I Brueghel, famiglia di pittori

di Laura Corchia

“In principio, bastò una semplice canna di legno a favorire facili interpretazioni e illazioni su Pieter Brueghel. Successe perché il giovane pittore fiammingo s’innamorò d’una servotta, assai più vogliosa di divertirsi che non d’accasarsi. Brueghel invano le prometteva il matrimonio, la ragazza, bugiardissima, seguitava a ingannarlo. Il pittore cercò di persuaderla con un patto: prese una canna e decise che per ogni bugia avrebbe inciso una tacca nel legno. Se entro un breve tempo la canna fosse stata crivellata come uno zufolo, addio bella… Innamorato ma non sciocco, Brueghel, per meglio provare la ragazza, scelse una canna assai lunga, che tuttavia ben presto si rivelò intaccata fino all’orlo. E’ un aneddoto boccaccesco, e per via di aneddoti simili fu giudicato Brueghel lungo circa tre secoli. Lo si vide contadino e poi borghese, cattolico di stretta osservanza e poi libertino, umanista e poi filosofo e poi satirico; E’ stato ritenuto un seguace di Hieronymus Bosch e poi l’ultimo dei primitivi, il grande pittore della tradizione fiamminga e poi un semplice realista, un paesaggista, un pittore di genere, un inventore di realtà favolose…” . Queste parole, tratte dalla presentazione di Giovanni Arpino, inquadrano molto bene la figura di Pieter Brueghel, iniziatore di una dinastia di pittori.

Peter Bruegel il Vecchio, «Festa di matrimonio», 1567
Peter Bruegel il Vecchio, «Festa di matrimonio», 1567

Pieter il Vecchio, nato a Breda tra il 1520 e il 1525 e morto a Bruxelles nel 1569, è noto per le sue gustose scenette popolari intrise di significati moralistici ed evangelici veicolati attraverso atmosfere tipicamente fiamminghe e fiabesche. Le informazioni sulla sua vita sono scarse e lacunose, ma sappiamo che nel 1551 entrò nella Corporazione di San Luca di Anversa. Formatosi a Bruxelles alla scuola di Pieter Coecke van Aelst, del quale ne sposò la figlia, compì anche un viaggio in Italia, visitando il Lago Maggiore, Roma e Napoli. Con ogni probabilità passò anche da Reggio Calabria, dal momento che rappresentò la città in un disegno datato 1552.

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Le sue opere principali presentano tematiche morali ambientate nella realtà a lui contemporanea. A tal proposito, si vedano La parabola dei ciechi e la serie dei Proverbi fiamminghi, in cui il pittore coglie il brulichio esistenziale di un tipico villaggio nordico. Nella produzione del capostipite si annoverano anche paesaggi o scene di caccia.

Alla sua morte, sarà il figlio a diffonderne la lezione e a diventare il vero depositario dello stile della famiglia, riuscendo a soddisfare una crescente richiesta di mercato. Le scene dipinte da Pieter Brueghel il Giovane (Bruxelles 1564 – Anversa 1637/38) si caratterizzano per le medesime scelte tematiche del padre, anche se prive del medesimo intento moralistico e didascalico.

Suo fratello, Jan Brueghel il Vecchio (Bruxelles 1568 – Anversa 1625) è noto invece soprattutto come fiorante, ma è documentato anche come ritrattista e paesaggista. Raffinato e colto, era in contatto con le corti più importanti. Realizzò precocemente dipinti privi di figure umane, ponendo solide basi per lo sviluppo della pittura di genere, grazie anche alla diffusione capillare di un notevole numero di copie.

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