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Pierre Bonnard (1867-1947): la poesia del quotidiano

di Laura Corchia

Pierre Bonnard (1867-1947) fa parte di una generazione di artisti che succedettero a loro insaputa all’Impressionismo. Incantato dalle stampe giapponesi e dallo stile di Gauguin, sviluppa uno stile essenzialmente decorativo in cui i motivi si incastrano l’uno nell’altro e si inseriscono in un complesso reticolo di linee arabescate e di macchie di colori vivaci.

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Le immagini, piatte e costruite senza linea di contorno, si accompagnano ad una predilezione per il formato verticale molto vicino ai Kakemono, motivo per cui fu coniato per lui l’appellativo di “Nabi molto giapponese” (Félix Fénéon).

Bonnard ama ritrarre l’intimità domestica e quotidiana e le sue opere si caratterizzano per l’eleganza, la vitalità, la grazia, la delicatezza e l’umorismo. I soggetti sono poi resi misteriosi da apparizioni improvvise ed inattese come ne L’intimità, dove la pipa posta in primo piano risulta quasi invisibile con le sue volute di fumo che si perdono nel motivo della carta da parati.

Da grande osservatore, si pone di fronte al soggetto e lo analizza, fino a trasporlo sulla tela. Egli si diletta ad osservare l’andatura meccanica dei passanti che scorrono come su un nastro trasportatore lungo il lago del Bois de Boulogne con, sullo sfondo, file di alberi piantati con una cadenza ritmica, mentre due cagnolini giocherellano in primo piano.

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Influenzato da Vuillard, Bonnard si avvicina al tema della vita privata intorno al 1890. I modelli sono la madre, i nipoti e la compagna, colti o dall’alto o dal passo, con ardite prospettive volte a cogliere meglio la figura e a metterne in risalto l’isolamento. Numerosi quadri mostrano la donna colta nel momento della toilette quotidiana.  La carta da parati dai colori caldi, le piastrelle, i tappeti, gli accessori, gli specchi, le tende che smorzano la luce, tutto ciò avvolge la donna di un’aura vibrante. Alcune opere mostrano poi una figura inerme immersa nella vasca da bagno, chiaro riferimento all’amante Renée Monchaty, morta suicida in seguito al matrimonio del pittore con la compagna Marthe.

 

Bonnard si interessa anche alla fotografia. Queste istantanee raccontano i momenti più disparati della vita e rappresentano altresì dei documenti utili per i suoi dipinti in quanto gli offrono dei modelli immortalati in pose dal vero o studiate. Bonnard fotografa Marthe nuda sia all’interno che all’esterno, sotto il fogliame del loro giardino di Montval.

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Numerosi sono anche gli autoritratti: a tre quarti o di faccia, Bonnard si rappresenta in controluce col volto teso, i pugni chiusi, lo sguardo triste o preoccupato. Una luce dorata avvolge la sua figura di pugile o di saggio orientale.

I paesaggi fanno spesso riferimento al soggiorno del pittore in Normandia, dove acquista una piccola casa su palafitte situata sulle rive della Senna a Vernonnet. Questo rifugio tra cielo e acqua, da lui battezzato “La mia roulotte”, stimola la sua ispirazione grazie a un panorama che si estende a perdita d’occhio. La luce carica di sottili particelle di vapore acqueo crea una visione sfocata della vegetazione e dei diversi piani prospettici fino all’orizzonte. I paesaggi sono inquadrati dal balcone e tutti i colori si fondono come a creare un arazzo.

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Nel 1909 Bonnard soggiorna a Saint-Tropez, dove è ospite del pittore Henri Manguin. Qui i suoi occhi sono catturati dal mare, dai muri gialli e dai riflessi cangianti delle luci. Completamente affascinato da questo paradiso terrestre, acquista poco dopo una casa che ribattezzerà “Il boschetto”. Da questo riposante rifugio esegue opere che si caratterizzano per la predominanza del colore giallo, tonalità che invade interni, muri, soprammobili e cesti di frutta, e la cui vibrazione tocca l’apice con la fioritura della mimosa dietro la baia dell’atelier. Al giallo si affianca il blu intenso del mare.

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Sia le opere monumentali, sia i dipinti di piccolo formato trasmettono tutti l’immagine di una felicità pacata e armoniosa dell’uomo in mezzo alla natura. D’altra parte, neanche i soggetti urbani, come quelli dei pannelli di George Besson (Le café Le Petit Poucet, La place Clichy) sfuggono a questa visione ottimistica del mondo.

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