per premiare l’artista che avesse realizzato il miglio ritratto di Lionello d’Este. La vittoria spettò a Jacopo Bellini, il quale aveva gareggiato contro Pisanello. Di quest’ultimo resta il profilo del Marchese conservato all’Accademia Carrara di Bergamo.

Il componimento dell’umanista e poeta Feliciano celebra l’eccellenza del medaglista Cristoforo Geremia che viene paragonato a Policleto e a Zeusi.

Il sonetto del poeta di corte milanese Bernardo Bellincioni, oltre agli intenti encomiastici, assume il valore di fonte perché certifica l’autografia di Leonardo nel celebre ritratto di Cecilia Gallerani.

Il ritratto di Maria Sarvognan eseguito da Giovanni Bellini è invece oggetto del sonetto del Bembo.

Anche lo stesso Raffaello dedica un sonetto alla donna amata che la tradizione suole identificare nel ritratto della Fornarina.

Come la veggo e chiara sta nel core
tua gran bellezza, il mio pennello franco
non è in pingere egual e viene manco,
perché debol riman per forte amore.

Sì mi tormenta lo infinito ardore.
Il volto roseo, il seno colmo e bianco,
con lo rotondo delicato fianco,
ha di vaghezza che abbaglia di splendore.

L’insieme allo pensier tutto commosse,
che atto non fe’ il saper; perciò nemica
fece la man che al ben ritrar non mosse.

Ognor fisso studiar in dolce amica
quella beltà che ciel credea sol fosse,
fia che il desiar compirà la mia fatica.

Il sonetto del letterato senese Alessandro Piccolomini celebra le qualità del ritratto di Don Diego Hutardo incentrandosi sullo sdoppiamento dell’immagine vera da quella dipinta e sul binomio e sulla sfida tra l’arte e la natura. Tiziano, uguagliando le noti naturali del soggetto, ne ha espresso mirabilmente l’alta spiritualità.

Il ritratto della poetessa Laura Battiferri dipinto da Bronzino viene invece esaltato dalle rime del Lasca.

Agnolo Bronzino, Ritratto di Laura Battiferri, Palazzo Vecchio, Firenze
Agnolo Bronzino, Ritratto di Laura Battiferri, Palazzo Vecchio, Firenze

Nel 600 il rapporto fra arte e letteratura si fa più intenso e le opere d’arte divengono l’oggetto stesso della composizione.

I poeti contemporanei, lodando in Caravaggio la straordinaria imitazione pittorica del reale, tendono a tradurre le sue immagini in poesia, come il Murtola che, alla Buona Ventura, dedica un madrigale.

Il ritratto della pittrice Elisabetta Siriani, morta a solo ventanni in circostanze drammatiche e misteriose, ispira invece al Picinardi un sonetto.

Il gesuita campano Michiel Silos scrive una guida in versi latini in cui illustra le più significative opere conservate nelle raccolte private di Roma. La Pinachoteca sive romana pictura et sculptura è stata più volte accostata alla Galeria del Marino, ma l’importanza dell’opera risiede nel suo valore di erudita documentazione sulle raccolte private.

Il componimento su un quadro del Lanfranco che si ispira a un episodio della Gerusalemme Liberata è una riflessione sul rapporto fra le arti sorelle che culmina nella vittoria della pittura sulla poesia.

Di stampo celebrativo e descrittivo è, invece, un sonetto su un ritratto raffigurante il letterato Torcigliani e il Paolini raffigurati con i simboli della loro attività.

Infine,  chiude questa immaginaria galleria poetica, la composizione in versi del pittore Jacopo Calvi.  I versi fanno parte di un catalogo a stampa con incisioni  che celebrava i dipinti appartenenti al marchese Filippo Hercolani.

 

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