Roma e il Monte dei Cocci: tracce di antica Roma nel centro cittadino

Autore: L’Asino d’Oro Associazione Culturale

Avete mai visitato il “Monte dei Cocci” a Roma. Conosciamo insieme questo affascinante luogo!

Abbiamo sempre saputo che Roma è stata fondata sui suoi mitici Sette Colli, ma in realtà all’interno del rione Testaccio, possiamo dire si trovi l’ottavo colle. Quale? Il Monte dei Cocci. Si tratta in realtà di un’altura artificiale realizzata in epoca romana: alto circa 50 metri e con una circonferenza di circa 1 Km, il Monte dei Cocci (o Monte Testaccio) è così chiamato per le testae, vale a dire i cocci che lo formano! Il moderno rione di Testaccio infatti, in epoca romana costituiva il grande quartiere commerciale cittadino, dominato dall’importante struttura portuale dell’Emporium posto lungo il Tevere, sulla sponda opposta a Porta Portese e Trastevere.

Era qui che giungevano le navi romane colme di beni di importazione (ed esportazione), merci che poi venivano stipate e conservate nei vicini magazzini per essere comodamente ridistribuite in tutta la città. Cosa fare quindi di quell’immenso carico di recipienti e contenitori utilizzati nei commerci che non potevano più essere riutilizzati e che anzi dovevano essere smaltiti? Furono sistematicamente scaricati ed accumulati, dopo essere stati svuotati, uno sull’altro, fino a formare un vero e proprio monte: un colle artificiale appunto che altro non è quindi che un’immensa discarica di cocci! I contenitori in uso in epoca romana erano infatti di ceramica e alcuni, come per esempio le anfore per il trasporto dell’olio, non essendo smaltati al loro interno, potevano essere utilizzati una sola volta, veri e propri contenitori usa e getta! Come smaltirli, quindi, nel rispetto anche delle norme igieniche? Frantumandoli ed accatastandoli in un enorme cumulo che nel corso dei secoli si è andato ad innalzare fino a divenire una vera e propria collinetta! I frammenti furono accostati tra loro con la massima economia di spazio e con la sola disposizione di calce che, destinata ad eliminare gli inconvenienti causati dalla decomposizione dell’olio, ha rappresentato anche un ottimo elemento di coesione e di stabilità per il monte nel corso dei secoli, motivo per il quale è giunto quasi intatto fino ai nostri giorni. Seguendo quella che era la praticità costruttiva dell’epoca, i romani organizzarono sul monte anche una rampa e due stradine, per poter meglio accatastare il materiale di scarico, in modo da poter salire sempre più in alto con i carri ricolmi di cocci e di anfore frammentate.

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L’attento studio del materiale qui rinvenuto mostra che l’attività di scarico venne portata avanti dal I secolo d.C. fino almeno alla metà del III secolo d.C. La maggior parte dei frammenti dei cocci studiati dagli archeologi appartengono alle anfore olearie spagnole, prodotte in particolare nell’area della Betica (l’attuale Andalusia), area di importanza vitale per la produzione dell’olio d’oliva. Gli archeologi hanno inoltre notato, studiando questo immenso materiale ceramico, che sulle anse di molte anfore era impresso il marchio di fabbrica, mentre altre presentavano delle scritte a pennello o a calamo – dette tituli picti – con preziose informazioni, quali il nome dell’esportatore, il loro contenuto, i controlli eseguiti durante il viaggio e ancora la data consolare. Cessata la funzione di vera e propria discarica in epoca romana, il Monte dei Cocci divenne luogo di festa: è qui infatti che si svolgevano gli antichi giochi pubblici detti ludus Testacie – una sorta di corrida – o ancora le celebrazioni ottocentesche a tutti note come “ottobrate romane”, festeggiamenti che chiudevano il periodo della vendemmia! E che Testaccio sia ancora oggi un luogo assai frequentato nella movida cittadina, lo dimostra anche la quantità di locali, trattorie e ristoranti presenti nel quartiere. Alcuni sono molto caratteristici perché ricavati in veri e propri grottini scavati tutto intorno il perimetro del nostro Monte dei Cocci!

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Bibliografia:

  • Emilio Rodrìguez Almeida, Il monte Testaccio ambiente, storia, materiali, Edizioni Quasar, 1984
  • Giuliano Malizia, Testaccio, vol. 43, Roma Tascabile, Newton Compton, 1996

http://www.sovraintendenzaroma.it/i_luoghi/roma_antica/monumenti/monte_testaccio

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