Villa di Livia a Prima Porta: una residenza imperiale

a cura di L’Asino d’Oro Associazione Culturale

Uno dei luoghi più suggestivi della Roma Antica, è certamente la straordinaria Villa di Livia a Prima Porta. Corriamo così indietro nel tempo fino agli ultimi anni del I secolo a.C., quando i protagonisti del luogo erano Ottaviano Augusto e la moglie Livia Drusilla. Un matrimonio che le malelingue dicevano di puro interesse – i due appartenevano infatti alle più influenti famiglie del tempo – ma che dovette forse essere contraddistinto anche da un grande amore. I due, per potersi sposare, dovettero divorziare dai precedenti coniugi: nonostante la copia non ebbe figli propri, Livia si mostrò una moglie devota e riuscì – anche con astuzia e furbizia forse – a far adottare ad Augusto il figlio Tiberio, avuto dal precedente matrimonio.

La coppia visse principalmente sul Palatino, ma dalle fonti antiche sappiamo che Livia possedeva anche una sontuosa residenza extraurbana denominata “ad gallinas albas”. Plinio racconta infatti che questo curioso nome si riferiva ad uno straordinario avvenimento: “… a Livia Drusilla… un’aquila lasciò cadere dall’alto in grembo… una gallina di straordinario candore che teneva nel becco un ramo di alloro con le sue bacche. Gli aruspici ingiunsero di allevare il volatile e la sua prole, di piantare il ramo e di custodirlo religiosamente. Questo fu fatto nella villa dei Cesari che domina il fiume Tevere presso il IX miglio della Via Flaminia, che perciò è chiamata alle Galline”.

Il luogo fu scoperto nel 1863 e due furono le straordinarie sorprese: il rinvenimento di una delle sculture più celebri del mondo antico, la statua di Augusto Loricato – detto appunto di Prima Porta – oggi esposto ai Musei Vaticani e la sala seminterrata interamente affrescata con raffinate pitture di giardino, staccate nel 1951 e trasferite, a scopo conservativo, al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme. Sono proprio queste pitture a regalare alla villa un primato unico al mondo: sono infatti le pitture romane di giardino più antiche mai rinvenute, databili tra il 40 e il 20 a.C.! Cielo turchese, giardini verdi popolati da uccelli e alberi, le cui cime sono piegate dal vento. Osservando bene le pitture stupisce la quantità e la varietà di specie rappresentate – se ne contano infatti più di 90 – un vero e proprio catalogo botanico, in cui il protagonista assoluto è certamente l’alloro! Talmente importante da portare Livia a dare il via alla realizzazione di un vero e proprio lauretum, una sorta di boschetto sacro dedicato alla coltivazione dell’albero, da cui poi gli imperatori coglievano i ramoscelli da tenere in mano durante la celebrazione del Trionfo.

 

Di questo grandioso fasto, a livello archeologico, oggi resta fortunatamente abbastanza: una serie di sale, stanze e corridoi che si alternano a cortili, giardini e spazi aperti, in cui non è affatto difficile immaginare come Livia e la sua corte amasse trascorrere le proprie giornate all’insegna del lusso, dello sfarzo e del tanto caro otium.

 

Come ogni villa che si rispetti, anche quella di Livia presentava un grande peristilio – una vasta area scoperta circondata da un portico con colonne – intorno al quale si disponeva una serie di altri ambienti che presentano ancora oggi un delizioso pavimento a mosaico bianco e nero.

Subito accanto vi era poi il complesso termale, incentrato sul calidarium – l’ambiente con acqua calda in cui ben si notano ancora oggi i tubuli in ceramica per il riscaldamento – e sul frigidarium, l’ambiente con l’acqua fredda in cui si notano due vasche. Da qui si poteva poi raggiungere da un lato la vasta area a giardino, su cui si apriva l’ala privata della residenza, incentrata sui cubicula, e cioè le camere da letto; dall’altro l’area pubblica con le stanze per i banchetti (triclini), la sala sotterranea con le pitture e l’area con le stanze per gli ospiti. Oggi il tutto è ben visibile a livello architettonico ma le tracce dei bei mosaici in bianco e nero dei pavimenti e dei colorati affreschi sulle pareti, lasciano solo intuire la delicata raffinatezza di una delle ville più straordinarie del mondo antico.

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Bibliografia:

Salvatore Settis, La villa di Livia. Le pareti ingannevoli, Roma, Mondadori Electa, 2008

Gaetano Messineo, Ad gallinas albas – Villa di Livia, Roma, L’Erma di Bretschneider, 2001

 

 
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