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Francesco Guardi e il tramonto della Serenissima

di Laura Corchia

“Spiritoso nell’inventare, sperto nell’architettura, nel contraffare i terreni, nell’espressione dell’aria e dell’orizzonte… lavora eziandio nell’età sua senile in Venezia, ch’ebbe per Patria fortunatamente”.

(dal Catalogo di quadri esistente in casa del Sig. Don Giovanni Dr. Vanelli, 1790)

Dopo un esordio come pittore figurista, Francesco Guardi si dedicò alla pittura di vedute su influenza di Canaletto, del quale fu allievo. Tuttavia, rispetto al maestro, le sue scene sono ambientate in spazi più luminosi.

Figlio di un pittore, Francesco nacque a Venezia il 5 ottobre 1712. Poche sono le date certe nel percorso artistico del pittore, la cui sorella andò in sposa a Giambattista Tiepolo.

Francesco Guardi (1712–1793),  Il Canale Grande con le chiese di Santa Lucia
Francesco Guardi (1712–1793), Il Canale Grande con le chiese di Santa Lucia

Guardi documento le feste e le regate in onore degli illustri visitatori di Venezia, ma le sue opere si caratterizzano per una resa malinconica. Le sue interpretazioni soggettive ed emozionali non erano molto apprezzate dai contemporanei, i quali vi ravvisavano una sorta di decadenza della città. Scrive Pietro Edwards: “Restano le cose del Guardi, scorrette quanto mai, ma spiritosissime, e di queste ci è molta ricerca, forse perché non si trova di meglio”. 

La poetica di Francesco Guardi ci restituisce un’immagine di una città fatta di guizzanti luci e di profondissime ombre, come in un presagio che qualcosa sta cambiando. Venezia, infatti, nel Settecento era una città in declino. Tagliata fuori dai commerci internazionali, privata dei suoi domini sul Mar Egeo, in una posizione di passiva neutralità.

I personaggi ritratti da Guardi sullo sfondo architettonico della città sembrano quasi vagare senza meta e, volgendo le spalle all’osservatore, si mostrano disorientati.

Francesco Guardi, Il Canal Grande, veduta verso il Ponte di Rialto
Francesco Guardi, Il Canal Grande, veduta verso il Ponte di Rialto

Una delle sue opere più note è la Veduta del Canal Grande verso il ponte di Rialto, eseguita tra il 1769 e il 1770. Nel dipingere la scena, il pittore non si concentra sulla resa dettagliata di ogni particolare ma cerca di catturare la suggestione del luogo. La pennellata sfatta e vibrante smaterializza le forme nella luce che si fa sempre più evanescente. Le sagome degli edifici sfumano nell’atmosfera, dissolte dall’acqua della laguna e della luce. Le vivaci figurine, rese con macchie di colore, sospingono le loro imbarcazioni sullo specchio d’acqua, nel quale si riflette il cielo solcato da bianche nuvole.

Come vedutista, Francesco Guardi fu a lungo trascurato dai collezionisti e dalla critica e alla sua morte, avvenuta nel 1793, il suo nome cadde nell’oblio, schiacciato dalla fama di Canaletto. Malgrado la sfortuna, Guardi si è rivelato un pittore capace di dipingere immagini palpitanti e ricche di emozioni, rese con uno spiccato stile espressionistico. I suoi quadri registrano il trascorrere delle ore e delle stagioni, nell’intento di catturare per sempre l’attimo che fugge.

Scrive Morassi: “Sono capricciose persino le sue vedute dei luoghi presi dal vero nelle quali egli, ove può, inserisce elementi estemporanei di fantasia: sicché le sue vedute stesse assumono spesso, per il variare dei colori e il gioco dell’atmosfera, per quei silenzi così misteriosi, un sapore di morbido ed estenuante mistero. Quanto infine ai paesaggi di fantasia e ai capricci, essi ci trasportano di quando in quando sino al limite di un mondo in cui la realtà si trasfigura nel sogno; cioè, per usare un termine moderno, alle soglie del surrealismo. Visioni di incantesimo affiorano talvolta dalla laguna come spettri grondanti malinconia senza fine: sono gli esempi del contrapposto serioso ai capricci nati da un animo scherzevole e felice che assumono in codesto controcanto l’aria presaga di una fragilità delle cose, irremovibile, fatale”. 

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