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Édouard Vuillard: pittore simbolista alle soglie dell’astrattismo

di Laura Corchia

Figlio di un ex ufficiale e di una bustaia, Édouard Vuillard nacque l’ 11 novembre 1868 a Cuiseaux. Interessatosi fin dalla tenera età alla pittura, frequentò lo studio del pittore Diogène Maillart a Parigi ed imparò così i primi rudimenti della pittura.

Proseguì poi gli studi École des Beaux-Arts finché, nel 1889, Maurice Denis lo convinse ad unirsi al gruppo dei Nabis. La sua pittura, abbandonato il realismo, divenne così ricca di colori violenti e squillanti. Inoltre, i suoi soggetti, difficili da decifrare, lo resero un astrattista ante litteram, come dimostrano opere quali Gli scaricatori di porto. 

Edouard Vuillard (1868-1940): “Portrait de Marcelle Aron”.
Edouard Vuillard (1868-1940): “Portrait de Marcelle Aron”.

“Una testa di donna” scrive Vuillard “mi dà una certa emozione, questa emozione soltanto mi deve servire e non devo cercare di ricordarmi del naso o dell’orecchio, che non hanno alcuna importanza”. Tale affermazione è importante per comprendere la sua poetica simbolista, fatta di figure che si fondono con gli sfondi, di guizzi di luce che rendono gli interni da egli dipinti come illuminati da fonti dirette.

I suoi soggetti prediletti furono la madre, la sorella e le operaie della corsetteria inserite in ambienti sovraccarichi di carte da parati e di arazzi. Queste figure intente nelle occupazioni quotidiane si fondono e si confondono con la stanza che le ospita, al punto da rendere complicata la distinzione tra esse e l’ambiente. Ogni suo dipinto presenta l’uso di colori sempre diversi, vividi, squillanti. Splendido il modo con cui l’autore ha rappresentato le fonti luminose artificiali. Gli interni che dipinse si distinguono per un calore intimo e domestico, per il modo con cui le figure ricevono la luce, per i dialoghi che esse instaurano l’una con l’altra.

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Lo scoppio della guerra provocò un’interruzione dell’attività artistica di Vuillard. Arruolatosi come pittore dell’esercito, impresse nelle sue opere l’inquietudine del conflitto e dei tempi.

Costretto a lasciare Parigi a seguito dell’avanzata tedesca, morì a La Baule il 21 giugno 1940.

 

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