Il restauro del Crocifisso ligneo di Donatello: le novità emerse

Di Laura Corchia

A vederlo così, disteso su una specie di tavolo operatorio, fa un certo effetto. Si ha l’impressione che il Cristo ligneo soffra ancora e sia come anestetizzato, inerme.

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L’opera fu realizzata negli anni Quaranta del Quattrocento da Donatello (1386-1466) ed è conservata nella chiesa di S.Maria dei Servi a Padova.

Anticamente, fu oggetto di devozione per un episodio di trasudazione di sangue. Lungo un metro e ottantasette, solo nel 2008 è stato attribuito al celebre scultore fiorentino.

Il ritrovamento infatti è avvenuto indirettamente, grazie a uno studioso italiano e alla sua lettura di una glossa, ovvero una annotazione manoscritta a margine di un’edizione delle “Vite” del Vasari del 1550, in corrispondenza della vita di Donatello.

L’anonimo di Yale, questo il nome dato all’amanuense, in realtà padovano, scrive cosí, in barba a Vasari che ignorava quest’opera del concittadino, sulla sua copia delle Vite: «Ha (Donatello) ancor fato il Crucifixo qual hora è in chiesa dei Servi di Padoa» e questo ha spinto lo studioso italiano a contattare uno dei massimi specialisti di Donatello e a sottoporgli per un parere la foto del crocifisso di Padova. L’altissima qualità dell’opera e l’incrocio di varie fonti ha definitivamente convinto tutti gli esperti, nonostante dal Seicento in poi si fosse persa memoria, nella stessa Padova e nella stessa chiesa, della mano del grande fiorentino e della eccellente manifattura di quel Cristo.

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L’opera, oggetto di restauro da parte della Soprintendenza di Udine, fu realizzata in legno di pioppo ma successivamente venne rivestita di una preparazione a finto bronzo. L’intervento ha rimosso questa finitura e ha rivelato la materia originale, con le sue pulsanti fattezze anatomiche e la finezza dell’intaglio.

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La Soprintendenza ha quindi richiesto, dopo l’attribuzione, un primo finanziamento per una campagna diagnosticapreliminare, comprendente: lo smontaggio del Crocifisso; la realizzazione della radiografia integrale; la scansione 3D integrale; indagini chimico-stratigrafiche; tasselli di pulitura; consolidamenti localizzati; campagna fotografica. Il finanziamento è stato ottenuto nell’esercizio finanziario 2011 della programmazione ordinaria del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e le indagini sono state prontamente eseguite.

Le attività diagnostiche hanno permesso di conoscere lo stato di conservazione dell’opera. Grazie al rilievo 3D realizzato dalla società vicentina Unocad è stato ottenuto un calco virtuale della scultura impiegato per realizzare un guscio protettivo in negativo in polistirolo compatto per il trasporto il alta sicurezza.

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Nel mese di luglio 2013 è stata eseguita una TAC integrale presso il Centro di Conservazione e Restauro La Venaria Reale, dove la minuziosa indagine  ha confermato l’ottimo stato conservativo del supporto.

“Al ritorno a Udine è quindi stata rimossa la ridipintura a finto bronzo, forse data in due mani successive e costituita dalla successione di quattro strati: 1) la preparazione, a base di bianco di zinco, bianco di bario, carbonato di calcio; 2) una stesura di porporina; 3) uno strato nel quale erano presenti, in un legante oleoso, ocra gialla, blu di Prussia, ossido di cromo verde oltre a bianco di bario e bianco di zinco; 4) una sottile stesura di vernice. L’operazione, effettuata con miscele solventi opportunamente testate, ha permesso di recuperare l’aspetto policromo della scultura e i suoi corretti valori plastici grazie all’eliminazione di stuccature e piccoli rifacimenti di legno incoerenti. Sul Crocifisso, sotto la patina a finto bronzo, non erano presenti ulteriori ridipinture, ma strati di manutenzione (resine, colle, gomma lacca) e sedimenti di nero fumo (fumo delle candele) e sporco superficiale.

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Nel corso di questa fase dell’intervento è stata eseguita una ripresa a raggi UV del manufatto, che ha evidenziato un diverso grado di sedimentazione dei materiali di deposito e manutenzione in corrispondenza delle cosce e dei glutei: il risultato delle riprese conferma che il Cristo, per un lungo periodo, ha avuto un perizoma lungo di stoffa. L’ultimazione della pulitura ha messo in luce la raffinata policromia a olio, stesa a velature; le parti più sporgenti del corpo si presentano arrossate, memoria dei flagelli patiti, e sono realizzate sopra una imprimitura rossa. Rosso è anche il sangue che sgorga dalle ferite, reso più realistico dal rilievo dato alle colature per mezzo di spessori di gesso. In questo momento è in corso la stuccatura delle lacune presenti in tutto il corpo; queste ultime saranno risarcite con un impasto a base di gesso e colla e quindi opportunamente levigate. Seguirà l’integrazione pittorica ad acquerello, con tecnica riconoscibile e reversibile”.

D’ora in poi si potrà dire che Donatello è passato in Friuli.

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