Gustav Klimt: dallo scintillio dell’oro allo “stile fiorito”

di Laura Corchia

A partire dal 1909 Gustav Klimt, in seguito al contatto con Schiele e Kokoschka, abbandona i fondi oro e il minuto decoro geometrico, mette da parte i soggetti mitologici e aggiorna il suo stile sull’esempio di Van Gogh e di Matisse.

Le sue tele si tingono di un cromatismo più acceso e i suoi soggetti sono resi con una pennellata più libera, circondati da un tappeto di fiori e di motivi che richiamano l’Oriente.

Lo stile fiorito che si sostituisce allo scintillio dell’oro non è però fatto di colori dissonanti, ma da forme calibrate e da un sapiente equilibrio di contrasti cromatici. Il classicismo di Klimt è evidente nei volti dei suoi personaggi, mai deformati in chiave espressionistica.

Fanno parte di questa fase opere come La vita e la morte, La vergine, Adamo ed Eva e la Sposa.

Gustav Klimt, La vergine, 1912-13
Gustav Klimt, La vergine, 1912-13

In La Vergine, opera datata 1912-13, al centro della composizione si scorge il bellissimo volto di una fanciulla addormentata. Attorno a lei, in una sorta di spirale, si raccolgono altre figure femminili. La giovane al centro dorme e chi dorme si lascia andare senza colpe ai desideri. L’opera si inserisce all’interno di un vero e proprio ciclo della vita, un tema che riguarderà molte opere di Klimt. Le sue opere rappresentano una riflessione sulla fragilità e sulla bellezza, sullo sviluppo della vita umana.

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Ne La culla, l’artista affronta per la prima volta un soggetto spesso appena sfiorato nelle opere precedenti. La testolina del neonato emerge da una piramide di stoffe multicolori. Il bambino ha un’espressione seria e dura e, complici i tessuti, assume le sembianze di un pagliaccio.

Gustav Klimt, Adamo ed Eva, 1918
Gustav Klimt, Adamo ed Eva, 1918

In Adamo ed Eva, la figura maschile assume un ruolo di secondo piano rispetto a quella femminile. Eva, dai lunghi capelli biondi, accenna un malizioso sorriso mentre concentra il proprio sguardo su un punto lontano. I suoi piedi poggiano su una nuvola di fiori. La verticalità dei personaggi, ognuno assorto nei propri pensieri, è accentuata dal formato estremamente allungato del supporto. Adamo ha un volto emaciato e la pelle macchiata, un chiaro richiamo a Egon Schiele.

Come sottolinea Werner Hofmann, questi ultimi dipinti “descrivono un ciclo vitale, ma ignorano completamente il lato spiacevole. I colori scuri della morte non sono rappresentati nella tavolozza”. Mentre gli altri artisti trasferiscono nelle loro opere tutta l’angoscia provocata dalla guerra, l’ultimo Klimt si rifugia nella quiete di un’arte serena e senza tempo.

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