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Henri Rousseau: il gentile Doganiere che divenne pittore

di Laura Corchia

“… Rousseau, il favoloso, il maestro; se avesse le doti del pittore e sapesse disegnare, l’ingenuità e l’ardore ne farebbero un genio. A ogni modo, questi istintivi, questi inesperti, questi irrisi possiedono ciò che manca ai loro confratelli ammirati: la fede e il candore”.

(A. Jarry, in “La Revue blanche”, 15 aprile 1902)

Guerriero in Messico non lo era mai stato e neanche mai aveva visitato quella Giungla che si affannava a riprodurre sulle sue tele. La sua vita si era svolta per gran parte dietro ad una scrivania ad imbrattare carte e a sognare forse una vita più avventurosa.

Henri Rousseau era un artista spontaneo, ingenuo, naïf. Nato nel 1884 a Laval, si trasferì a Parigi nel 1871, dove svolse attività di impiegato nell’ufficio comunale del dazio, attività che gli valse il soprannome di Doganiere. Quando a 41 anni si pensionò, decise che era arrivato il momento di dare sfogo alla sua creatività ed abbracciò con entusiasmo il mestiere di pittore. Nell’intento di imparare a dipingere dal vero, si recava allo zoo e nel giardino botanico di Parigi per copiare con diligenza e meticolosità piante e bestie.

L'incantatrice di serpenti, (1907) Musée d'Orsay di Parigi
L’incantatrice di serpenti, (1907) Musée d’Orsay di Parigi

Subito le sue opere furono accolte con scherno da parenti, amici e critici ma, risoluto ed imperterrito, Rousseau non si arrese di fronte alle prime difficoltà. Nel 1886 espose per la prima volta al  Salon des Indépendants, portando i propri dipinti con una carretta trascinata a mano. Le sue giungle furono accolte dal pubblico come il disegno di un ingenuo bambino, il frutto acerbo di un uomo che non aveva mai dipinto in vita sua. Ma il Doganiere era fermamente convinto che, prima poi, sarebbe divenuto “il più grande e il più ricco pittore della Francia odierna”. 

Io, ritratto-paesaggio (Autoritratto), (1889-1890) Národní galerie di Praga
Io, ritratto-paesaggio (Autoritratto), (1889-1890) Národní galerie di Praga

Emblematico di tale pensiero è il quadro Io: ritratto paesaggio, datato 1890. Rousseau si raffigura in primo piano, vestito di tutto punto. Impugna con orgoglio la tavolozza nella quale si possono leggere due nomi di donna: Clémence, la prima moglie, e Joséphine, la nuova fidanzata. Alle spalle è raffigurata la Tour Eiffel, mentre una mongolfiera attraversa il cielo limpido e sereno.

Grottesco quando pronunciava strafalcioni in fatto di arte, Rousseau fu anche molto apprezzato da artisti come Picasso. Celebre fu la festa che questi organizzò in suo onore, durante la quale gli amici lasciarono che gli cadessero gocce di cera sul capo, fino a formare una specie di casco solidificato.

Il calesse di papà Junier, (1908) Musée de l'Orangerie di Parigi
Il calesse di papà Junier, (1908) Musée de l’Orangerie di Parigi

I suoi dipinti più popolari raffigurano una serie di Giungle popolate da uccelli esotici, serpenti, belve e prede. Tutta la superficie è dominata una vegetazione fittissima che, solo in alto, lascia intravedere uno squarcio di cielo.

Più povero che famoso, Henri Rousseau finì per ammalarsi e col trascurare la sua salute in nome di una passione per l’arte forse all’epoca ingrata e avara di soddisfazioni. Morì nel 1910, nella più completa solitudine. Aveva da poco completato una delle sue opere più rappresentative: Il sogno. Il suo feretro fu accompagnato al cimitero da soli sette amici.

Il sogno, (1910) Museum of Modern Art di New York
Il sogno, (1910) Museum of Modern Art di New York

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