Un amore di… Chagall. La storia di Marc e Bella attraverso le opere più note

Di Laura Corchia

«Non muoverti, resta dove sei…. Non riesco a stare ferma. Ti sei gettato sulla tela che vibra sotto la tua mano. Intingi i pennelli. Il rosso, il blu, il bianco, il nero schizzano. Mi trascini nei fiotti di colore. Di colpo mi stacchi da terra, mentre tu prendi lo slancio con un piede, come se ti sentissi troppo stretto in questa piccola stanza. Ti innalzi, ti stiri, voli fino al soffitto. La tua testa si rovescia all’indietro e fai girare la mia. Mi sfiori l’orecchio e mormori…»

Queste le parole che Bella Rosenfeld scrisse ricordando uno dei tanti momenti in compagnia dell’uomo che sconvolgerà e stravolgerà la sua vita. Lui solo è stato capace di colmarle il cuore d’amore e di accompagnarla, come in una “passeggiata”, negli anni più belli della sua esistenza.

Bella nasce nel 1875 da una famiglia ebrea. Ultima di sette fratelli, frequenta  una scuola pubblica anziché ebraica. Laureatasi in Letteratura presso l’Università di Mosca, conosce Marc nel 1909 e tra i due scocca immediatamente la scintilla. Lui, successivamente, la descriverà come una giovane dalla pelle di avorio e dai grandi occhi neri. Lei, più poetica e romantica, amerà sin da subito quel ragazzo dai riccioli spettinati e dallo “sguardo di una volpe negli occhi azzurro-cielo”.

Bella inizia ad abitare nel cuore di Marc e nei suoi quadri, ritratta mentre gli giura amore in presenza dei nonni – “La coppia a tavola” (1909) – o lo bacia affettuosamente  – “Gli amanti in blu” (1914). La giovane trattiene il volto dell’amato con una mano e gli stampa un affettuoso bacio sul lato delle labbra, mentre gli occhi socchiusi trascinano entrambi in un mondo che è solo loro.

Marc Chagall, Gli amanti in blu, 1914

Marc Chagall, Gli amanti in blu, 1914

Il matrimonio tra i due avviene nel 1915. La luna di miele la trascorrono nelle campagne di Vitebsk, dove i loro abbracci si confondono con la natura, le loro risate riempiono l’aria e le notti volano in un soffio, tra un chiaro di luna ammirato alla finestra e un bacio rubato tra i soffici cuscini.

L’amore è anche fatto di gesti quotidiani e di piccole ricorrenze da festeggiare. Ne “Il compleanno” (1915), un iconico spaccato di felicità casalinga, i due giovani si librano nell’aria. Lui si contorce nel tentativo di baciarla, lei tiene in mano i fiori odorosi . Tutto fa pensare ad una sorpresa, ad un affettuoso regalo. La torta aspetta di essere tagliata mentre, tutt’attorno, intrecci di tessuti, tendine e piccoli oggetti sembrano essere taciti testimoni di questo amore. Lei, nella sua autobiografia, userà queste parole per descrivere il magico momento e la genesi del dipinto: “Non ti muovere. Resta ferma dove sei…”. Ho ancora i fiori tra le mani. Non so dove metterli. Vorrei immergerli nell’acqua. Potrebbero appassire. Ma, ben presto, me ne dimentico.
Ti sei gettato sulla tela, che trema fra le tue mani. Premi i colori dai tubetti e intingi i pennelli: rosso, bianco, nero, blu. E mi trascini nel torrente dei colori. Ad un tratto, mi sollevi da terra, e tu stesso prendi slancio con un piede, come se la stanzetta fosse troppo angusta per te. T’innalzi e ti distendi, fluttuando fino al soffitto. La tua testa gira intorno alla mia. Sfiori le mie orecchie sussurrando qualcosa…
Ascolto la melodia della tua voce dolce e grave. Perfino nei tuoi occhi intendo quel canto e tutti e due insieme, lentamente, ci solleviamo sulla camera adorna e ci involiamo. Arriviamo alla finestra e vogliamo attraversarla.
Fuori ci chiamano le nuvole e il cielo blu. I muri con tutti i miei scialli variopinti girano intorno a noi e ci fanno girare la testa. Ora voliamo abbracciati nel cielo e i campi di fiori, le case, i tetti, i cortili e la chiese sembrano galleggiare sotto di noi…
“Ti piace il mio quadro?”. Ecco che torni improvvisamente sulla terra.
Guardi la tua tela, mi guardi. Ti allontani dal cavalletto, ti riavvicini.
“C’è ancora molto da fare? Non potresti lasciarlo così? Dove puoi ancora ritoccarlo?”. Parli con te stesso. Aspetti e hai paura di ciò che andrò a dire.
“Oh! È bello. È bello come ti sei involato… Lo chiameremo ‘Il Compleanno’!”.
Il tuo cuore si placa.
“Tornerai domani? Prenderò un’altra tela e ci involeremo…”.

Marc Chagall, Il compleanno, 1915.

Marc Chagall, Il compleanno, 1915.

L’anno seguente nasce la figlia Ida. Ne “Le fragole”, la piccolina si scorge appena sul fondo della tela, mentre la maggior parte dello spazio è occupato da una tavola imbandita con piatti ricolmi di fragole di cui sembra di sentire il profumo.

Marc Chagall, Le fragole, 1916

Marc Chagall, Le fragole, 1916

Nel 1917 Marc dipinge una delle sue opere più celebri, “La passeggiata”. Utilizzando la metafora del volo, la giovane e pallida Bella si libra nell’aria. Come in una improvvisa tempesta, la figura è sospinta dal turbinio delle emozioni.  Il pittore ha nell’altra mano un uccellino, mentre sul prato la tovaglia ospita una bottiglia di vino e due bicchieri.

Marc Chagall, La passeggiata, 1917-18

Marc Chagall, La passeggiata, 1917-18

Nel 1939, la coppia si sposta dapprima nel sud della Francia e poi negli Stati Uniti. Bella comincia ad affidare a carta e penna i suoi sentimenti e le sue emozioni. Scava nella memoria ed esordisce con queste parole: «Mio Dio, è così difficile estrarre dai ricordi inariditi un frammento di vita! E come lo si può fare se questi scarni ricordi si estinguono e finiscono con me? Vorrei salvarli. E mi sono ricordata che tu, amico mio devoto, spesso mi chiedevi di raccontarti la mia vita, del tempo in cui ancora non mi conoscevi». I ricordi dell’infanzia vengono così passati al setaccio, indagati, snocciolati. Marc interviene poi con delle illustrazioni e con una postfazione che sembra un manifesto della sua pittura e del suo amore: «Bella scriveva come viveva, come amava, come accoglieva gli amici. Le sue parole, le sue frasi sono una patina di colore sulla tela… Le cose comuni, le persone, i paesaggi, le feste ebraiche, i fiori – questo era il suo mondo, questi erano i suoi soggetti».

Pochi anni più tardi, nel 1944, Bella – la musa, la modella, l’amante e l’amata – muore, lasciando Marc nella più cupa desolazione. Lontano è il bel tempo delle fiabe, lontano è il profumo di lei, lontana la sua voce e lontano è il suo viso. Quel volto dai grandi occhi neri e dalla pelle del color dell’avorio.

 «Poi a un tratto – scrive Marc – un rombo di tuono, le nuvole si aprirono alle sei di sera del 2 settembre 1944, quando Bella lasciò questo mondo. Tutto è divenuto tenebre».

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