Rinascimento: la “riquadratura” dei polittici

Di Laura Corchia

Oltre che dal punto di vista iconografico e stilistico, le opere si possono leggere dal punto di vista tipologico e formale.

Fino al Cinquecento inoltrato, non esistevano opere bidimensionali, capaci di reggersi da sé, perché gli altari erano costituiti da semplici mense. Dobbiamo pensare i polittici gotici come superfici dipinte e come micro-architetture e, in quanto tali, seguivano gli stessi dettami che erano previsti per gli edifici. Così, con l’affermarsi dei canoni classici rinascimentali, anche i polittici abbandonano guglie e cuspidi.

Baroncelli_Polyptych_c.1334_Baroncelli_Chapel,_Santa_Croce,_Florence_185x323cm.

 

Il nuovo gusto, che da Firenze si diffuse nel resto d’Italia, pose il problema di rinnovare queste opere lignee che dovevano dunque apparire ormai fuori moda. Si diffuse allora una tendenza che possiamo considerare un restauro: la riquadratura.

L’operazione consisteva nel conferire al dipinto una forma rettangolare, resecando le parti aggiuntive e inserendo nuovi pilastri secondo gli ordini classici. I vuoti triangolari tra le cuspidi venivano riempiti con nuove parti dipinti e si otteneva un formato rettangolare.

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È questo il caso del Polittico di Badia di Giotto, a cinque ante, che un tempo era arricchito da foglie, cuspidi e pilastri laterali. Negli anni Cinquanta del secolo scorso, un restauro decise di togliere la trasformazione Quattrocentesca, operazione giustificata solo dalla necessità che all’epoca si aveva di studiare l’arte medievale.

 

Diversa sorte toccò ad un’altra opera di Giotto, l’Incoronazione Baroncelli. La riquadratura fu effettuata nella bottega del Ghirlandaio e, dal punto di vista architettonico, fu conferito uno stile del tutto simile a quello dei palazzi rinascimentali fiorentini. La parte terminale della tavola centrale, sulla quale era dipinto un Padreterno Benedicente, era stata resecata e, con ogni probabilità, oggi si trova al Museo di San Diego in California, secondo una intuizione di Federico Zeri.

È interessante notare che molti di questi interventi venivano eseguiti n maniera maldestra e dozzinale e altrettanti rappresentano delle imprese di grande raffinatezza tecnica e concettuale. Ne è un esempio il Polittico di San Domenico da Fiesole dipinto dalBeato Angelico e riquadrato nel 1501 da Lorenzo di Credi su incarico dei Medici. Nata come polittico a fondo oro, questa struttura fu modificata attraverso lo smontaggio delle cornici, l’eliminazione dell’oro e la riambientazione dei santi sui nuovi pilastri.

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