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Il riuso dei materiali antichi nel Medioevo: utilità, prestigio e ideologia

di Laura Corchia

Il reimpiego di materiali antichi all’interno di un nuovo contesto costituisce una pratica molto diffusa nel mondo medievale, comune a tutti i generi di arte: dalla scultura alle arti minori e soprattutto in campo architettonico.

Con la fine del paganesimo e la conseguente caduta dell’impero romano, numerosi edifici caddero in rovina. Il materiale già lavorato reperibile all’interno, trovò una collocazione nei nuovi edifici di culto. Specie durante il periodo Romanico, questi pezzi vennero molto apprezzati dal punto di vista estetico e si caricarono anche di importanti significati politici. Con l’affermarsi del gotico, invece, le spoglie non potevano più mantenere un valore autonomo e vennero adattate alla nuova costruzione fino a divenire difficilmente riconoscibili.

Cavalli bronzei, IV secolo, Venezia
Cavalli bronzei, IV secolo, Venezia

Il riuso, dunque, poteva essere di tre tipi: utilitaristico, di “prestigio” o ideologico.

Il riuso utilitaristico fu maggiormente praticato durante il Medioevo, quando la forte contrazione demografica provocò un semi-abbandono delle città romane. Gli edifici antichi diventarono vere e proprie cave di materiale, offrendo pezzi già lavorati e pronti per l’uso. Molti di essi, inoltre, conobbero una nuova destinazione. Emblematico è il caso del Pantheon di Roma che, all’inizio del VII secolo, fu trasformato in una chiesa cristiana dedicata alla Madonna e a tutti i martiri.

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Il reimpiego dei materiali era regolamentato da vere e proprie leggi e non teneva conto dell’originaria funzione del pezzo antico, che venne degradato a mero materiale edilizio. Frequente è il caso di parti decorate o iscritte occultate nei muri. Alcune statue furono addirittura fuse per fabbricare armi.

Accanto al riuso utlitaristico, gli studiosi riconoscono il riuso di prestigio, che invece dava valore alle spoglie romane e affidava loro un posto di rilievo nei nuovi edifici, collocandole nei punti più visibili. Particolarmente diffuso era il riuso di colonne e capitelli, che permetteva di decorare le chiese e gli edifici di culto con materiali finemente lavorati secondo tecniche non più in uso. Tuttavia, nell’alto Medioevo i pezzi venivano scelti senza tener conto delle proporzioni: il diametro delle colonne non concorda con quello dei capitelli, la scarsa altezza dei fusti è compensata con basamenti alti, i fusti sono montati capovolti o i basamenti fungono da capitelli e viceversa. Nel caso del riuso di architravi, a volte vengono utilizzati come stipiti o trabeazioni di portali, e per questo spesso si ritrovano ruotati o capovolti. Molti capitelli, invece, dopo essere stati incavati, furono trasformati in acquasantiere, fonti battesimali o cassette per le elemosine.

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Il riuso ideologico era invece legato soprattutto alla fine del paganesimo e alla vittoria del Cristianesimo. Alcuni pezzi, come i cavalli della basilica di San Marco, prelevati a Costantinopoli dopo la conquista del 1204, costituivano piuttosto dei trofei di guerra.

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