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Piet Mondrian: la pittura come “espressione dell’universale”

di Laura Corchia

“Cosa voglio esprimere con la mia opera? Niente di diverso da quello che ogni artista cerca: raggiungere l’armonia tramite l’equilibrio dei rapporti fra linee, colori e superfici. Solo in modo più nitido e più forte”. 

(Piet Mondrian)

Nato ad Amersfoort presso Utrecht nel 1872, Pieter Cornelis Mondriaan, meglio conosciuto come Piet Mondrian è figlio di un rigido calvinista.

Studia presso l’Accademia di Belle Arti di Amsterdam e nel 1899 viene a contatto con le teorie teosofiche che avranno particolare peso nella sua vita e nella sua produzione artistica.

Le opere del primo periodo mostrano un interesse per lo stile divisionista e Fauves. I suoi dipinti mostrano un’esecuzione oggettiva e una capacità disegnativa che lo mostra legato ad una concezione dell’arte come imitazione della natura. Questa concezione è particolarmente evidente in opere come Il mulino di sera, dipinto eseguito nel 1907. Il mulino si staglia con la sua mole scura contro un cielo che sfuma dall’arancio del tramonto al blu. I colori brillanti e la resa dell’atmosfera avvicinano l’artista allo stile romantico.

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A distanza di poco tempo, però, Mondrian ritorna sullo stesso soggetto, mostrando una tecnica ed uno stile decisamente fauves. I colori, ridotti al dominio dei tre primari, contribuiscono alla creazione dell’immagine attraverso brevi pennellate.

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Nel 1911 si trasferisce a Parigi affascinato dall’esperienza cubista e, per rompere completamente con le precedenti esperienze olandesi. francesizza il suo cognome. Da quel momento, si firma “Mondrian” e inizia il suo cammino verso l’Astrattismo e la dissoluzione della forma. Per comprendere questo graduale passaggio, è utile analizzare il tema dell’Albero, più volte indagato da Modrian. In L’albero rosso, il tronco nodoso e ruvido è chiazzato di striature rosse che, sui rami nudi, paiono simili a fiammelle. Lentamente, l’albero prende la forma di un reticolo, reso attraverso l’incrocio di tratti orizzontali e verticali. In seguito, questo reticolo scompare e i piani sono formati modellando il colore pastoso con il pennello o la spatola. I suoi rami invadono la tela fino a sparire completamente nelle successive interpretazioni, come in Melo in fiore.

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Secondo Mondrian, “l’aspetto delle cose in natura cambia, mentre la realtà rimane costante”. C’è dunque qualcosa che non muta mai e la pittura deve sganciarsi dalla particolarità “per diventare una chiara espressione dell’universale”. 

Rientrato in Olanda per assistere il padre malato, resta nel paese d’origine per tutta la durata della guerra e, assieme a Theo van Doesburg, fonda la rivista  De Stijl. Nascono in questo periodo opere il cui linguaggio è ridotto all’essenziale, a soli segmenti orizzontali e verticali. Mondrian chiamerà il suo nuovo linguaggio Neoplasticismo: “Costruisco combinazioni di linee e di colori su una superficie piatta, in modo di esprimere una bellezza generale con una somma coscienza. La Natura (o ciò che ne vedo) mi ispira, mi mette, come ogni altro pittore, in uno stato emozionale che mi provoca un’urgenza di fare qualcosa, ma voglio arrivare più vicino possibile alla verità e astrarre ogni cosa da essa, fino a che non raggiungo le fondamenta (anche se solo le fondamenta esteriori!) delle cose… Credo sia possibile che, attraverso linee orizzontali e verticali costruite con coscienza, ma non con calcolo, guidate da un’alta intuizione, e portate all’armonia e al ritmo, queste forme basilari di bellezza, aiutate se necessario da altre linee o curve, possano divenire un’opera d’arte, così forte quanto vera”. 

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I suoi dipinti, che con sagacia e caparbietà, indagano l’unico tema della geometria delle combinazioni di colori e non colori rappresentano una tensione continua verso la realizzazione della fusione dell’arte con l’interiorità. I tre colori primari si dispongono armonicamente e in modo asimmetrico sulla superficie all’interno di una griglia sempre variabile fatta di strisce nere su fondo bianco. L’infinita varietà di possibilità aggregative assieme alle innumerevoli combinazioni di linee costituisce il limite all’eventualità che l’arte possa realmente legarsi alla vita come interiorità e possa creare nell’osservatore la sensazione di quiete, pace e benessere.

Poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, Mondrian abbandona Parigi per la Gran Bretagna e, nel 1940, si trasferisce a New York, dove muore nel 1944.

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