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Dal “componimento inculto” di Leonardo ai “fogli magistrali” di Michelangelo

Di Laura Corchia

Il disegno, fin dagli albori della civiltà, è stato utilizzato per tradurre un’idea in immagine. L’essenzialità delle linee ha condotto a identificarlo col momento iniziale dell’operazione artistica. Tuttavia, è possibile distinguere tra un livello ideativo, rappresentato dallo schizzo, traduzione quasi istantanea del pensiero formulato nella mente, e un livello esecutivo, rappresentato dal disegno definitivo o preparatorio.

Cennino Cennini, nel suo ben noto Trattato, attribuiva al disegno una importanza fondamentale. La pratica di segnare delle linee su un foglio di carta era vista come un esercizio propedeutico alla pittura, una pratica che andava allenata ogni giorno, anche nei dì di festa. L’idea del disegno come mezzo di indagine e di sperimentazione non era ancora neppure concepibile e solo nella Firenze del XV secolo si affermerà la visione del disegno come fase di progettazione, con studi di composizione e di singoli particolari oppure con elaborazione di “cartoni”.

Il maestro elaborava le idee compositive sotto forma di schizzi cioè di rapide annotazioni grafiche, tracciate, come scrive il Dolce nel suo Trattato (1557), “quando il pittore va tentando… le fantasie che genera nella sua mente la historia”.

I manoscritti leonardeschi contengono numerosi precetti rivolti agli artisti. Tra i vari ammonimenti, ricorre con particolare insistenza la raccomandazione di non “membrificare” le figure, ossia non definire in maniera troppo netta le membra. Questo rappresentava per Leonardo un ostacolo gravissimo a ogni correzione e perfezionamento e, di fatto, spegneva il processo creativo stesso:

“…o tu compositore delle istorie non membrificare con terminati lineamenti le membrificazioni d’esse istorie, che t’interverrà come a molti e vari pittori intervenire suole, li quali vogliono che ogni minimo  segno di carbone sia valido e questi tali ponno bene acquaistare ricchezze ma non laude…, perché molte sono le volte che l’animale figurato non à li moti delle membra appropriate al moto mentale e, havendo lui fatta bella e grata membrificazione ben finita, li parrà cosa ingiuriosa a trasmutare esse membrapiù alte o basse, o più indietro che inanzi, e questi tali sono meritevoli d’alcuna laude nella scentia”.

Leonardo, Leda e il cigno.
Leonardo, Leda e il cigno.

 

Dai disegni che Leonardo ci ha lasciato si nota una tecnica che può essere paragonata a quella della modellazione della creta, dove nessuna forma è definitiva. Le immagini che emergono dalle sue carte appaiono agli occhi dell’osservatore come un groviglio inestricabile di linee. Le membra si muovono in tutte le direzioni e acquisiscono diverse attitudini. Anche il rapporto tra una figura è l’altra non è definito in maniera netta.

Leonardo spinge gli artisti a comportarsi come i poeti, che non esitano a correggere e persino a sconvolgere i loro componimenti: “adunque pittore componi grossamente le membra delle tue figure e attendi prima alli movimenti appropriati alli accidenti mentali delli animali compositori della storia, che alla bellezza e bontà delle loro membra”. Le forme non completamente definite stimolano la fantasia dell’artista, lo portano ad allontanarsi dall’attività artigianale, lo avvicinano a quel carattere intellettuale dell’operare artistico che era divenuto fondamento dell’arte rinascimentale.

All’estremo opposto del “componimento inculto” di Leonardo, attraverso il qualche si può studiare il processo creativo dell’artista, si collocano disegni estremamente rifiniti e di esecuzione accuratissima. Ricercate e apprezzate dai collezionisti del Cinquecento, queste opere grafiche erano testimonianza dell’abilità dell’artista. Dürer, ad esempio, possedeva un disegno inviatogli da Raffaello “per mostrargli la sua mano”. Il pittore urbinate, del resto, aveva assorbito gli insegnamenti di Leonardo. I numerosi studi di Madonne con il Bambino mostrano linee poco definite. Nello stesso foglio trovavano posto più soluzioni e, specie ai margini, è possibile apprezzare la varietà dei movimenti e delle espressioni oppure l’approfondita ricerca su un singolo aspetto dell’intera composizione.

Raffaello, Studi per la Madonna col Bambino
Raffaello, Studi per la Madonna col Bambino

Rientrano nella categoria opposta i disegni di Michelangelo, attentissimi alla resa dei particolari anatomici delle figure, alla purezza dei contorni, alla morbidezza dei trapassi chiaroscurali. Secondo il Vasari, l’artista era solito regalare agli amici i cosiddetti “fogli magistrali” perché potessero imparare a disegnare. Guardando le sue opere grafiche non si può fare a meno di notare, in effetti, la maestria e la perizia con cui ogni singolo dettaglio è reso, la bellezza delle forme, la perfetta resa del pensiero.

Michelangelo, Il sogno.
Michelangelo, Il sogno.

 

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2 Risposte a “Dal “componimento inculto” di Leonardo ai “fogli magistrali” di Michelangelo”

  1. Gesù, Leonardo e Michelangelo ebbero un intelligenza simile nel metodo e simile fu il loro volto nella maturità. Anche le loro opere sono collegate tra loro. La Sindone ricorda l’autoritratto di Leonardo, e gli affreschi della Cappella Sistina illustrano la Passione di Gesù, pur non rappresentandola, meglio di tutti. Cfr. ebook. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

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