La Basilica dei Santi Nereo e Achilleo a Roma

La Basilica dei Santi Nereo e Achilleo sorge a ridosso delle Terme di Caracalla e rappresenta uno dei gioielli dell’antica Roma.

A ridosso delle imponenti vestigia delle Terme di Caracalla, nel IV secolo d.C. venne edificata una piccola chiesa denominata ad fasciolas o fasciolae e dedicata al culto di San Pietro martire. Si racconta infatti che qui l’apostolo Pietro, fuggendo dal carcere Mamertino, abbia perso la benda (detta appunto fasciola) che copriva le ferite causate dalla prigionia. Nel VI secolo, e precisamente durante il pontificato di Gregorio Magno, la primordiale basilica fu dedicata ai Santi Nereo e Achilleo. Ma a causa della zona malsana e paludosa in cui l’edificio si trovava, nell’VIII secolo papa Leone III decise di abbattere il vecchio luogo di culto per costruirne uno nuovo, spostandolo leggermente rispetto al precedente: di questa fase all’interno della basilica resta oggi solo il mosaico absidale.

Vista l’importanza del luogo, la basilica continuò ad essere restaurata nel corso dei secoli (si menzionano infatti restauri intrapresi per volere di papa Sisto IV della Rovere nel 1475), anche se gli interventi più significativi furono quelli realizzati tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento su richiesta del cardinale Cesare Baronio, membro della Congregazione dell’Oratorio di Roma, ancora oggi titolare della basilica. E’ sempre al cardinale Baronio che si deve la ricca decorazione interna con la serie di affreschi che rivestono interamente le pareti delle tre navate, realizzati probabilmente dal Pomarancio. Nelle pareti laterali, sono disposte uno accanto all’altro una serie di pannelli figurati (realizzati da differenti artisti) con le atroci pene del martirio subite dagli Apostoli e da San Paolo. Come nella Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio, le immagini crude e violente lasciano poco spazio all’immaginazione: Pietro crocifisso, San Giacomo Maggiore decapitato, San Giovanni Evangelista nel supplizio dell’olio bollente, San Bartolomeo scorticato e ancora San Simone Cananeo fatto a pezzi da una sega. Nella navata centrale invece, gli affreschi presentano la vita e il martirio dei santi titolari della chiesa, Nereo, Achilleo e Flavia Domitilla. Si comprende così che i due uomini, vissuti nel I secolo d.C. all’epoca dell’imperatore Domiziano, erano due servi al servizio della famiglia di Flavia Domitilla. Battezzati da San Pietro, convertirono la padrona poco prima delle nozze con un nobile romano. Flavia fece così voto di castità e prese il tradizionale velo.

L’imperatore Domiziano quindi catturò Nereo e Achilleo e li fece deportare sull’isola di Ponza, condannandoli poi a morte; Domitilla invece fu arsa viva insieme alle sue compagne. Nella controfacciata infine si scorgono Pietro e Paolo e al centro i santi titolari della chiesa, mentre in basso sono raffigurati i papi San Clemente e San Gregorio. Tra le altre importanti opere d’arte presenti in basilica meritano una menzione il mosaico absidale datato al IX secolo; le pregiate decorazioni pavimentali cosmatesche; le transenne marmoree e le due iscrizioni del presbiterio: una commemorativa del restauro del cardinale Baronio, l’altra con l’elenco delle reliquie qui depositate. Interessante è anche l’affresco del catino absidale, realizzato tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento dove è presente in alto la scena di adorazione della Croce gemmata protetta dallo Spirito Santo, con due gruppi di santi, uno maschile e l’altro femminile.

Nella parte inferiore invece, si riconosce San Gregorio Magno mentre pronuncia la XXVIII omelia sulle tombe dei martiri Nereo e Achilleo nelle catacombe di Domitilla. Curiosità della basilica è quella di custodire al suo interno una cattedra episcopale in stile gotico posta su due leoni stilofori in marmo (opera forse del Vassalletto) su cui è proprio incisa l’omelia del pontefice.

Autore: L’Asino d’Oro Associazione Culturale

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Bibliografia:

Maria Teresa Bonadonna Russo, Dal titolo di fasciola alla chiesa dei SS. Nereo e Achilleo, Congregazione dell’Oratorio di Roma 2014.

 
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