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Roma e l’Appia Antica. Il Mausoleo di Cecilia Metella

Autore: L’Asino d’Oro Associazione Culturale
Tra le infinite sorprese dell’Appia Antica, la
Regina Viarum (la Regina delle vie) di epoca romana, vi è il Mausoleo di Cecilia Metella, un monumento che da solo è in grado di raccontare l’intera storia della città! Lungo una delle più importanti direttrici di epoca romana, costruita appositamente per collegare l’Urbe al sud della pensiola, i Romani collocarono, durante il corso dei secoli, le proprie tombe: alcune più semplici, altre sotterranee, altre ancora dall’aspetto monumentale.


Tra queste ultime spicca per la sua imponente mole il Mausoleo di Cecilia Metella, costruito intorno alle seconda metà del I secolo a.C. per accogliere le spoglie mortali di una facoltosa matrona romana. Le ben poche informazioni di cui disponiamo sulla vita e la morte di questa donna si trovano tutte nella targa in marmo affissa sul fronte del monumento. Qui Cecilia Metella viene presentata come figlia di Cecilio Metello Cretico, glorioso generale che conquistò gli onori del trionfo grazie alla sottomissione di Creta, e come moglie di un certo Crasso, forse figlio del più noto console romano, Marco Licinio Crasso. L’imponente mausoleo è quindi da intendersi non come un luogo legato alla celebrazione della donna, ma come un edificio dedicato alla glorificazione dell’intera potente famiglia. Il mausoleo venne realizzato come una grande tomba a tumulo, costituita da un alto cilindro circolare rivestito in bianco travertino, poggiante su un alto basamento di forma quadrata.

All’esterno era riccamente decorato (oggi resta solo qualche traccia) con un lungo fregio di ghirlande e bucrani, cioè teschi di buoi, una decorazione molto in voga tra gli antichi e che andava a sostituire l’usanza di appendere crani veri degli animali sacrificati sui templi e sui luoghi sacri. E’ proprio questa decorazione che nei secoli successivi valse all’intera area la denominazione di Capo di Bove. Il  mausoleo è divenuto oggi un interessante museo: percorrendo uno stretto corridoio, è possibile raggiungere la camera funeraria di forma circolare, ora spoglia ma in origine decorata a stucchi. Nota particolarmente interessante è che il mausoleo oggi non è più una costruzione isolata poiché subì numerose trasformazioni durante il corso dei secoli. In epoca medievale infatti il cilindro del mausoleo romano fu trasformato in torrione, passando di mano in mano a potenti famiglie. Furono però i Caetani – importante famiglia romana salita al potere grazie ad uno dei suoi membri, papa Bonifacio VIII – nel XIV secolo a trasformare completamente il mausoleo in un vero e proprio castello: una possente fortezza a tre piani con tanto di merlature, camminamento di ronda, torri e il mastio ricavato proprio dall’antica tomba.

Della fortezza dei Caetani faceva parte anche la vicina
Chiesa di San Nicola a Capo di Bove: una vera e propria cappella palatina, costruita secondo l’uso comune nel Medioevo di innalzare edifici sacri all’interno dei cortili dei castelli. La chiesa, seppur non conservata nella sua interezza, è a sala unica rettangolare, con facciata liscia ed è sormontata, sul lato sinistro, da un piccolo campanile a vela di muratura diversa (forse aggiunto in seguito). E’ un piccolo ma importante gioiello architettonico che rappresenta uno dei rari esempi di architettura gotica cistercense presente a Roma! Molti furono i passaggi di proprietà dell’intero complesso durante il corso dei secoli e dopo i Caetani, fu il turno dei Savelli, poi degli Orsini che qui rimasero fino al 1435 ed infine del Senato Romano. Nel Cinquecento invece il complesso risultava essere completamente abbandonato e papa Sisto V Peretti lo fece in parte demolire, perché ritenuto covo di banditi! Passeggiando oggi in questo tratto di Appia Antica, non è difficile comprendere come mai la tanto celebre Campagna Romana fu così celebrata e osannata dai viaggiatori del Grand Tour: è un perfetto connubio di natura e antiche vestigia!

 

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