La “Grande onda” di Hokusai: un’opera divenuta un’icona

di Laura Corchia

Hokusai realizzò la Grande Onda tra il 1830 e il 1831. Si tratta di una xilografia, replicata poi in altre in altre versioni accorpate nella serie nota come Trentasei vedute del Monte Fuji. 

L’immagine raffigura una grande onda che minaccia alcune piccole imbarcazioni. Sullo sfondo si nota la cima innevata del monte più famoso del Giappone. Il suo tumultuoso moto invade quasi tutta la scena e forma una spirale quasi perfetta. La scena è probabilmente ambientata nelle prime ore del mattino perché il sole sorge dietro l’osservatore. Originale è il modo di raffigurare la spuma del mare, che si mescola e si confonde con le neve che cade in lontananza.

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L’opera divenne famosa alla fine dell’Ottocento, quando le sue riproduzioni decorarono la carta di imballaggio degli oggetti preziosi che venivano spediti dal Giappone. L’artista eseguì la Grande Onda in un periodo particolarmente travagliato della sua vita. Ai problemi di salute che lo affliggevano, si aggiunsero gravi disagi economici, peggiorati dalla necessità di doversi prendere cura del nipote dopo la morte di sua moglie e, forse proprio per far fronte ai grossi debiti, decise di firmare la serie delle Trentasei vedute del Monte Fuji. 

Sebbene il design dell’opera sia semplice e la sua lettura sia immediata, la Grande Onda è il frutto di una gestazione durata ben trent’anni e oggi può essere considerata una vera e propria icona.  Maki Fukuoka, docente di lingua e cultura asiatica al Royal College of Art di Londra, ha sostenuto che l’immagine ottenne grande successo perché “il pubblico europeo, inclusi gli artisti, non avevano mai visto niente di simile: né in termini di materiali né in termini di stampa su legno”, provocando “una specie di comprensione immediata di ciò che significa. Si tratta di un soggetto piuttosto semplice, ma che rimane bene in mente”.

Apprezzata, copiata, largamente riprodotta, la Grande Onda travolge chi la osserva, trascinando lo spettatore nei profondi abissi di un’arte ormai immortale.

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